Alla fine del primo giro è venuto fuori quello che avevo preventivato durante la mia ricognizione del mercoledì: le 18 buche dell’Aronimink sono un mostro dormiente. Complice anche un vento e le sue folate con cambiamenti repentini di direzione, possiamo tranquillamente dire che il primo round se lo è aggiudicato il percorso.
La mia scelta della giornata è stata quella di seguire qualche big, meglio se dal carattere fumantino: Tyrrell Hatton, Brooks Koepka e Xander Shauffele.
Due transfughi del LIV e quello che definisce lo swing più ritmato che abbia mai visto, senza rinunciare alla potenza.
Sarà stato l’orario presto, il vento freddo o forse la consapevolezza che perdere le staffe ti fa scivolare nel purgatorio, fatto sta che nessuno dei due “legionari” ci ha mostrato il suo lato oscuro.
Xander? Noooo, lui sembra di ghiaccio con quel sorriso guascone che esce anche dopo un colpaccio. Deluso dalle aspettative, decido di accelerare il passo e di recuperare il terzetto che li precede.

Ho voglia di “bombe” e solo lui può soddisfare il mio desiderio. Bryson DeChambeau è sempre una garanzia sia per la potenza che esprime sia per la cordialità anche nei momenti difficili. Il pubblico lo adora e se fosse meno incostante con certe scelte (sono stato testimone oculare, ed ho postato il suo quasi shank alla 17, seguito dalla flappa con l’approccio) potrebbe sempre essere lì nei Top 10 dopo ogni giro.
A fargli compagnia Rickie Fowler e il suo mini drive che va tanto di moda e Ludvig Aberg che con grande fatica ha regalato sorrisi o empatia. Arrivata l’ora di pranzo, forse anche perché assuefatto da odori continui di griglia e cheese burger, me ne ritorno al media center, riflettendo sulle 9 buche che avevo visto.
Non mi era mai capitato di vedere tanti giocatori tirare fuori ibridi e fairway wood in un par 3 così come non avere la minima chance di raggiungere un par 5 in 2. Vento, rough ingiocabile e, forse, una lontana paura di non appesantirsi con un doppio o triplo, ha condizionato di molto questo primo giro. Un bastone sbattuto a terra da Rory McIlroy e il fumo dal naso di Jon Rahm hanno confermato che saranno quattro giorni molto lunghi.
Il pomeriggio l’ho dedicato al mio preferito, Justin Rose, che ha condiviso la giornata con il numero uno del mondo Scottie Sheffler, già leader, e Matt Fitzpatrick. Davanti a loro un altro terzetto mica male con Cameron Young, l’ex capitano di Ryder Keegan Bradley e Justin Thomas, rientrato da poco dopo un lungo infortunio.
Grandissima qualità di colpi di tutti i menzionati, e soprattutto, ciò che continua a colpirmi sono le visioni diverse dei colpi e della preparazione. Un siparietto divertente è avvenuto sul tee della buca 8, par 3 in discesa di 221 metri, con vento fortissimo da sinistra quasi contro, l’asta nascosta dietro il bunker.
In attesa che si liberasse il green, mi assento per due minuti per chiamare mia moglie, al mio ritorno mi ritrovo con: Rose, Sheffler, Fitzpatrick, JT, Young e Bradley, tutti sullo stesso tee box in attesa. Sono stati dieci minuti assurdi, sembrava dovessero fare una Louisina della domenica.
La colpa è si del gioco lento del team che li precedeva, ma anche della grandissima difficoltà di tirare un colpo dall’alto con così tanto vento che continuava a cambiare direzione.
Fitzpatrick (stinger con l’utility), Rose (punch con l’ibrido) e JT (fade) hanno vinto il premio del miglior tee shot (andateveli a rivedere).
Chissà oggi cosa succederà, nella speranza che non sia un’altra giornata di “shit” come Rory l’ha definita…
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