Si dice che la prima impressione sia quella che conta. O meglio, quella che spesso condiziona l’incontro tra due persone, la visita a un posto nuovo, la prova di una macchina e, anche in questo caso, l’inizio di un major e il suo percorso, quello di Aronimink.

Da quando ho “sostituito” il Masters con il PGA Championship, ho visto l’espressione incredula, quasi infastidita, di molti appassionati. Secondo loro, il motivo è semplice: quello di Augusta è un vero major — forse il più emozionante — mentre quello organizzato dalla PGA of America sarebbe il meno prestigioso dei quattro tornei del Grande Slam.

Premesso che il Masters rimarrà sempre nel mio cuore e che condivido pienamente il fatto che sia un torneo unico, non concordo con chi ritiene che il torneo che prenderà il via oggi all’Aronimink Golf Club sia di qualità inferiore.

Rispetto all’edizione 2025 disputata a Quail Hollow Club, il campo mi ha colpito meno.

Pur avendo fatto a piedi tutte e 18 le buche nella giornata di ieri, non mi è rimasta impressa una singola hole con il classico effetto “wow”. Attenzione: non sto dicendo che non sia un bel percorso, ma appartiene a quella categoria di campi in cui, arrivati alla 18, si fatica a ricordare ogni singola buca, perché molte finiscono per assomigliarsi.
Forse dipende dal fatto che la 9 e la 18 costeggiano il ritorno verso la splendida clubhouse, oppure perché diverse buche del back nine condividono la stessa area visiva. O ancora, perché alcuni giocatori partono dagli stessi tee, come accade alla 1 e alla 10. Fatto sta che ho avuto difficoltà a immaginare come questo percorso potrà rendere in televisione.

Impeccabile, invece, la qualità del manto erboso: fairway e green meritano un 10 e lode.

Il primo e il secondo taglio di rough metteranno seriamente in difficoltà anche i migliori giocatori del mondo, mentre la velocità dei green rischia di provocare più di un mal di testa.
Ieri ho assistito personalmente ad alcuni colpi dal rough in cui si faticava perfino a vedere la pallina. Ne sanno qualcosa J. J. Spaun e Pádraig Harrington, impegnati a uscire con un wedge da 60 gradi in condizioni tutt’altro che semplici.

Quello che continua invece a migliorare anno dopo anno è l’organizzazione e l’attenzione maniacale affinché tutto sia perfetto. In netta controtendenza rispetto a molti eventi sportivi, dove ormai si paga persino l’aria che si respira, la scelta introdotta dallo scorso anno di offrire gratuitamente snack, acqua, integratori e bibite a tutti gli spettatori rappresenta un enorme punto a favore del torneo.
Un torneo che, nonostante venga ancora guardato con sufficienza dai puristi, si presenta ai nastri di partenza con un primo premio da 3,4 milioni di dollari e la certezza di regalare molti colpi di scena, complici le insidie di questo “strano” percorso.