Kristoffer Reitan sul DP World Tour lo avevamo iniziato a conoscere già lo scorso anno: con due vittorie e una solida stagione, il 28enne norvegese si era meritatamente conquistato una delle dieci carte valide per giocare anche sul PGA Tour.

Un risultato per nulla scontato per un ragazzo che stava cercando di seguire le orme del più celebre e di successo compatriota in circolazione, Viktor Hovland, ormai da anni ai vertici del golf mondiale.

La sua occasione è giunta inaspettata domenica, quando si è imposto addirittura nel Truist Championship a Quail Hollow, uno dei ‘signature events’ del PGA Tour e torneo che precede il secondo major della stagione, il PGA Championship.

Ma il suo trionfo, anche se per molti può sembrare inaspettato, non è arrivato per caso. Reitan nel corso di questa primavera ha ottenuto un 10° e un 14° posto rispettivamente al Texas Open e al Cadillac Championship, confermando di avere le carte in regola anche per imporsi sul circuito statunitense.

Ma facciamo un passo indietro, proprio al Cadillac Championship di due settimane fa, dove il destino di Reitan prende improvvisamente una strada diversa.

Il norvegese è entrato nel field solo giovedì pomeriggio, dopo il ritiro di Jake Knapp per un infortunio al pollice. La situazione sembrava così improbabile sia a lui che al caddie Tim Poyser che quest’ultimo era già tornato in Scozia. Ha dovuto così prenotare in fretta il primo volo disponibile per ritornare a Miami, è arrivato venerdì e a portato la sacca a Reitan che ha poi chiuso il torneo addirittura tra i Top 15.

Un doppio bogey all’ultima buca del norvegese sembrava però aver compromesso le sue possibilità di partecipare al Truist Championship, ma nei complessi meccanismi che determinano i field degli eventi “signature”, un bogey di Alex Smalley gli ha ridato un posto a Quail Hollow.

Il resto è storia, con un successo tanto meritato quanto incredibile per come è arrivato.

Il 64 di sabato a Quail Hollow ha portato Reitan a un solo colpo dal leader dopo 54 buche, Alex Fitzpatrick, ma quando quest’ultimo ha iniziato a perdere terreno domenica, il norvegese ne ha subito approfittato prendendo il comando.

Le prime nove buche chiuse in par lo hanno mantenuto nelle posizioni di vertice, anche se all’inizio delle seconde il leaderboard vedeva ben quattro giocatori a -13 in lotta per il titolo.

Per vincere avrebbe dovuto battere gente del calibro di Rickie Fowler e Nicolai Hojgaard. Ma la tensione si è fatta sentire per tutti, così come la difficoltà di Quail Hollow, anche in buche sulla carta più semplici come la 14 e 15.

Reitan non si è fatto così scappare l’occasione di lasciare il segno, firmando due birdie consecutivi che gli hannno dato un vantaggio di due colpi, margine che non ha poi più perso. Il doppio bogey di Alex Fitzpatrick alla 17 ha spento definitivamente le speranze dell’inglese, e quando Hojgaard non è riuscito a imbucare il birdie all’ultima buca per mettergli pressione, Reitan ha completato l’improbabile vittoria con un semplice par.

“Non ho parole, sinceramente”, ha detto pochi istanti dopo il successo il norvegese. “È molto più di quanto mi aspettassi, e che sia successo così in fretta è irreale. Un sogno che diventa realtà.”

Ma l’improbabilità della sua storia non riguarda solo l’ingresso nel torneo che poi ha vinto. Nel 2022, durante un periodo di grandi difficoltà nel suo gioco, si prese quasi un anno lontano dal golf. Arrivò persino a considerare l’idea di smettere e di costruirsi una carriera su YouTube legata al golf.

Poi decise di provare a ritrovare il piacere del gioco, e quel piacere lo ha portato al successo che inseguiva sin da ragazzino.

“Mi ha aiutato a ritrovare il mio gioco”, ha spiegato. “Mi ha aiutato a riscoprire il mio talento. È stato qualcosa di davvero importante per me, che cerco di ricordarmi ogni singolo giorno.”

Dal punto di vista tecnico, Reitan nel 2026 si era distinto soprattutto dal tee, era stato leggermente sotto la media nei colpi d’approccio e aveva invece sofferto parecchio sui green. Tutto è cambiato questa settimana, chiusa con 5,158 colpi guadagnati nel putting, meglio di chiunque altro nel field eccetto Patrick Rodgers. È stato anche tra i migliori dieci sia dal tee sia negli approcci, ma domenica sono stati soprattutto i birdie decisivi alla 14 e alla 15 a creare lo strappo finale per la vittoria.

Alex Fitzpatrick, nonostante le parole incoraggianti di Rory McIlroy e dello stesso fratello Matt, ha ceduto sia all’inizio sia alla fine del giro e ha potuto ottenere solo un quarto posto, pur mostrando grande carattere nelle seconde nove con tre birdie in quattro buche che lo avevano riportato in vetta alla classifica.

Con lui Rickie Fowler, partito fortissimo con un 30 nelle prime nove buche e arrivato a -14 prima del bogey alla 18. Il suo 65 gli ha dato la leadership tra quelli già in club house, mantenuta fino all’ultimo putt quando Reitan ha chiuso definitivamente i conti. Cameron Young, reduce dal 63 di sabato – miglior score del torneo – e dalla vittoria della settimana precedente al Doral, ha invece faticato fin dall’inizio e ha concluso con un 74 per un decimo posto finale.

E così, Kristoffer Reitan questa settimana sarà sul tee della 1 anche del PGA Championship, la sua prima partecipazione in assoluto al torneo e la quarta in un major.

Una vittoria ad Aronimink sembra francamente improbabile, anche dopo aver conquistato un signature event del PGA Tour, ma considerando la sua parabola e soprattutto l’ultimo mese, niente sembra ora impossibile.

di Shane Ryan – fonte Golf Digest