C’è un dato statistico che spicca tra i tanti numeri analizzati in questi giorni di vigilia del 108° PGA Championship, il secondo major della stagione.
Nelle ultime dieci edizioni hanno sollevato il Wanamaker Trophy solo giocatori nati negli Stati Uniti, l’ultimo in ordine di tempo il numero 1 del mondo Scottie Scheffler.
Bisogna infatti risalire all’ormai lontano 2015 quando l’australiano Jason Day conquistò a Whistling Straits il major della PGA of America, superando di tre lunghezze Jordan Spieth.
L’anno prima, a Valhalla, fu Rory McIlroy a imporsi nel suo secondo successo in carriera al PGA Championship dopo quello di due anni prima a Kiawah Island.
Quindi la domanda è d’obbligo: dopo un decennio di dominio americano, la tendenza è destinata a continuare anche quest’anno? L’Aronimink Golf Club, teatro di questa edizione numero 108, ha ospitato il torneo e un major maschile solo una volta, nel 1962. Fu il ‘Cavaliere Nero’ Gary Player a sollevare il Wanamaker Trophy, il giocatore non americano più celebre e vincente di quei tempi, uno dei pochi in grado di contrastare l’egemonia statunitense di Jack Nicklaus e Arnold Palmer.
Ma oggi, questo dominio a stelle e strisce non è poi così evidente come lo era in passato. La Ryder Cup, match biennale che vede di fronte il meglio del golf statunitense e del Vecchio Continente, ne è la riprova. Da quando a sfidare gli americani è l’Europa e non più solo la Gran Bretagna e l’Irlanda, ovvero dal 1979, la squadra del Vecchio Continente ha conquistato 13 successi, un pareggio (conservando la coppa) e ha subìto solo 9 sconfitte. La tendenza poi delle ultime 12 edizioni è ancora più netta: 9 successi europei contro i soli 3 americani, che non vincono in casa nostra da ormai il lontano 1995.
Il PGA Championship, rispetto agli altri tre major, inverte invece di fatto questa tendenza, ma quest’anno molti sono gli europei e non solo in grado di mettere fine a un’egemonia ormai decennale, a partire da Rory McIlroy.
Il nordirlandese ad Augusta ha scritto un’altra pagina di storia, diventando il quarto giocatore dopo Jack Nicklaus, Nick Faldo e Tiger Woods a riuscire a difendere la Giacca Verde l’anno successivo. Dovesse riuscire questa settimana a sollevare per la terza volta in carriera il Wanamaker Trophy, diventerebbe il quarto a conquistare Masters e PGA Championship nella stessa stagione dopo Sam Snead (1949), Jack Burke Jr. (1956) e Jack Nicklaus, che ci riuscì due volte (1963 e 1975).
Ma diventerebbe anche l’unico a compiere un’impresa mai riuscita al momento a nessuno: vincere consecutivamente Masters e PGA Championship. Va detto che questi due major si disputano uno dopo l’altro solo da sette anni, visto che prima il campionato della PGA of America si disputava in agosto.
Un titolo ad Aronimink aprirebbe anche a McIlroy le porte di un potenziale Grande Slam stagionale, con ancora U.S. Open a Shinnecock e The Open a Birkdale da disputare.
Ma dietro a Rory sono in molti che ambiscono alla vittoria: da Matt Fitzpatrick a Tommy Fleetwood, ancora alla ricerca del primo major, da Justin Rose a Tyrrell Hatton, da Robert MacIntyre a Viktor Hovland e Sepp Straka, senza dimenticare ovviamente Jon Rahm.
Ultimo dato significativo di questa vigilia: Aronimink rappresenta anche qualcosa di particolarmente stimolante per Jordan Spieth. Il texano va per il nono anno di fila a caccia dell’ultimo major che ancora gli manca in bacheca, per completare il Grande Slam ed entrare dopo Rory McIlroy nel club dei giganti della storia del golf mondiale.