L’inno americano, i chinook sopra la 18, brividi che fanno fatica a passare. Così è iniziato il terzo giorno, il cosiddetto moving day e il PGA Championship che continua a sorprendere e a far credere che sia tutto già scritto.
La mattinata è cominciata con quella che sembra la rivincita dei giocatori sul difficilissimo percorso di Aronimink, in Pennsylvania. Temperature più simili a quelle della primavera inoltrata, un vento che sembra domato e un campo che finalmente regala la possibilità di essere aggredito con bandiere attaccabili e alcune buche accorciate per favorire lo spettacolo.
Dopo neanche tre ore dall’inizio, i “cerchietti” rossi iniziano a fioccare sul leaderboard. A stupire tutti, lo statunitense Kim che dopo le prime 9 buche aveva segnato sei birdies e un bogey. Al giocatore di origine koreana rispondeva un Justin Rose in splendida forma. Anche per lui un -5 le prime 9.
A quel punto mi sono detto:” “cavolo, oggi lo massacrano sto campo”.
Kirk, dalle retrovie si presentava sul tee della 18 con sette birdies, un eagle e un bogey. Un score di 63 pronto da firmare con un par alla 18 che oggi godeva(così come la 9) di un bel vento a favore.
Nel frattempo erano scesi in campo anche i big che dovevano risalire in questo moving day. Ovviamente tutti gli occhi erano puntati su Rory McIlroy, e capire se Scheffler avesse già il dente avvelenato.
Torno al media center per la diretta Instagram con Benedetta Moresco che in America gioca stabilmente sull’LPGA, e Federico Colombo, voce del golf di Discovery e che ha giocato sul DP Tour.
Mentre commentavamo, succede quello che ci aspettavamo. Rory mette il turbo, addirittura prendendo il par 4 della 6 con il drive. Ma sì, sono solo 390 yard con un po’ di brezza a favore.
Kirk si paralizza e segna un doppio bogey all’ultima buca.
Altri giocatori, magari non dai nomi illustri, portano a casa uno score di meno cinque.
A risalire anche Rahm, Rai e Reed. Nel frattempo, nel mio giro pomeridiano a seguire Cameron Smith, che a causa di un paio di putt corti sbagliati non si trova in testa, succede un incontro che mi lascia ironicamente perplesso.
Un volontario mi saluta e mi ringrazia per i video che faccio. Capisco perfettamente che mi ha scambiato per un altro, ma faccio finta di nulla. Si congeda dicendo che spiego molto bene la tecnica ma, nonostante questo, lui è proprio scarso e non riesce a mettere in pratica quello che suggerisco…
Ritorno al mio moving day, finisce il giro per tutti.
Mi fisso a guardare la classifica con in testa ancora i tanti birdie ed eagle visti, gli score sotto par, i famosi circoletti rossi e gialli sul leaderboard.
Poi però alzo la testa e rimango attonito nel vedere che il leader è a -6, ovvero 2 colpi in meno rispetto alla fine del secondo giorno.
Per adesso, il campo, continua ad essere il vincitore…
Leaderboard
PGA Championship: il moving day che non ti aspetti