Non mi sono mai reputato una persona invidiosa, anzi sono sempre stato felice nel vedere che qualcuno ce la fa.

Però, ogni volta che oltrepasso l’oceano, soprattutto in occasione della mia trasferta Major, arrivo al secondo giorno di gara e capisco che a spingermi al di là dell’Atlantico, oltre alla grande opportunità che mi dà Golf & Turismo, è la voglia di vivere il golf come vorrei che fosse in Italia.

Ci si chiede spesso quali siano le soluzioni per far crescere questo movimento nel Belpaese. Tra le tante proposte o idee più che legittime, credo che sarebbe  fondamentale far passare il concetto d’intrattenimento e aggregazione che si vive nei tornei sportivi americani, quelli del golf in primis.

Abbiamo capito che in Italia, sia per un fatto culturale che di pigrizia mentale, molti, pur essendo incuriositi, evitano di avvicinarsi per troppi blocchi mentali che si sono costruiti con la mala informazione o con episodi negativi.

In questo, gli americani sono i numeri uno.

Al mio nono major come (purtroppo come spettatore o inviato) rimango sempre colpito dalla varietà del pubblico. A conferma che il golf e i suoi tornei sono un mezzo di condivisione per passare una o più giornate.

Tra le decine di migliaia di persone che varcano i cancelli d’ingresso, trovi di tutto.

A partire dagli invasati, che non vedono l’ora di ammirare le gesta dei propri beniamini, mimandone (secondo loro) lo swing ad ogni colpo effettuato.

Li vedi che si raggruppano tra una buca e l’altra ripetendo lo swing perfetto e commentando le scelte di colpi azzardati o di strategie coraggiose.

Poi ci sono i golfisti che vedono in un torneo un modo per far vivere alla propria moglie, compagna o amante non golfista, qualche giorno di “vippitudine” all’interno di qualche pavillon esclusivo. Questo permetterà ai mariti di guadagnare qualche altro giorno di libertà da trascorrere con gli amici magari in qualche trasferta.

Poi ci sono single, di giovane età, che approfittano di queste giornate ricche di spunti per il dialogo, per conquistare una possibile nuova anima gemella.

Arriva poi la categoria delle donne di 40-50 anni, malate di fitness, che sostituiscono la loro “camminata che brucia calorie” con 18 o addirittura 27 buche al giorno. Sempre in rigorosa compagnia di altre ladies con la stessa visione.

Girano anche coppie da nozze d’argento, che con abiti eleganti ma sportivi, passeggiano, tenendosi per mano, sorseggiando un superalcolico.

Immancabile il gruppo di ventenni, che hanno perennemente una lattina di birra in mano, e che del golf, molto probabilmente, non gliene frega una ceppa. Basta fare casino e sparare qualche battuta che “puzza di alcool” verso il giocatore di turno che ha appena tirato.

Arriviamo poi alle famiglie, con due, tre addirittura quattro figli, che finalmente si ritrovano, e possono godersi dei momenti insieme e che non dimenticheranno mai.

Alla fine di queste categorie, loro, i bambini e gli adolescenti. Che ucciderebbero per una firma sulla bandiera del torneo e che riescono ad aspettare pazienti anche sei, sette ore nello stesso punto, solo per rimediare quella “sigla” che farà morire d’invidia il compagno di banco il giorno dopo.

Insomma, il golf è un pretesto per stare insieme. E chi se ne frega se sei un buon amateur o una pippa della domenica. L’importante è divertirsi, passare delle giornate con le persone a cui vuoi bene e tornare a casa più sereno.