Tra i profili più interessanti del golf europeo, Alejandro Del Rey si è imposto negli ultimi anni come uno dei giocatori più esplosivi e spettacolari del circuito. Nato a Madrid nel 1998, ha costruito il proprio percorso tra Stati Uniti ed Europa, completando la formazione alla Arizona State University, uno dei college golfistici più prestigiosi al mondo.

Passato professionista nel 2020, Del Rey ha inizialmente gareggiato sull’Alps Tour e sul Challenge Tour, dove ha conquistato la sua prima vittoria nel 2020 all’Open de la Mirabelle d’Or. Il salto di qualità è arrivato nel 2022 con il successo al Big Green Egg German Challenge, che gli ha aperto definitivamente le porte del massimo circuito europeo.

Dal 2023 è membro stabile del DP World Tour, dove ha ottenuto il suo primo titolo nel 2025 al Ras Al Khaimah Championship, imponendosi con un totale di -22 e quattro colpi di vantaggio. Un successo che ha confermato il suo status di giocatore in piena maturazione competitiva.

Del Rey è inoltre entrato nella storia del golf mondiale per un’impresa straordinaria: il 58 realizzato al Swiss Challenge nel 2021, miglior score in relazione al par mai registrato su un circuito professionistico. Una prestazione che lo ha inserito in una ristretta élite di giocatori capaci di scendere a quel livello di punteggio nel golf moderno.

Membro del Team Srixon, lo spagnolo rappresenta oggi uno dei volti della nuova generazione orientata alla performance e alla tecnologia. Lo abbiamo incontrato a Carden Park, in occasione dell’anteprima mondiale alla stampa della nuova linea di legni e ferri Srixon e wedge Cleveland, in arrivo sul mercato tra fine agosto e settembre.

Del Rey ci ha raccontato il ruolo sempre più centrale dell’attrezzatura nella costruzione del rendimento sul tour, oltre alle sensazioni avute con i nuovi modelli e agli obiettivi per la stagione in corso, in un momento chiave della sua carriera sul DP World Tour.

Alex, sei entrato già nei libri di storia grazie a un record storico, quell’incredibile 58 che realizzasti al Swiss Challenge nel 2021 giovanissimo, che ricordi hai di quella giornata?

Ero in uno status direi mágico: il primo giro non avevo giocato benissimo e dovevo fare poco per passare il taglio. Era un campo su cui sapevo che si poteva fare poco, e tutto quel giorno era particularmente fluido, i colpi mi uscivano esattamente come li avevo pensati, insomma una di quelle giornate che sei come sulle nuvole, nel censo che ti riesce praticamente qualsiasi cosa.  Durante il giro ero solo concentrato nel passare il taglio, poi a un certo punto, verso la 12, uno del flight mi disse: “Se vai avanti così rischi di fare 59…”. Un altro giocatore replicò subito: “Stai zitto, non si dicono queste cose!” E ci mettemmo tutti a ridere. Alla fine la magia continuó fino allá fine, feci addirittura tre Eagle quel giorno e invece che 59 feci additittura 58. Consegnato lo score mi dissero che avevo appena fatto il giro più basso rispetto al par nella storia di uno dei principali tour europei, incredibile…

Parliamo del tuo gioco: sei un esplosivo, un giocatore potente, tra i più lunghi sul DP World Tour. C’è una parte su cui stai lavorando del tuo gioco per fare un ulteriore salto di qualità?

Quest’anno sono  più attento alle mie statistiche e quello che vedo è che sono molto migliorato nello stroke gained dal tee. In sintesi sono lungo come sempre ma molto più preciso rispetto a prima, quindi sono davvero soddisfatto. Dall’altro canto invece devo migliorare ancora nel stroke gained ai colpi al green: sono troppo spesso lontano dalle aste e questo non mi permette di attaccare il campo come desidero, per cui sto lavorando su questa parte del mio gioco che, se sistemata, sono convinto mi porterà al salto di qualità che sento di poter fare. Sono in un momento della mia carriera in cui mi sento  bene, sono contento del mio gioco e sento di poter fare molto di più. Già a meta anno ho praticamente assicurata la carta per cui mi piacerebbe iniziare stabilmente a giocare l’ultimo evento del DP World Tour, che lo scorso anno ho perso per due posizioni. Poi è chiaro l’obiettivo è anche essere regolarmente ai major, al momento ho giocato solo uno U.S. Open in carriera, così come un giorno fare il grande balzo sul PGA Tour. Per le mie caratteristiche sono convinto che i campi americani sono ideali al tipo di gioco che esprimo. Io sono fiducioso, continuo a lavorare e spero che presto i risultati mi diano ragione. Se inizio a essere più preciso nei colpi al green sono convito che già in questa seconda parte della stagione mi posso togliere delle belle soddisfazioni.

Come è formato il tuo team di lavoro?

Da circa un anno l’ho leggermente ridotto: a parte il mio agente, ho come coach per lo swing Dave Phillips, che segue molti giocatori sul tour ed è uno dei più apprezzati. Lo vedo una volta all’anno ma con lui ci sentiamo settimanalmente al telefono e gli mando i video del mio swing da analizzare e commentare. Ho poi un preparatore atletico, che ritengo indispensable se vuoi avere una carriera lunga a certi livelli. Da circa un anno ho invece deciso di non proseguiré più con il mental coach. L’ho avuto praticamente sempre, da quando ho 14 anni, e lo considero fondamentale nel golf per ottenere certi risultati. Avevo però bisogno di uno stop: mi ritengo una persona equilibrata in campo e fuori e sono perfettamente in sintonia oggi con il mio aspetto mentale, che è a mio avviso una parte determinante per ottenere certi risultati nel nostro sport. Quando diventi professionista, la testa è ciò che fa la differenza tra un giocatore medio e uno grande. Nel golf è impensabile riuscire a mantenere la concentrazione per 4/5 ore consecutivamente; il segreto è saper connettersi e disconnettersi prima e dopo l’esecuzione di ogni colpo. Se si ha quella capacità allora tutto quello che sucede intorno a te è ininfluente.

E la pressione, come la gestisci?

Sono sempre stato cómodo in situazioni di pressione. Mi reputo prima che un gran golfista una persona molto competitiva. Se mi dai in mano una racchetta da ping-pong è lo stesso. Mi piace competere, essere in contention, e se non ci sono mi manca. Ho sempre dato il meglio di me in queste circostanze, credo che sia qualcosa che uno ha dentro il proprio DNA.

Sei uno degli ambassador Srixon che gioca sul Tour europeo, cosa giochi attualmente e hai provato i nuovi bastoni in anteprima mondiale qui a Carden Park?

Gli ho visti e testati per la prima volta e devo dire che sia i legni che i ferri e il nuevo wedge Cleveland sono davvero stupendi. Sono con Srixon da qualche anno e devo dire che la cosa che mi è sempre piaciuta del brand è che i giapponesi, se cambiano qualcosa, è perchè sanno che quello che hanno appena realizzato è decisamente migliore rispetto del precedente. Io se mi trovo bene con un bastone non provo altro e cerco di mantenerlo. Srixon è un’azienda che punta molto sulla qualità e, se un aspetto funziona, non necesariamente lo modificano ma lavorano su altri elementi per ottimizzare il risultato finale.  Nella mia sacca attuale ho i ferri blade Srixon, gli Z-Forged II, i wedge Cleveland RTZ 46, 50, 54 e 58 y la palla Z-Star XV. Quest’ultima la gioco da quando sono entrato nel team Srixon. La palla è la parte più importante del gioco e, già prima di passare a Srixon, avevo sentito che la Z-Star XV era eccellente, soprattutto nel vento. In Europa giochiamo spesso in condizioni di vento e pioggia per cui quando l’ho testata ho avuto subito la conferma della sua grande qualità. Mi da moltissima fiducia sapere di avere in sacca un’attrezzatura di grande livello, perfetta per il mio gioco. I giapponesi sono all’avanguardia nell’arte manifatturiera e quando lanciano un nuovo prodotto si prendo il tempo necesario, non lo fanno mai a caso o per seguire trend del momento. Ogni soluzione è studiata attentamente, ogni novità testata per essere effettivamente un vantaggio rispetto alla precedente, una filosofía che mi entusiasma e che rispecchia molto il mio modo di intendere la vita e la mia carriera professionistica.

Sei coinvolto in alcuna parte del processo di sviluppo dei prodotti Srixon?

Sì certo, abbiamo l’opportunità di avere prototipi e di dare la nostra opinione come ambassador nello sviluppo dei nuovi prodotti. Sono stato in passato in California a fare dei test sugli attuali ferri blade, l’anno scorso invece sono stato in Giappone per giocare il Dunlop Masters e poi ho approfittato per testare la nuova palla che uscirà in futuro. Srixon lavora a stretto contatto con noi pro nella fase evolutiva di ogni prodotto e dà molta rilevanza ai nostri commenti. Insomma, ti senti parte di una grande familia e questo per noi professionisti del Tour è un elemento decisamente importante: essere in grado di avere sempre i migliori prodotti per esaltare le nostre caratteristiche.