Dopo 36 buche dello U.S. Open 2026, il nome in cima alla classifica è quello di Wyndham Clark, autore di un secondo giro in 69 colpi che gli ha consentito di portare il vantaggio a quattro lunghezze sugli immediati inseguitori. Un margine importante, soprattutto in un major, ma tutt’altro che rassicurante quando il teatro della sfida è Shinnecock Hills. Il celebre percorso di Long Island continua infatti a confermarsi il vero arbitro del torneo, capace di premiare i colpi migliori e di punire senza esitazioni ogni minima imprecisione.
Le condizioni di gioco hanno già lasciato il segno. Fairway solo apparentemente generosi, green ondulati e velocissimi, vento imprevedibile e rough severo stanno rendendo ogni colpo una prova di resistenza tecnica e mentale. Non è un caso che, dopo due giornate, soltanto una decina di giocatori sia riuscita a mantenere uno score sotto il par.
Clark costruisce il vantaggio per conquistare l’Open
Il protagonista di questo avvio di torneo è senza dubbio Wyndham Clark. Il campione dello US Open 2023 ha saputo gestire le difficoltà del secondo giro con grande maturità, limitando gli errori nei momenti più delicati e trovando birdie preziosi nel finale. Il risultato è uno score complessivo di sette colpi sotto il par, miglior punteggio mai registrato dopo 36 buche in uno US Open disputato a Shinnecock Hills.
Tuttavia, chi conosce la storia del campionato nazionale statunitense sa bene che quattro colpi di vantaggio rappresentano un tesoro fragile. Bastano poche buche difficili, una raffica di vento o un paio di errori consecutivi per vedere cambiare completamente la fisionomia della classifica.
Tutti i big sono ancora in corsa
Trovare un avversario da “marcare” per Clark non è possibile. Infatti, la buona notizia è che il torneo è tutt’altro che chiuso.
Alle spalle di Clark si è formato un gruppo di inseguitori di altissimo livello. Matt Fitzpatrick, Xander Schauffele, Tom Kim e Sam Stevens restano pienamente in corsa, mentre la rimonta di Collin Morikawa, con uno splendido 65 nel secondo giro, lo ha riportato a ridosso delle prime posizioni.
Anche i due giocatori più attesi della vigilia, Rory McIlroy e Scottie Scheffler, non possono essere esclusi dalla lotta per il titolo. Pur accusando sette colpi di ritardo dalla vetta, entrambi hanno dimostrato più volte in carriera di saper recuperare terreno nei major e arrivano al weekend con concrete possibilità di risalita. Scheffler ha recuperato la falsa partenza con 68 colpi, (tre birdie e un bogey), mentre McIlroy ha vissuto una seconda giornata in altalena con quattro birdie, tre bogey e un doppio.
Il moving day deciderà il torneo?
La giornata di oggi rappresenta probabilmente la chiave di volta dello US Open. Tradizionalmente il moving day separa i veri contendenti da chi può soltanto sperare in un piazzamento. Con previsioni che indicano condizioni ancora più impegnative, il percorso potrebbe accentuare ulteriormente le differenze tra chi riesce a controllare il gioco e chi invece finisce intrappolato nelle insidie di Shinnecock.
Clark parte da favorito grazie al vantaggio accumulato, ma non può permettersi di amministrare. Chiedere a John Rahm che ha concluso il secondo giro in 78 colpi, ben 10 più del primo, mancando il talgio.
Dietro di lui ci sono alcuni dei migliori interpreti del golf mondiale, tutti pronti ad approfittare di qualsiasi esitazione. Al termine del terzo giro sarà molto più chiaro chi potrà davvero ambire al titolo, ma una certezza già esiste: in questo US Open il campo continua a essere l’avversario più difficile da battere.
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U.S. Open, Clark fugge ma attenti a...