Al via lo U.S. Open, il terzo major stagionale. Shinnecock Hills proverà ancora a battere l’intero field grazie alla preparazione estrema della USGA. Vietato avere giornate storte perché vince il più costante. Filippo Celli l’unico alfiere azzurro


La data del 18 giugno per i giocatori più forti al mondo è segnata in rosso sul calendario.
Rosso come il sangue che, insieme alle lacrime, Shinnecock Hills proverà a chiedere quale pegno per i partecipanti del 126° U.S. Open. Si tratta di uno dei luoghi più iconici e temuti del golf mondiale, questo storico links dell’isola di Long Island dove la parola d’ordine non è attaccare, ma sopravvivere. Vincerà chi saprà accettare l’errore, mantenere la pazienza e resistere a quattro giornate di pressione costante.

Nato nel 1891, Shinnecock è uno dei cinque club che hanno ospitato l’U.S. Open in tre secoli diversi. Il percorso, scolpito dal vento dell’Atlantico, non concede tregua: fairway ondulati, rough spesso e punitivo, green inclinati e velocissimi. La United States Golf Association, fedele alla tradizione, preparerà il campo nel modo più severo possibile. L’obiettivo non è premiare il golf spettacolare, ma mettere alla prova ogni aspetto del gioco e, soprattutto, il controllo mentale.

Quanti ricordano l’edizione del 2018 sanno bene cosa significhi affrontare Shinnecock. In quella settimana nessun giocatore concluse sotto par.

A vincere fu Brooks Koepka, che difese il titolo con uno score totale di +1. Fu uno U.S. Open autentico, duro e selettivo, in cui il par sembrava spesso un birdie. È esattamente questo lo scenario che attende i protagonisti.

Il grande favorito resta Scottie Scheffler perché combina solidità dal tee, precisione con i ferri e una straordinaria capacità di limitare gli errori. Le sue caratteristiche sembrano ideali per un test come Shinnecock, dove disciplina e continuità contano più della spettacolarità.

Il 21 giugno, giorno dell’ultimo giro, Scottie compirà trent’anni, e lo U.S. Open è l’unico major che gli manca per fare il Career Grand Slam… Un segno del destino?

Se Scheffler rappresenta il giocatore più completo del momento, Rory McIlroy resta il suo alter ego tecnico e mediatico. Quando il nordirlandese è in piena fiducia può dominare qualsiasi campo. La lunghezza dal tee e la qualità del gioco lungo lo rendono uno dei favoriti al via, a patto che non incappi in giornate storte. A difendere il titolo sarà J. J. Spaun, vincitore a Oakmont dove ha mostrato un gran sangue freddo. Ripetersi è improbabile, specie guardando l’andamento altalenante della stagione, ma in questo torneo la fiducia conta moltissimo e lui ha sicuramente maggior consapevolezza rispetto a dodici mesi fa.

Dopo il ritorno sul PGA Tour, Brooks Koepka deve ancora ritrovare il giusto ritmo gara. L’americano però ha costruito gran parte della propria leggenda nei major e Shinnecock evoca uno dei momenti più significativi della sua carriera. Il suo approccio aggressivo ma controllato e la straordinaria capacità di esaltarsi nelle settimane più importanti lo rendono un avversario pericoloso. Tornare sul percorso del successo del 2018 rappresenta per lui un’opportunità ideale per rilanciarsi.

Per l’Italia ci sarà Filippo Celli, che ha conquistato il posto attraverso le qualifiche europee a Walton Heath.

Per il romano classe 2000 sarà il primo major da professionista e contribuirà al suo percorso di crescita. Misurarsi con i migliori del mondo su uno dei campi più duri del pianeta sarà un banco di prova straordinario, ma anche un’occasione preziosa per accumulare esperienza e confermare il suo talento. Di imprese ne ha già compiute e superare il taglio all’esordio potrebbe esserlo poiché la presenza rappresenta già una vittoria. Non resta che mettersi comodi e guardare, magari con un pizzico di sadismo, i migliori giocatori del mondo diventare ‘umani’ in un torneo unico per rigore, storia e tensione.

U.S. OPEN – La sesta volta di Shinnecock

Campo: Shinnecock Hills Golf Club, Southampton, N.Y.
Architetto: William Flynn
Data fondazione: 1891
Date torneo: 18-21 giugno
Field: 156 giocatori
Lunghezza/par: 7.440 yard (6.803 metri) / Par 70
Taglio: primi 60 e parimerito
Playoff: due buche con punteggio sommato
Al vincitore: la medaglia Jack Nicklaus, il trofeo (per un anno), l’esenzione U.S. Open (10 anni), Masters, The Open e PGA Championship (5 anni)

Il field