Il primo Open Championship vinto dal più grande amateur di tutti i tempi cento anni fa a Royal Lytham & St Annes nacque da una serie di eventi imprevedibili e da un colpo entrato di diritto nel mito del golf

Esiste un legame speciale ed eterno tra il Royal Lytham & St Annes Golf Club e Robert Tyre Jones Jr., il leggendario dilettante georgiano passato alla storia come Bobby Jones. Fu infatti su questo storico links inglese che, nel 1926, si consumò uno dei momenti più significativi dell’intera storia del golf.

A St Annes, Jones conquistò il suo primo Open Championship, affermandosi definitivamente sulla scena internazionale

Lo fece grazie a quello che viene ancora oggi ricordato come uno dei colpi più celebri mai giocati in una competizione di alto livello. Quella vittoria segnò inoltre la trasformazione della sua carriera oltre oceano: da giocatore talentuoso ma spesso deludente nei grandi appuntamenti britannici, a campione destinato a lasciare un segno indelebile nella storia del gioco. Proprio sul percorso di Royal Lytham & St Annes, Bobby Jones individuò anni dopo il punto esatto da cui aveva eseguito il suo “colpo immortale”. In quel luogo venne collocata una targa commemorativa, la prima al mondo installata su un campo da golf per celebrare un singolo colpo.

L’inizio della leggenda

La vittoria nell’Open Championship del 1926 rappresentò molto più di un semplice successo. Fu il punto di partenza di una delle serie più straordinarie mai registrate nel golf agonistico. Nei successivi 14 major disputati, Jones ne vinse dieci, chiudendo secondo in altre due occasioni.
Fu proprio dopo quel trionfo che iniziò a maturare in lui l’idea di conquistare tutti e quattro i major in una sola stagione, un’impresa che sarebbe diventata realtà nel 1930 con il celebre Grand Slam. Jones confidò il proprio sogno soltanto all’amico e giornalista sportivo americano Al Laney, mantenendo il più assoluto riserbo persino con la moglie Mary e con il fidato cronista O.B. Keeler. Con il senno di poi, appare evidente come il successo del 1926 fosse una tappa indispensabile verso quell’obiettivo storico. Senza quella vittoria, il Grand Slam avrebbe forse potuto non realizzarsi mai.

Lo sciopero generale che minacciò il golf britannico

L’avvicinamento all’Open del 1926 fu tutt’altro che semplice. Durante la traversata atlantica a bordo del transatlantico Aquitania, Jones e i componenti della squadra statunitense di Walker Cup seguivano con crescente apprensione gli sviluppi della situazione nel Regno Unito. Il Paese era infatti paralizzato da uno sciopero generale scaturito dalla vertenza tra proprietari delle miniere di carbone e lavoratori. Il blocco nazionale, iniziato il 3 maggio, mise seriamente in dubbio lo svolgimento dell’Amateur Championship di Muirfield, della Walker Cup a St Andrews e dello stesso Open Championship.
Le comunicazioni tra la USGA e il R&A si susseguivano freneticamente. William C. Fownes Jr., presidente della federazione americana, arrivò persino a suggerire che gli organizzatori britannici non si sentissero obbligati a mantenere il programma qualora le circostanze lo avessero reso impraticabile.
Fortunatamente, lo sciopero si concluse il 12 maggio e tutte le principali competizioni vennero confermate. Gli americani raggiunsero Londra in automobile, attraversando un Paese che mostrava ancora evidenti segni della crisi sociale appena superata.

Quando Jones pensò di tornare a casa

Paradossalmente, uno degli eventi che rese possibile la vittoria di Jones fu una sconfitta. Inizialmente il campione americano aveva programmato di rientrare negli Stati Uniti subito dopo la Walker Cup. Tra la competizione e l’Open Championship intercorrevano infatti tre settimane, e Jones non riteneva realistico poter vincere il torneo britannico. Nessun dilettante riusciva nell’impresa dal 1897.
La pesante eliminazione subita al sesto turno dell’Amateur Championship contro il giovane scozzese Andrew Jamieson sembrò confermare i suoi dubbi. Jones era convinto che il pubblico britannico conservasse ancora un ricordo poco lusinghiero delle sue precedenti apparizioni oltremanica.
Proprio quella sconfitta, tuttavia, lo convinse a restare. Non per vincere l’Open, almeno nelle sue intenzioni, ma semplicemente per dimostrare di essere in grado di giocare ad alto livello.
Se avesse ottenuto un buon risultato a Muirfield, probabilmente sarebbe tornato negli Stati Uniti prima dell’inizio dell’Open. Non avrebbe mai preso il via al torneo che avrebbe cambiato la sua carriera.

L’incontro con “Jeanie Deans”

Durante le settimane che precedettero l’Open, il gioco di Jones crebbe sensibilmente.
Nelle qualificazioni disputate a Sunningdale avvennero due episodi decisivi. Il primo fu l’incontro con un driver realizzato dal professionista locale Jack White. Jones trovò immediatamente un feeling eccezionale con quel bastone, al punto da utilizzarlo in tutti i dieci major che avrebbe successivamente conquistato. Lo soprannominò “Jeanie Deans”.
Il secondo episodio fu una prestazione straordinaria nelle qualificazioni, considerata da molti osservatori una delle migliori mai realizzate fino ad allora. Una dimostrazione di superiorità tecnica che, tuttavia, suscitò in lui e nel giornalista O.B. Keeler un timore preciso: aver raggiunto il picco di forma troppo presto.
L’apprensione sembrò trovare conferma durante l’Open. Dopo tre giri, Jones inseguiva di due colpi il giovane professionista americano Al Watrous.

Il colpo immortale

L’ultimo giro si trasformò in un autentico duello tra Jones e Watrous. A cinque buche dalla conclusione, i due erano ancora in lotta. Alla 17, il professionista aveva già raggiunto il green in posizione favorevole. Jones, invece, si trovava in una situazione estremamente difficile. Il tee shot era finito in una vasta area sabbiosa. Davanti a lui c’erano circa 160 metri da percorrere verso un bersaglio non visibile. Un errore minimo avrebbe significato bunker, rough o addirittura palla persa. Il rischio di compromettere il torneo era altissimo.
Con un ferro mashie — equivalente a un moderno ferro 4 — Jones eseguì uno dei colpi più straordinari della storia del golf. La palla uscì perfettamente dalla sabbia, percorse la distanza necessaria e raggiunse il green.
Al Laney, testimone diretto della scena, ricordò soprattutto l’espressione del campione americano: il volto tirato dalla tensione, quasi malato, mentre prendeva posizione nella sabbia prima dell’esecuzione.
Quando il pubblico esplose in un grido liberatorio annunciando l’arrivo della palla sul green, Jones aveva appena cambiato il corso della propria carriera.
Watrous chiuse la buca con tre putt e Jones passò in vantaggio. Quell’unico colpo, giocato in condizioni di enorme pressione e con una precisione quasi perfetta, si rivelò decisivo per la conquista del titolo.

Una vittoria destinata a cambiare la storia

A distanza di esattamente un secolo, il successo di Royal Lytham & St Annes continua a essere considerato uno dei capitoli più importanti della storia del golf.
Fu la vittoria che aprì la strada al Grand Slam del 1930. Fu il momento in cui Bobby Jones smise di essere soltanto un grande talento per diventare una leggenda.
Non sorprende che anche Jack Nicklaus abbia riconosciuto l’importanza di quell’impresa. Nella prefazione dedicata alla vicenda, l’Orso d’Oro sottolineò come il trionfo di Lytham abbia rappresentato una pietra miliare nella carriera del più grande dilettante che il golf abbia mai conosciuto e di una delle figure più influenti nella storia di questo sport.
Se quel colpo dalla sabbia alla 17 non fosse riuscito, forse oggi racconteremmo una storia diversa. Invece, proprio in quell’istante, nacque una delle leggende più affascinanti che il golf abbia mai prodotto.

(di Steven Reid)