Il Royal Birkdale, il links più equilibrato tra quelli che ospitano The Open, continua a rappresentare una delle prove più autentiche del golf: un esame completo di tecnica, strategia e controllo assoluto del gioco
Tra i dieci links che attualmente ospitano l’Open Championship, il Royal Birkdale è spesso descritto come il più “equo”. Le dune del complesso delle Birkdale Hills, nei pressi di Southport, sulla costa occidentale dell’Inghilterra, sono tra le più alte e spettacolari dell’intera rota del major britannico. Le buche si sviluppano tra le valli sabbiose, seguendo con naturalezza i punti più bassi del terreno e offrendo appoggi regolari e stabili in un contesto paesaggistico altrimenti selvaggio e movimentato.
Al Royal Birkdale c’è pochissimo spazio per le stranezze tipiche di molti links e ancora meno per quei rimbalzi casuali e imprevedibili che caratterizzano altri campi costieri. I lie generalmente pianeggianti e l’assenza di colpi alla cieca ne fanno una sede particolarmente apprezzata per le competizioni professionistiche e per i principali tornei amateur. Qui ciò che si vede è quasi sempre ciò che si ottiene: il tracciato premia con costanza la precisione dal tee e un controllo impeccabile delle distanze.
Il percorso
Il club risale al 1889, ma il percorso che conosciamo oggi è il risultato di un importante restyling completato nel 1931 da Frederick Hawtree e da J.H. Taylor, cinque volte vincitore dell’Open Championship. Questa modernizzazione relativamente tardiva fece sì che Birkdale ospitasse il suo primo Open soltanto nel 1954, tre anni dopo aver ottenuto il prestigioso titolo di “Royal”. Da allora il Royal Birkdale ha accolto il major più antico del mondo in undici occasioni, compresa questa edizione del 2026, risultando secondo soltanto all’Old Course di St Andrews in questo arco temporale e consolidando il proprio status di una delle sedi più autorevoli e affidabili del golf mondiale.
I golfisti che visitano il Regno Unito e l’Irlanda devono generalmente adattare il proprio gioco alle peculiarità dei links. Le dune del Royal Birkdale, i fairway compatti, la vegetazione spontanea e il vento rappresentano l’essenza stessa di questo stile di golf. Tuttavia, le superfici regolari e il disegno lineare del percorso trasmettono una sensazione di familiarità. Il Birkdale è un autentico campo “alla pari”: non concede vantaggi a nessuno, se non a chi possiede il pieno controllo del proprio gioco.
BUCA 1 – PAR 4, 409 METRI
Il Royal Birkdale non perde tempo nel mettere subito alla prova i giocatori. Insieme al Royal Portrush, questa è una delle buche d’apertura più impegnative dell’intera rota dell’Open Championship, con una media di quasi 4,4 colpi per giro nelle ultime tre edizioni del torneo.
La buca prende il via tra alcune delle dune più dolci e meno accentuate della proprietà, ma un bunker particolarmente penalizzante, scavato nel fianco di una duna sulla sinistra, restringe sensibilmente il fairway prima che questo pieghi verso sinistra alle sue spalle. L’area di atterraggio è stretta e il fuori limite sulla destra induce la maggior parte dei giocatori a rinunciare al driver, preferendo una scelta più conservativa dal tee.
La conseguenza è un secondo colpo più lungo e parzialmente cieco verso un green ben protetto, con due profondi pot bunker a difenderne l’ingresso frontale. Una partenza severa che richiede precisione, disciplina tattica e immediata concentrazione.

BUCA 5 – PAR 4, 294 METRI
La corta e cieca 5 è stata modificata nell’ambito dell’importante intervento di rinnovamento realizzato nel 2024 da Tom Mackenzie dello studio britannico Mackenzie & Ebert. La buca continua a piegare verso destra, ma oggi misura circa 23 metri in meno rispetto al passato. Le dune erbose che occupavano l’angolo interno del dogleg sono state rimosse e sostituite da una vasta area sabbiosa aperta, conferendo alla buca un aspetto più moderno e una maggiore visibilità.
Anche il green è stato riposizionato leggermente sulla sinistra e ruotato di quasi 45 gradi, protetto frontalmente da una serie di bunker con pareti in zolla erbosa, tipici della tradizione dei links britannici.
Con tutti gli obiettivi ora ben visibili dal tee, alcuni giocatori saranno tentati di attaccare con il driver. Chi sceglierà questa opzione, tuttavia, dovrà fare attenzione a non eccedere: il green presenta infatti pendenze molto accentuate sul lato sinistro e oltre il fondo, rendendo particolarmente severi gli errori lunghi.

BUCA 13 – PAR 4, 459 METRI
Pochi episodi nella storia recente dell’Open Championship sono stati tanto singolari quanto quello andato in scena qui nel 2017, quando il drive di Jordan Spieth nell’ultimo giro finì clamorosamente fuori linea, fermandosi sul versante esterno delle dune a destra, a oltre 60 metri dal bordo del fairway, in pieno campo pratica.
Dopo 29 minuti di discussioni e diverse interpretazioni del regolamento, l’americano riuscì comunque a limitare i danni con uno straordinario bogey. Quell’episodio divenne il punto di svolta del torneo: Spieth infilò una sequenza di birdie-eagle-birdie-birdie che gli consegnò la celebre Claret Jug.
Dal punto di vista strategico, il fairway è stato ampliato verso il fosso che corre sul lato sinistro, ma continua a favorire i colpi dal tee che sfiorano i bunker di destra. Anche l’area a sinistra del green è stata estesa per accogliere gli approcci più prudenti e lunghi, mentre sul lato destro non esiste praticamente alcun margine d’errore. Una buca che richiede coraggio, precisione e piena consapevolezza delle proprie scelte tattiche.

BUCA 15 – PAR 3, 220 METRI
Rappresenta una delle principali novità introdotte al Royal Birkdale in vista dell’Open Championship 2026. È stata progettata da Tom Mackenzie nell’ambito dei lavori di rinnovamento del 2024 e sostituisce la precedente 14, un par 3 trasformato in area di pratica dedicata al gioco corto.
Inserita armoniosamente nello spazio compreso tra l’ex par 5 della 15 (oggi 14) e l’attuale par 4 della 16, questa nuova buca colma una lacuna storica del percorso, aggiungendo un par 3 lungo da 220 metri, una tipologia fino a oggi assente nel layout di Birkdale.
Dal punto di vista tecnico, risulta fondamentale la capacità di recupero dall’ampia area rasata e incassata che protegge il lato destro del green. I giocatori che, nel tentativo di evitare i due profondi pot bunker sulla sinistra, sceglieranno una linea più prudente, rischiano infatti di vedere la palla rimbalzare oltre l’asse del green, particolarmente profondo e disposto in diagonale rispetto alla linea di gioco.
Una buca moderna e impegnativa, destinata a svolgere un ruolo importante nelle fasi decisive del torneo.

BUCA 17 – PAR 5, 517 METRI
I due soli par 5 del Royal Birkdale, la 14 e la 17, arrivano entrambi nelle fasi finali del giro e, nelle ultime tre edizioni dell’Open Championship, si sono rivelati statisticamente tra le buche più abbordabili del percorso. Nessun giocatore in cima alla classifica si sentirà fuori dai giochi con queste opportunità ancora da affrontare. Il fairway, sottile e sinuoso, serpeggia da destra verso sinistra attraverso una valle di boscaglia di salici. In condizioni normali, i giocatori più potenti possono accorciare sensibilmente la buca superando un bunker scavato nel rough di sinistra.
Il green è stato ricostruito e ampliato in vista dell’Open 2008 da Martin Hawtree, nipote dell’architetto Fred Hawtree. È la superficie più movimentata del percorso, con una serie di piani ascendenti che si sviluppano in un suggestivo anfiteatro naturale di dune, tra i più scenografici dell’intero links.

LA CLUB HOUSE
La struttura moderna della club house del Royal Birkdale si impone maestosa sul paesaggio di erba e dune con la sua luminosa facciata bianca a due piani, le forti geometrie orizzontali e le iconiche finestre circolari del corpo centrale.
Si tratta di una scelta deliberata: l’architetto George E. Tonge, originario del Lancashire, dichiarò infatti di aver voluto che l’edificio, ispirato all’Art Déco e inaugurato nel 1935, pochi anni dopo la ristrutturazione del links, “interferisse” visivamente con il campo.
Più che un semplice edificio di servizio, la club house ha contribuito a definire l’identità del Birkdale, conferendogli un’immagine immediatamente riconoscibile: basta uno sguardo per sapere esattamente dove ci si trova.

I VINCITORI DELL’OPEN A BIRKDALE
Curioso il fatto che tutti coloro che hanno vinto al Royal Birkdale fossero all’epoca del trionfo nel momento di massima forma della loro carriera.
1954 – Peter Thomson, 283
1961 – Arnold Palmer, 284
1965 – Peter Thomson, 285
1971 – Lee Trevino, 278
1976 – Johnny Miller, 279
1983 – Tom Watson, 275
1991 – Ian Baker-Finch, 272
1998 – Mark O’Meara, 280
2008 – Pádraig Harrington, 283
2017 – Jordan Spieth, 268
(di Derek Duncan)
Il campo: sfida tra le dune