Il major più antico torna al Royal Birkdale, secondo circolo per presenze tra quelli della rota dopo St Andrews. Il meteo giocherà un ruolo determinante. Scheffler insegue la vittoria slam che ancora gli manca nel 2026 mentre gli europei puntano a riconquistare la Claret Jug, evento che manca dal 2019

C’è qualcosa di diverso quando si parla di The Open Championship

Non è soltanto il più antico dei quattro Major, nato nel 1860, ma è il torneo che più di ogni altro riesce a conservare il legame con le radici del golf. Nessun altro evento racchiude la stessa combinazione di tradizione, prestigio e imprevedibilità. Vincere la Claret Jug significa entrare in una dimensione speciale della storia di questo sport, accanto a leggende come Harry Vardon, Bobby Jones, Jack Nicklaus, Tom Watson e Tiger Woods.

Dal 16 al 19 luglio occhi puntati verso la costa nord-occidentale dell’Inghilterra, dove va in scena la 154ª edizione del torneo. Palcoscenico il Royal Birkdale, uno dei campi più iconici della rotazione dell’Open. Per il club di Southport sarà l’undicesima volta da sede della manifestazione, un primato condiviso soltanto con pochi altri luoghi simbolo del golf mondiale. Dal suo debutto nel 1954, infatti, Royal Birkdale è stato il percorso che, esclusa St Andrews, ha ospitato più volte The Open.

Le difficoltà di questo campo

Se St Andrews rappresenta la culla del golf, Royal Birkdale ne incarna probabilmente l’essenza competitiva. Il percorso si sviluppa tra alte dune di sabbia che delimitano ogni buca creando corridoi naturali tanto spettacolari quanto impegnativi. A differenza di molti links tradizionali, qui i fairway scorrono tra le dune anziché sopra di esse, offrendo riferimenti visivi più chiari ma richiedendo una precisione assoluta dal tee al green.

Il vento proveniente dal Mare d’Irlanda e rimane il grande arbitro della competizione. In alcune giornate può trasformare una buca apparentemente semplice in un autentico rompicapo tattico.

L’ultima volta che il Major approdò a Royal Birkdale, nel 2017, fu Jordan Spieth a sollevare la Claret Jug al termine di una delle edizioni più memorabili degli ultimi anni. Anche quella vittoria contribuì a rafforzare una tendenza ormai consolidata: il crescente dominio dei giocatori statunitensi nell’Open moderno. Negli ultimi decenni gli americani hanno infatti imparato a interpretare i links con efficacia sempre maggiore, conquistando numerosi successi e trasformando un tempo difficile rapporto con il torneo in una vera storia d’amore.

Il field del 2026

Il primo nome che viene in mente è quello di Scottie Scheffler. L’americano continua a rappresentare il punto di riferimento del golf mondiale grazie a una straordinaria continuità di rendimento e a un gioco completo che sembra adattarsi perfettamente alle esigenze di Royal Birkdale. In questa stagione a Scheffler è mancato l’acuto in un major a causa spesso di un giro storto. Se riuscirà a trovare continuità nelle quattro giornate sarà complicato per tutti rimanergli in scia.

Tra i candidati più credibili figura anche Rory McIlroy. Il nordirlandese possiede tutte le caratteristiche tecniche per imporsi su un links e può contare su un’esperienza unica nelle condizioni tipiche del golf britannico. Ogni Open disputato sulle isole britanniche sembra inevitabilmente riportarlo al centro dell’attenzione.

E poi tutti i soliti: Xander Schauffele, Collin Morikawa e Ludvig Åberg, sempre più indicato dagli addetti ai lavori come futuro protagonista dei grandi appuntamenti internazionali.

Ma al di là dei favoriti, il vero protagonista sarà ancora una volta il meteo

Nessun Major è influenzato dalle condizioni della natura quanto The Open Championship. Bastano poche ore di vento, pioggia o sole per cambiare completamente il volto della classifica e trasformare outsider sconosciuti in contendenti al titolo. È questa imprevedibilità, unita al fascino dei links e al peso della storia, che rende The Open un evento unico. A Royal Birkdale il golf tornerà a confrontarsi con le proprie origini. E come accade da oltre un secolo e mezzo, soltanto il giocatore capace di adattarsi meglio alle sfide del percorso e agli umori del vento potrà alzare al cielo la Claret Jug