Il secondo major della stagione, il PGA Championship, si è chiuso con un risultato a sorpresa, ma decisamente meritato. Aaron Rai, 31enne inglese numero 44 del mondo, ha messo in fila tutti, portandosi a casa il Wanamaker Trophy e conquistado il suo primo major in carriera.
Ha vinto il non americano meno atteso, l’outsider capace di mettere insieme il torneo perfetto, impassibile nel quarto e decisivo giro con una classifica cortissima che ha però visto cadere, uno dopo l’altro, i grandi big attesi alla vigilia.
Rai si era già imposto sul PGA Tour due anni fa, nel Wyndham Championship, e nel suo curriculum vantava tre titoli sul DP World Tour di peso, Hong Kong Open, Scottish Open e Abu Dhabi HSBC Championship, quest’ultimo ottenuto a novembre dello scorso anno.
Ma sollevare il trofeo della PGA of America e portarsi a casa un major è decisamente un altra cosa.
L’Aronimink Golf Club ha messo a dura prova il gotha del golf mondiale, regalando uno dei major più combattutti degli ultimi anni.
La classifica della domenica era incredibilmente compatta, con numerosi vincitori di major raccolti in pochi colpi. Ci si aspettava che tutto restasse in bilico fino all’ultimo colpo ma alla fine non è stato così.
In mezzo a un gruppetto di inseguitori che comprendeva Rory McIlroy, Jon Rahm, Scottie Scheffler, Justin Thomas e Xander Schauffele, l’inaspettato e impassibile Aaron Rai è emerso a sorpresa, proclamandosi uno dei vincitori più sorprendenti della storia recente dei major.
Alla 108ª edizione del torneo, Rai è così diventato il primo inglese in assoluto a vincere il PGA Championship. E anche il primo giocatore di origine indiana a vincere un major maschile. Ha infranto entrambi i record giocando le ultime 10 buche sei sotto il par, spaccando improvvisamente il torneo con l’allungo decisivo su Jon Rahm e Alex Smalley, giunti alla fine secondi a tre colpi.
L’uscita dal bunker alla 13, che gli ha regalato un birdie e due colpi di vantaggio, è stata sublime. Il magnifico secondo colpo alla par 5 della 16 gli ha assicurato un altro birdie e sempre più certezze. E il lunghissimo birdie da oltre 20 metri alla 17 ha chiuso definitivamente i giochi.
“Il mio è stato un percorso lunghissimo e non certo facile, il golf non era proprio nei piani della mia famiglia ne nei miei quando ero ragazzino – ha detto Rai al termine -. Il mio sogno fino a pochi anni fa era di arrivare ad avere la carta per l’HotelPlanner Tour; essere qui adesso con questa coppa in mano è qualcosa che non mi sarei mai immaginato, devo ancora metabolizzare quello che ho fatto”.
Ma non chiamatelo eroe per caso: il successo di Rai ad Aronimink è frutto di un percorso lungo fatto di impegno, dedizione e determinazione di un ragazzo che non ha mai smesso di sognare in grande.
Questa la classifica finale del 108° PGA Championship
Aaron Rai, l'outsider che non ti aspetti