Ben Griffin, vincitore di tre tornei sul PGA Tour nel 2025 e celebre per essere una vera e propria macchina da birdie, ci dà alcuni utili consigli su come girare sotto par


Il 2025 è stato per Ben Griffin il migliore anno da quando è passato professionista nel 2018. La scorsa stagione il 29enne del North Carolina ha ottenuto ben tre vittorie e 12 piazzamenti nei primi 10, collezionando un’impressionante serie di birdie, addirittura 427 in totale. È arrivato tra i Top 10 in 12 differenti ranking di score, dimostrando di saper portare la palla dal tee fino in buca nel modo più efficace possibile.

Per questo motivo gli abbiamo chiesto di condividere qualche consiglio pratico su come migliorare lo score, anche per chi gioca a livello dilettantistico. In un’intervista con Golf Digest, realizzata appena 72 ore prima del suo matrimonio lo scorso 6 dicembre a Palm Beach, in Florida, Griffin ci ha svelato alcuni semplici suggerimenti, perfetti per chi non ha molto tempo per allenarsi ma vuole puntare a migliorare i propri score nel corso della stagione.

DRIVE PIÙ LUNGHI – Non servono mani più veloci per guadagnare distanza

“Sono riuscito ad aumentare la velocità della mia palla da circa 170 a oltre 180 miglia all’ora passando molto tempo in palestra, facendo esercizi come lo sled push (una sorta di slitta zavorrata), panca e squat – racconta Griffin -. È più un allenamento da football americano che da golf. Potreste pensare che questo mi faccia swingare più forte ma in realtà faccio il movimento più fluido perché riesco a trasferire più forza nel colpo”.

Anche se non avete tempo per la palestra, Griffin ha imparato che quando si cerca di “forzare” il colpo le mani e le braccia finiscono per lavorare troppo, mentre i muscoli grandi non vengono sfruttati a dovere. Risultato: uno swing non sincronizzato.

“Io cerco di sentire il mio corpo come fanno Cam Young o Sam Burns. Quando arrivano in cima allo swing sembra che ruotino semplicemente il corpo e che il bastone cada da solo sulla palla”.

Due consigli pratici per coinvolgere di più il corpo:

  • Posizionatevi aperti rispetto al bersaglio: questo vi permette di ruotare meglio e di tenere il corpo davanti al bastone durante lo swing.
  • Provate dei movimenti di downswing come quelli che faccio io (a destra), pensando che il bastone non superi mai la rotazione del corpo. Prima le gambe, poi il busto e infine braccia e bastone.

“Fidatevi: in questo modo guadagnerete metri nel drive, il che significa che userete bastoni più corti nei colpi al green, elemento fondamentale per fare buoni score”.

CONTROLLOA volte la posizione conta più della potenza

Un altro vantaggio di diventare più forti e di usare i muscoli più grandi dal tee è che tutti i bastoni che avete in sacca guadagnano distanza, quindi non è più detto che si debba usare il driver così spesso. Quando restare in fairway è fondamentale, scegliete un legno da terra e giocate per ottenere la migliore posizione possibile per attaccare il green.

Quando swingo un legno 3, soprattutto da un tee basso o direttamente dal terreno, la sensazione che cerco è quella di “coprire” la palla con il petto all’impatto. Qui sto mostrando proprio questa posizione (a sinistra). Questa sensazione mi aiuta a spingere la palla in avanti, senza farla impennare troppo.

Se copiate questo movimento, dovete portare più peso sul lato sinistro (per i destrimani) durante la discesa. Se siete il tipo di golfista che colpisce partendo dal piede posteriore o che “raccoglie” la palla, questa sensazione di peso in avanti e della parte superiore del corpo che copre la palla vi aiuterà davvero a comprimerla bene sulla faccia del bastone. Magari non andrete lontano come con il driver, ma sarete ricompensati con una distanza più che discreta e con il colpo successivo giocato dal fairway. E da lì avrete molto più controllo sul risultato finale necessario per mandare la palla in buca.

WedgeServono opzioni nei colpi corti ma senza complicare troppo le cose

Non voglio sorvolare sui consigli riguardo ai ferri a pieno swing senza dire che la mia strategia con questi bastoni è scegliere il colpo con cui mi sento più a mio agio, indipendentemente dalla posizione della bandiera. Non mi piace lavorare la palla se non è necessario. In realtà non ho nulla di specifico da mostrarvi sui ferri: giocate in base ai vostri punti di forza invece di cercare di eseguire colpi con cui non vi sentite sicuri.

Quando si tratta invece di effettuare colpi d’approccio con i wedge è necessario variare un po’ a seconda della posizione della bandiera. Per semplificare tenetevi due opzioni di wedge. La prima è un colpo a traiettoria più bassa, con spin, per le bandiere in posizione centrale o sul fondo del green. L’altra è un colpo più alto e “morto” per le bandiere anteriori, soprattutto quando bisogna superare un bunker o un ostacolo d’acqua.

Per colpire un colpo basso e controllato, posizionate la palla non oltre il centro dello stance e fate uno swing fluido con un follow-through limitato, come questo (in alto a sinistra). Per effettuare un colpo più alto e morbido posizionate la palla leggermente più avanti rispetto al centro e fate uno swing completo che finisca con il bastone che gira di più attorno al corpo invece che davanti (in alto a destra). Un finale più ampio aggiunge loft alla palla.

Avere due opzioni rende tutto più semplice ma aumenta anche le probabilità di creare un’occasione di putt imbucabile.

Sul greenCambia mentalità nei putt lunghi

Il leader del PGA Tour per percentuale di one-putt, Taylor Montgomery, imbuca il 46% delle volte. È sicuramente impressionante, ma dovrebbe anche farvi capire che sbagliamo più putt di quanti ne realizziamo, ed è per questo che i secondi colpi sono cruciali per lo score finale.

Quando vi trovate con un putt lungo a cosa pensate? 

Scommetto a qualcosa tipo: scegli una linea e seguila il più possibile. Io invece penso a imbucare, ed ecco perché: se stai pensando solo a portare la palla dentro un cerchio di un metro ma poi sbagli di sessanta centimetri, ti ritrovi con un putt delicato da un metro e mezzo. Quando invece provi davvero a imbucare, aumenti la concentrazione e l’errore di solito finisce proprio dentro quel cerchio di un metro, rendendo il secondo putt molto più facile.

So che molti giocatori hanno bisogno di allenare il tocco e il controllo della velocità, ma anche questo spesso rientra nella mentalità di avvicinarla invece che imbucarla. 

Ecco perché spendo molta più energia nella lettura del putt. 

Li leggo da dietro la palla e da dietro la buca, ma li osservo anche da diversi punti tra la palla e la buca, come sto facendo qui (a destra). 

Voglio capire su che tipo di superficie la palla rotolerà nei vari punti mentre si dirige verso la buca. La vista con il passare degli anni va ovviamente peggiorando, quindi io leggo le pendenze sia con gli occhi che con i piedi. Provate a farlo anche voi. Recentemente ho visto un tweet di un pro del Tour, Michael Kim. Diceva che sotto pressione bisogna sentire di dover imbucare ogni putt, ma cercando di farlo partire sulla linea più alta possibile su cui si pensa che la palla possa entrare. Così, quando il putt perde velocità, la palla si muoverà verso la buca, non lontano da essa. 

Questo rende gli errori molto più facili da correggere.

Non dimenticate: birdie e par sono importanti per il risultato finale, ma lo è anche evitare punteggi alti sullo score quando si fanno tre putt o addirittura peggio.