La 16ª edizione della Presidents Cup ha finalmente i suoi 24 protagonisti. Il risultato, dopo le scelte annunciate ieri sera da Brandt Snedeker e Geoff Ogilvy, rispettivamente capitani di Stati Uniti e International Team, è un confronto che presenta due filosofie abbastanza diverse.

Gli Stati Uniti hanno costruito una formazione ricchissima di talento e di esperienza, con il numero uno del mondo Scottie Scheffler come punto di riferimento e un gruppo di veterani capaci di giocare i match play ai massimi livelli. L’International Team risponde con una combinazione di esperienza, giocatori affermati e alcune scommesse di Ogilvy, nella speranza che la compattezza del gruppo possa colmare il divario sulla carta.

Il Team USA

Il ranking americano ha premiato Scottie Scheffler, Cameron Young, Wyndham Clark, Sam Burns, Russell Henley e Collin Morikawa. Sei giocatori che, già da soli, danno a Snedeker una base di enorme qualità. Scheffler è naturalmente il leader della formazione, mentre Young e Clark aggiungono potenza, Burns esperienza nel match play e Henley e Morikawa qualità e continuità.

A questi sei, Snedeker ha aggiunto le sue sei scelte: Xander Schauffele, Justin Thomas, Patrick Cantlay, Chris Gotterup, Jacob Bridgeman e Jackson Koivun.

È un elenco nel quale spiccano immediatamente tre nomi: Schauffele, Thomas e Cantlay. Tre giocatori con una notevole esperienza sia in Presidents che in Ryder Cup e una conoscenza profonda delle dinamiche delle gare a squadre. La scelta di Schauffele, in particolare, offre a Snedeker un giocatore con un curriculum straordinario nella sfida: in 14 match giocati ne ha vinti ben dieci.

Ma la vera sorpresa è rappresentata da Jackson Koivun, appena 21 anni. Il giovane americano sarà al debutto in Presidents Cup, così come Chris Gotterup e Jacob Bridgeman. Snedeker ha dunque affiancato a un nucleo di veterani tre giocatori alla prima esperienza, assumendosi una dose significativa di rischio ma anche cercando di inserire energia e freschezza nella squadra.

International Team: esperienza e voglia di sorprendere

Dall’altra parte capitan Geoff Ogilvy ha costruito una squadra che parte inevitabilmente da una posizione più difficile, ma che possiede diversi elementi pericolosi.

I sei qualificati attraverso il ranking sono Si Woo Kim, Ryan Fox, Hideki Matsuyama, Min Woo Lee, Tom Kim e Adam Scott.

Qui il nome che spicca è quello di Hideki Matsuyama, ma soprattutto impressiona la presenza di Adam Scott, veterano assoluto della competizione con undici apparizioni consecutive dal 2003 e uno dei giocatori con maggiore esperienza dell’intero field. Al suo fianco ci sono Si Woo Kim, Ryan Fox, Tom Kim e Min Woo Lee, quattro profili molto diversi ma capaci di offrire a Ogilvy soluzioni differenti nella costruzione delle coppie.

Il capitano australiano ha poi utilizzato le sue sei wild card per completare il mosaico con Corey Conners, Sungjae Im, Christiaan Bezuidenhout, Nico Echavarria, Ryo Hisatsune e Nick Taylor.

Anche in questo caso le scelte raccontano qualcosa della strategia del capitano. Conners, Im e Bezuidenhout portano esperienza di Presidents Cup, mentre Echavarria, Hisatsune e Taylor sono le novità. Tre giocatori che Ogilvy ha evidentemente ritenuto capaci di aggiungere caratteristiche differenti alla formazione.

Saranno sette i Paesi rappresentati nell’International Team: Australia, Canada, Colombia, Giappone, Nuova Zelanda, Sudafrica e Corea del Sud.

USA ancora favoriti?

Guardando i nomi, il pronostico sembra ancora una volta sbilanciato. Gli Stati Uniti possono mettere in campo Scheffler, Schauffele, Thomas, Cantlay, Morikawa e una serie di giocatori abituati a competere per i grandi titoli. Non è soltanto una questione di ranking: è la profondità del team a impressionare.

L’International Team, però, ha un’arma che non compare nelle classifiche: l’esperienza collettiva e la capacità del capitano di costruire coppie efficaci. In una competizione come la Presidents Cup non basta avere dodici giocatori fortissimi. Bisogna trovare i quattro giusti per i four-ball, i quattro per i foursome, gestire i turni, capire quando insistere su una coppia e quando cambiare.

E proprio per questo la scelta di Ogilvy assume un significato particolare. L’australiano non poteva semplicemente inseguire il talento individuale degli americani: doveva costruire una squadra.

Medinah, la prova del nove

Il teatro di gara sarà il celebre Medinah Country Club, in Illinois, che nel 2012 ospitò la Ryder Cup in una dei suoi capitoli più entusiasmanti per noi europei, con la clamorosa rimonta nei singoli e il successo della squadra di Josè Maria Olazabal per 14.5 a 13.5. Sarà la prima volta che la Presidents si giocherà sul Course No. 3, percorso che in passato ha ospitato anche tre U.S. Open e due PGA Championship.

Gli Stati Uniti arrivano all’appuntamento con un bilancio di 13 vittorie, una sola sconfitta e un pareggio. L’unico successo dell’International Team risale al 1998 a Melboune.