Donald J. Trump torna alla Presidents Cup. Il 45° e 47° presidente degli Stati Uniti ha accettato l’invito a ricoprire il ruolo di Presidente Onorario della biennale sfida, in programma dal 25 al 27 settembre al Medinah Country Club, alle porte di Chicago. Sarà la seconda volta che Trump ricoprirà questo ruolo: lo era già stato nel 2017, quando l’evento si disputò al Liberty National Golf Club di Jersey City, nel New Jersey.
«Siamo grati al presidente Trump per aver accettato il nostro invito – ha dichiarato Brian Rolapp, CEO del PGA TOUR -. La Presidents Cup vanta una lunga tradizione nel coinvolgere leader mondiali provenienti da tutto il mondo e da differenti schieramenti politici, e la partecipazione del presidente Trump prosegue questa tradizione. La sua presenza contribuirà a elevare ulteriormente l’evento sulla scena internazionale, sostenendo al tempo stesso la nostra missione di unire le persone attraverso il golf».
La risposta di Trump è arrivata, come prevedibile, attraverso i social. «Su richiesta del PGA Tour e del suo nuovo Commissioner, Brian Rolapp, è per me un onore accettare il ruolo di Presidente Onorario della prossima Presidents Cup – ha scritto Trump -. Sarà un evento particolarmente emozionante. Entrambi i team sono “carichi” di talento. Non vedo l’ora di essere presente e di salutare tutti questi fantastici atleti di entrambe le squadre».
Il presidente onorario: una tradizione consolidata
La presenza di Trump aggiunge così un ulteriore elemento di interesse a una Presidents Cup che si prepara a tornare negli Stati Uniti per la sua 16ª edizione. Il ruolo di Presidente Onorario ha infatti una tradizione consolidata e, nel corso degli anni, è stato affidato a figure di primo piano della politica internazionale. Trump si aggiunge a una lista che comprende sei ex presidenti degli Stati Uniti e diversi leader stranieri: da Gerald Ford a George H.W. Bush, Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama, fino a Joe Biden, oltre ai primi ministri canadesi John Howard, Stephen Harper e Justin Trudeau, ai primi ministri australiani Julia Gillard e Scott Morrison e ai presidenti sudafricani Thabo Mbeki e sudcoreani Park Geun-hye.
La storia
Nata nel 1994, la Presidents Cup mette di fronte ogni due anni, quando non si disputa la più celebre Ryder Cup, una selezione di 12 giocatori degli Stati Uniti e altrettanti rappresentanti dell’International Team, composto da giocatori di tutto il mondo, Europa esclusa.
Dal 1996 la sede della competizione alterna Stati Uniti e resto del mondo. Il bilancio racconta di un dominio americano quasi assoluto: gli Stati Uniti hanno conquistato 13 delle 15 edizioni disputate, mentre l’International Team ha ottenuto l’unico successo nel 1998, a Melbourne. Nel 2003, in Sudafrica, arrivò invece l’unico pareggio della storia della manifestazione, uno spettacolare 17-17.
L’edizione 2026 avrà come teatro il Medinah Country Club, uno dei luoghi più prestigiosi nella storia del golf americano. Il Course No. 3, situato a circa 40 chilometri a ovest di Chicago, entrerà così a far parte del ristretto elenco dei campi statunitensi che hanno ospitato l’evento Il percorso ha però una storia internazionale ben più lunga: qui sono già andati in scena una Ryder Cup, due PGA Championship, tre U.S. Open, un U.S. Senior Open e numerose altre competizioni di alto livello.
A guidare la squadra americana sarà Brandt Snedeker, alla prima esperienza da capitano, mentre l’International Team sarà affidato a Geoff Ogilvy, chiamato a interrompere un digiuno che dura dal 1998. Il capitano australiano avrà a disposizione una squadra costruita attorno ai migliori giocatori internazionali del momento, con l’obiettivo di provare a sovvertire una tradizione che negli ultimi tre decenni ha visto dominare gli Stati Uniti.