Il LIV Golf, alle prese con l’incertezza sul proprio futuro dopo che il Public Investment Fund (PIF) dell’Arabia Saudita ha ritirato il proprio sostegno finanziario al circuito, ha comunicato mercoledì alla maggior parte dei propri dipendenti che i loro rapporti di lavoro termineranno.
La decisione non arriva a sorpresa. A luglio, i vertici avevano informato i dipendenti che nei mesi successivi sarebbero stati effettuati dei licenziamenti. LIV aveva inoltre presentato una notifica ai sensi del Worker Adjustment and Retraining Notification Act (WARN Act), un provvedimento che aveva fatto presagire una possibile riduzione dell’organico. La legge, in linea generale, impone alle aziende con più di 100 dipendenti di fornire un preavviso di 60 giorni in caso di potenziali licenziamenti collettivi o chiusure di stabilimenti. Nel Regno Unito esistono requisiti analoghi in materia di comunicazione dei licenziamenti.
I licenziamenti sono arrivati pochi giorni dopo la conclusione della stagione 2026 del LIV a Indianapolis. Il calendario del circuito si è chiuso una settimana prima del previsto, dopo la cancellazione del torneo finale originariamente programmato in Michigan. Non è chiaro il numero preciso dei dipendenti coinvolti né in quali aree dell’organizzazione lavorassero, ma il LIV conta oltre 300 dipendenti.
In una dichiarazione rilasciata a Golf Digest, un portavoce del LIV ha affermato: «L’impegno finanziario annunciato dal PIF all’inizio di quest’anno giungerà al termine. Di conseguenza, stiamo ridimensionando le nostre attività mentre ci prepariamo al prossimo capitolo di LIV Golf e lavoriamo per rendere realtà LIV 2.0. Questa settimana abbiamo informato molti dei nostri colleghi che il loro rapporto di lavoro nell’ambito di LIV 1.0 terminerà nella prima settimana di settembre. Siamo grati ai nostri dipendenti per il duro lavoro e la dedizione dimostrati nella costruzione di LIV Golf e rimaniamo impegnati a sostenere le persone coinvolte durante questa fase di transizione».
All’inizio di questo mese, il CEO del LIV, Scott O’Neil, aveva annunciato che il circuito aveva trovato un «investitore principale» disposto a garantirne la continuità nel futuro, dopo che il PIF aveva comunicato la propria decisione di non finanziare più la lega dopo aver speso almeno 6 miliardi di dollari nel progetto.
L’investitore sarebbe BC Partners, società di private equity con sede a Londra e legami con GSE Worldwide, l’agenzia che rappresenta una parte significativa dei giocatori presenti nel roster del LIV. Rimangono tuttavia diversi interrogativi sulla natura dell’operazione: non è chiaro se il finanziamento sia in realtà strutturato come un prestito, se sia subordinato all’ingresso di altri investitori o se sia legato alla permanenza di un determinato numero di giocatori nel circuito.
Il LIV ha già lasciato intendere la possibilità di ricorrere alla procedura fallimentare. Diversi suoi collaboratori hanno inoltre lamentato il mancato pagamento dei servizi prestati, mentre il circuito deve affrontare una causa intentata dalla Premier Golf League (PGL), che accusa il LIV di violazione degli obblighi di riservatezza e di aver messo in atto una cospirazione attraverso mezzi illeciti.
Golf Digest aveva riferito all’inizio dell’anno che diversi agenti di giocatori impegnati nel LIV avevano contattato il PGA Tour e il DP World Tour per valutare le possibilità di un ritorno dei propri assistiti. Qualora il LIV dovesse dichiarare bancarotta, i giocatori ancora vincolati da un contratto verrebbero liberati dagli accordi in essere.
Fonte Golf Digest