L’Open d’Italia di inizio maggio al Marco Simone ha avuto un buon eco sia tra i giocatori del PGA Tour che tra il pubblico statunitense. Ho parlato con alcuni dei protagonisti e tutti sono rimasti soddisfatti dalle condizioni del campo e delle piccole modifiche che sono state fatte. Io l’ho seguito in TV e mi è sembrato ben preparato e bello tosto.

Mi pare che tutto proceda secondo i piani di LukeDonald e del team europeo. Sono contento che abbia vinto Adrian Meronk, che era nella mia squadra continentale all’Hero Cup di inizio anno. È un bravo ragazzo e penso che abbia un futuro luminoso davanti a sé.

Ho sentito di qualche delusione per il field non stellare di quest’anno. I giocatori americani impegnati nei tornei del PGA Tour molto raramente viaggiano al di fuori dei loro confini, è quindi inimmaginabile che lo facciano per un torneo che non fa parte del circuito e non dà punti validi. Inoltre, nell’anno di Ryder Cup è abbastanza normale che l’Open del paese ospitante europeo, che si svolge spesso sullo stesso campo sede della biennale sfida, venga sacrificato perché è necessario disputarlo a una certa distanza di tempo e nel momento clou della stagione, perdendo di fatto i top player.

È chiaramente una condizione dettata da questa situazione. Non c’era forse lo stesso pubblico dello scorso anno però, guardandolo dagli Stati Uniti,  ho percepito un’attenzione e una curiosità particolare da parte di tutti. La Ryder ormai è vicina e anche gli americani iniziano a sentirne l’importanza. La voglia di scoprire il campo del Marco Simone e le condizioni in cui si presenterà per il grande appuntamento di settembre era tanta e per noi Paese Italia è stato un bellissimo spot golfistico mondiale.

Il mio PGA Championship

L’esperienza al PGA Championship non è stata personalmente una delle migliori. Si è giocato su un campo, Oak Hill, davvero molto difficile. Dopo i primi due giri di prova la PGA of America ha deciso di accorciato il rough di quasi sei centimetri perché era al limite della giocabilità.

Per quanto mi riguarda, arrivavo da due settimane positive specie con il driver. Durante il major ho fatto più fatica e sono stato penalizzato proprio da questo aspetto del gioco. Sto facendo progressi ma quando ci si trova in quelle situazioni estreme di difficoltà la pressione dal tee aumenta e con essa gli errori.

Forse è un appuntamento che è giunto un po’ presto per me, con il mio stato di forma attuale e il lavoro che sto portando avanti attualmente mi trovo decisamente più a mio agio su percorsi con meno rough. Ma sono fiducioso e penso che presto arriveranno giorni migliori.

Al torneo, a parte Michael Block, non ci sono state molte sorprese degne di nota. Brooks Koepka ha giocato molto bene anche al Masters ad aprile ma a Oak Hill è riuscito a mantenere alto il livello sino in fondo. Della nostra generazione è il miglior giocatore di major che ci sia, il rapporto che ha con i tornei dello Slam lo fa letteralmente trasformare. Grandissimi complimenti a lui, perché il campo ha premiato chi ha giocato meglio e lui è stato senza dubbio il numero uno.

Koepka fa parte del LIV? Beh, la questione per me si sta già sgonfiando. Noi giocatori ormai ci siamo abituati e giochiamo insieme a loro senza tanti problemi. Sul LIV ci sono grandissimi campioni ed era solo una questione di tempo prima che qualcuno vincesse anche un major. Anche nel pubblico non ho notato differenze nell’incoraggiare giocatori del PGA Tour o del LIV. Ovviamente in tornei così grandi e importanti ci si dimentica anche un po’ della questione e ci si concentra sulla settimana e l’evento in sé.

U.S. Open

Chiudiamo con lo U.S. Open: si gioca a Los Angeles, su un tracciato che ho già giocato tre volte. Scenderò in campo la settimana prima, su un percorso che avrà un setup simile. Il North Course è un tracciato strano, con buche lunghe e altre molto corte, con alcuni colpi ciechi. È abbastanza aperto, poiché hanno tolto delle piante, non il tipico tracciato americano. Il rough è di Bermuda, strano per la West Coast, simile alla Florida. In quest’erba il controllo della palla è più difficile, a volte parte forte, altre non decolla. I green sono grandi, molto ondulati, dalle forme strane e già normalmente veloci e duri. Saranno sicuramente una delle principali difficoltà.