Takomo è un marchio che ha scelto fin dall’inizio di seguire una strada diversa rispetto ai grandi protagonisti dell’industria golfistica. Nato in Finlandia, ha fatto della semplicità progettuale, del design essenziale e di un rapporto diretto con il golfista alcuni dei propri elementi distintivi.
Il suo modello direct-to-consumer permette inoltre di ridurre i passaggi della distribuzione tradizionale, con l’obiettivo di concentrare maggiormente le risorse sul prodotto e di proporre un’attrezzatura di qualità a un prezzo più accessibile.
È una filosofia che avevamo già raccontato presentando la nuova famiglia Ignis D2 e che, questa volta, abbiamo voluto verificare direttamente dove conta davvero: sul campo.
Abbiamo quindi messo in sacca il driver Ignis D2, il legno 3 e il legno 7 e li abbiamo giocati cercando non tanto il colpo perfetto quanto le sensazioni che questi bastoni riescono a trasmettere nelle situazioni normali di un giro. Perché è proprio sul percorso che la tecnologia smette di essere una voce sulla scheda tecnica e deve dimostrare la propria utilità.
Il driver Ignis D2
Nel caso del driver Ignis D2, la prima impressione è quella di un bastone costruito intorno alla fiducia. La testa da 460 cc, con corpo in titanio HST160C e corona in carbonio, si presenta all’address con un aspetto pulito e rassicurante. Il carbonio non è semplicemente una scelta estetica: alleggerendo la parte superiore della testa i progettisti hanno spostato massa dove può essere più utile per aumentare la stabilità e favorire il lancio.
Takomo ha inoltre scelto una distribuzione semplificata attraverso un singolo peso posteriore, soluzione che consente di recuperare massa e distribuirla verso tacco, punta e parte posteriore della testa, aumentando il momento d’inerzia e quindi la resistenza alla torsione sui colpi decentrati.
In campo questa scelta progettuale si avverte soprattutto quando il colpo non è perfetto. Il centro della faccia resta naturalmente il punto ideale, ma non sempre il nostro swing collabora e qualche impatto finisce inevitabilmente più verso la punta o il tacco. È proprio in queste occasioni che il D2 convince maggiormente, perché la testa sembra mantenere una buona stabilità e la palla conserva una traiettoria sufficientemente giocabile. È una sensazione importante, soprattutto dal tee: sapere di avere un po’ più di margine permette di affrontare il colpo con maggiore serenità.
Anche la faccia a spessore variabile lavora nella stessa direzione. La struttura è stata progettata per mantenere maggiore consistenza quando il contatto si sposta rispetto al centro, preservando velocità e prestazioni su una zona più ampia della faccia. È una di quelle tecnologie che sulla carta possono sembrare quasi scontate, ma che assumono un significato molto concreto quando si vede che un colpo non perfettamente centrato può comunque produrre una palla giocabile.
Un’altra caratteristica interessante è il sistema di regolazione del loft e del lie. Il manicotto permette otto configurazioni differenti, consentendo di modificare le condizioni di lancio in funzione dello swing e del tipo di traiettoria che si desidera ottenere.
Non è una regolazione da utilizzare necessariamente ogni volta che si scende in campo, ma rappresenta un margine di personalizzazione importante: il bastone può essere adattato al giocatore invece di costringere il giocatore ad adattarsi al bastone.
Dopo qualche tee shot, comunque, quello che rimane più impresso è la sensazione di stabilità. Il D2 non sembra chiedere uno swing perfetto e, soprattutto, non mette pressione sul giocatore.
Quando il colpo è centrato, la risposta è piena e piacevole; quando invece qualcosa non funziona alla perfezione, il driver sembra avere abbastanza tolleranza per evitare che un piccolo errore diventi immediatamente un grande problema.
Il legno 3 Ignis D2
Con il legno 3 la filosofia diventa ancora più evidente. È probabilmente il bastone che più di ogni altro mette alla prova la fiducia del golfista, soprattutto quando bisogna colpire la palla dal fairway.
L’Ignis D2 cerca di affrontare questo problema attraverso una costruzione che combina un corpo in acciaio Hyper 17-4 con una corona in carbonio. Anche qui il carbonio permette di risparmiare peso nella parte alta della testa e di posizionare il centro di gravità in modo da favorire un lancio più semplice. La faccia a spessore variabile contribuisce invece a mantenere velocità quando il contatto si allontana dal centro.
La differenza, sul campo, è soprattutto nella naturalezza con cui viene da utilizzarlo. Il legno 3 non sembra richiedere di essere forzato. Quando lo swing rimane fluido, la testa arriva all’impatto con una buona sensazione di solidità e la palla prende una traiettoria stabile.
È un comportamento che porta quasi automaticamente a fidarsi del bastone e a utilizzarlo più spesso, sia dal tee quando serve maggiore controllo, sia dal fairway sui secondi colpi dei par 5.
Takomo ha inoltre scelto per i fairway wood una filosofia orientata a un volo più controllato, con una maggiore componente di spin rispetto a un legno progettato esclusivamente per la distanza.
L’obiettivo è avere una traiettoria più prevedibile e una maggiore capacità di mantenere la palla sotto controllo. Un test indipendente ha evidenziato proprio questa caratteristica: pur non essendo il legno 3 più esplosivo in termini di velocità pura, l’Ignis D2 ha mostrato una notevole costanza di distanza e dispersione, con colpi spesso più corti ma più diritti rispetto al bastone di confronto.
È una distinzione che sul campo assume un valore particolare. Un paio di metri in più fanno sempre piacere, ma quando la scelta è tra una palla che finisce qualche metro più avanti nel rough e una che resta in fairway, la seconda soluzione diventa rapidamente quella preferibile. Ed è proprio questa la personalità del D2: non sembra voler stupire con il colpo eccezionale, ma convincere con quello che riesce a ripetere.
Il legno 7 Ignis D2
Poi arriva il legno 7, e qui la sensazione cambia ancora. 21 gradi di loft, testa da 232 grammi, la costruzione riprende gli stessi principi del legno 3, con corona in carbonio, corpo Hyper 17-4, faccia a spessore variabile e sistema di pesi intercambiabili.
Il risultato è un legno che mette insieme stabilità e facilità di volo, due caratteristiche particolarmente preziose quando si affrontano distanze che normalmente richiederebbero un ferro lungo.
È probabilmente il bastone che durante la prova ci ha fatto pensare più volte a quanto sia cambiato il modo di costruire una sacca negli ultimi anni. Il legno 7 permette di affrontare un colpo lungo senza la necessità di cercare uno swing aggressivo. Basta un movimento regolare e la palla vola con grande naturalezza. Dal fairway la sensazione è particolarmente piacevole, perché il loft aiuta a superare quella fase iniziale del colpo che con un ferro lungo può essere più problematica.
E proprio la combinazione tra centro di gravità basso, faccia tollerante e distribuzione delle masse rende il 7 un legno molto rassicurante. Non è soltanto una questione di distanza: è la possibilità di ottenere una traiettoria alta e stabile senza dover chiedere al proprio swing qualcosa che normalmente non offre.
Takomo stessa identifica nei fairway wood Ignis D2 la facilità di lancio, la tolleranza e la prevedibilità del volo come elementi centrali del progetto. Anche il sistema di pesi intercambiabili merita una considerazione. I fairway wood dispongono di pesi da 8 e 3 grammi che possono essere utilizzati per modificare il comportamento della testa e adattarne il bilanciamento alle preferenze del giocatore.
È una possibilità che acquista senso soprattutto dopo aver trovato il proprio assetto di base, uno strumento per affinare il comportamento del bastone e renderlo più coerente con il proprio swing.
Alla fine della prova, il filo conduttore tra i tre bastoni è diventato piuttosto evidente. La parola che ritorna più spesso è fiducia. Il driver la costruisce sul tee grazie alla stabilità e alla tolleranza; il legno 3 la trasferisce nei colpi lunghi dal fairway, dove la costanza diventa spesso più importante della distanza assoluta; il 7 la completa offrendo una soluzione naturale quando servono altezza, distanza e controllo.
È anche il punto in cui la filosofia di Takomo sembra trovare la sua verifica più convincente. La tecnologia non viene proposta come fine a se stessa, ma come strumento per rendere il gioco più semplice.
La corona in carbonio serve a gestire la massa e favorire il volo, la faccia a spessore variabile aiuta le prestazioni nei colpi non centrati, la distribuzione delle masse aumenta la stabilità e la regolabilità permette di adattare il bastone al giocatore. Tutto questo, alla fine, si traduce in una cosa molto concreta: avere meno paura del colpo che si sta per giocare.
Dopo un giro con driver, legno 3 e legno 7 Ignis D2, è proprio questa la sensazione che rimane. Non quella di aver utilizzato bastoni costruiti per impressionare con un singolo colpo spettacolare, ma quella di aver avuto nella sacca strumenti affidabili, facili da comprendere e soprattutto piacevoli da utilizzare.
Ed è forse il risultato più interessante della filosofia Takomo. Quando la tecnologia è progettata bene, non è necessariamente ciò di cui il giocatore si accorge. Se il suo lavoro è riuscito, semplicemente permette di stare davanti alla palla con un po’ più di fiducia, fare lo swing e pensare già al colpo successivo.
Per maggiori informazioni sulla serie Ignis D2 visitate il sito di Takomo
In campo con i legni Takomo Ignis D2