Scottie Scheffler è indiscutibilmente il numero uno del mondo e il mattatore del PGA Tour. Il suo swing non è altro che la rappresentazione del moderno giocatore. quindi, tutti zitti e in piedi ad applaudire un fuoriclasse unico nel suo genere.

Capita molto spesso di aprire una rivista di golf e soffermarsi su articoli che riguardano la tecnica dei migliori giocatori al mondo.

Interessante notare come nella maggior parte dei casi, chi analizza gli swing si faccia facilmente influenzare dallo stato di forma attuale del giocatore in questione.

Mi spiego meglio.

Lo stesso gesto tecnico può comodamente essere descritto come ottimo o disastroso in base ai risultati che l’atleta sta ottenendo in quel momento storico.

L’esempio per eccellenza di un swing non ortodosso

Se Scottie Scheffler stesse attraversando un periodo poco brillante in questo momento tutti punterebbero il dito sulla totale instabilità della sua parte bassa, che sembra debba farlo cadere a terra da un momento all’altro durante la fase d’impatto.

Caratteristica che in effetti rende davvero difficile poter pensare ad una buona consistenza di gioco. Ma, a quanto pare, il golf non è una scienza esatta. 

Quindi tutti zitti, in piedi e giù il cappello!

Ci troviamo infatti di fronte all’indiscusso numero 1 al mondo di questi ultimi anni, che al momento sta giocando con gli avversari come il gatto fa con il topo.

Scottie sta infatti dominando sul PGA Tour come solo Tiger ha saputo fare in precedenza, alzando trofei importanti e primeggiando nelle statistiche di tutti i settori del gioco.

Nonostante questo evidente precario equilibrio, il fenomeno americano è dotato di un controllo della distanza e degli effetti fuori dal comune: un talento puro e, come se non bastasse, uno straordinario animale da campo.

Quando lo vediamo tirare il drive i suoi piedi sembrano davvero ballare degli strani passi di break dance ma, nel frattempo, le braccia sono padrone della situazione e tengono costantemente sotto controllo sia il bastone che il face angle.

In quest’ultimo decennio la spasmodica ricerca della potenza ci aveva già abituati a vedere qualche impurità nell’azione della parte bassa dei giocatori moderni.

Gli swing di Patrick Reed e di Greg Norman

Patrick Reed fu uno dei primi top player a levare completamente l’appoggio del piede sinistro durante la fase d’impatto per guadagnare qualche miglia in più con il driver.

Al giorno d’oggi, sono tanti i giocatori al mondo che sul finish si ritrovano con il piede sinistro mezzo metro più indietro rispetto alla posizione di partenza.

Mentre il comportamento e il tracciato del piede destro di Scottie è qualcosa di nuovo nel panorama dei migliori giocatori al mondo.

Solo Greg Norman, altro ex numero 1 del World Ranking, che spingeva moltissimo con i fianchi nella transizione, creava un’azione simile.

L’australiano trascinava infatti il piede destro vicino al sinistro nella fase post impatto ma in maniera decisamente più composta e meno vistosa.

Analizziamo lo swing di Scottie Scheffler

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Posizione sulla palla estremamente naturale e comoda, non vi è alcuna forzatura a livello di angoli.

Backswing 

Nella prima fase del back il bastone si muove sul piano ideale allontanandosi molto dal corpo e creando subito i presupposti per un enorme raggio d’azione.

Nella fase centrale le mani di Scottie tendono ad andare leggermente interne e ad un certo punto le troviamo infatti sotto la spalla destra.

Nel completamento del back, il fuoriclasse corregge il tracciato e alza notevolmente il piano dello swing. 

Il risultato è un leggero loop In Out che caratterizza la fase di finale del back e la ripartenza del down swing.

All’apice le mani sono talmente alte che sembrano voler toccare il cielo e con il drive le troviamo addirittura sopra alla testa quando osserviamo le immagini del suo swing da una posizione frontale.

Downswing 

Il down swing inizia con una forte e prolungata spinta dei fianchi verso l’obiettivo e con un vistoso allontanamento del busto rispetto alla palla, che causa una prematura perdita di spine angle.

Due movimenti quasi contrastanti che causano una situazione di precario equilibrio.

Scottie, infatti, riesce a mantenere una certa compostezza fino all’impatto, per poi perdere completamente la presa del terreno con il piede destro che scivola sia indietro che lateralmente in maniera molto brusca, causando il contatto fra le due gambe.

La gamba destra entra praticamente in scivolata sul polpaccio sinistro, simulando il più classico degli sgambetti che sul campo da calcio verrebbe sicuramente sanzionato con un bel cartellino rosso. 

Il finish

Nel finish ritroviamo le spalle indietro rispetto ai fianchi, la famosa C rovesciata tipica degli anni di Seve Ballesteros e sir Nick Faldo.

Nonostante questo quadro clinico, apparentemente molto preoccupante, il bastone viaggia su di un piano perfetto, incurante di quello che succede al “piano inferiore”.

Davvero incredibile riuscire ad associare una totale instabilità della parte bassa ad un perfetto controllo del face angle, che di fatto non subisce alcuna variazione durante la fase d’impatto.

Le braccia e le gambe di questo sensazionale giocatore sembrano davvero appartenere a due corpi diversi, assemblati in fretta e furia per l’occasione.

Sequenza atipica per Scottie Scheffler

Parte bassa ben ancorata al terreno e face angle in piena armonia con il polso sinistro.

Il corpo ruota molto bene verso il bersaglio mentre la testa sembra opporre resistenza inclinandosi dalla parte opposta.

La gamba destra di Scottie Scheffler urta il polpaccio sinistro simulando uno sgambetto calcistico.

Come potete notare tutto il peso è scaricato ad alta velocità sulla parte laterale del tacco sinistro, mettendo a rischio l’incolumità della caviglia che si appella alla sua mobilità per non subire una distorsione. Il bastone esce su di un piano molto flat.

Posizione atipica per un ferro

Corpo piegato all’indietro con le spalle che non hanno ancora raggiunto la centralità sopra ai fianchi (C rovesciata).

Anche da questa immagine si evidenzia il duro lavoro della caviglia sinistra che deve sopportare tutto lo scarico del peso in una posizione di precario equilibrio.