Dodici anni dopo l’ultima volta, l’Open d’Italia torna al Circolo Golf Torino.
Dal 25 al 28 giugno, il torneo più importante del golf italiano ritroverà uno dei suoi palcoscenici più suggestivi, riportando il DP World Tour nel cuore del Piemonte dopo oltre un decennio di assenza. Sarà anche il ritorno di DS Automobiles in qualità di title sponsor, dopo le tre edizioni disputate al Marco Simone nel 2021, 2022 e 2023, triennio che ha accompagnato l’Italia verso la storica Ryder Cup di Roma.

Il DS Automobile 83° Open d’Italia rappresenta così un nuovo passaggio nella lunga storia di uno dei tornei più antichi e prestigiosi dell’Europa continentale.

Nato nel 1925, l’Open ha attraversato un secolo di golf europeo diventando una tappa storica del circuito continentale e ospitando, nel corso dei decenni, alcuni tra i più grandi giocatori del mondo. Tra i recordman del torneo figurano il belga Flory Van Donck e il francese Auguste Boyer, entrambi capaci di conquistare quattro Open d’Italia. Tra gli italiani, invece, i più vincenti restano Ugo Grappasonni e Francesco Molinari con due successi ciascuno. 

Ma la storia del nostro torneo di punta è fatta anche di grandi campioni che il titolo italiano lo hanno soltanto sfiorato. È impossibile, ad esempio, non pensare a Costantino Rocca. Negli anni Novanta, nel periodo più luminoso della sua carriera, Rocca arrivò più volte vicino al trionfo davanti al pubblico di casa senza mai riuscire a conquistare il trofeo. Una sorta di grande incompiuta nella carriera del giocatore che ha aperto al golf italiano le porte della dimensione mondiale, primo italiano a giocare e a vincere la Ryder Cup, e a sfiorare il trionfo all’Open Championship del 1995 a St Andrews.

Anche Severiano Ballesteros, una delle figure più iconiche del nostro sport, partecipò a diverse edizioni dell’Open d’Italia senza mai riuscire a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro. E proprio questo è sempre stato uno degli aspetti più affascinanti del nostro Open: la sua capacità di attrarre campioni straordinari senza mai trasformarsi in un torneo scontato.

Nel corso degli anni, l’Open ha visto passare alcuni dei più grandi nomi del golf mondiale.

Da Bernhard Langer a Sandy Lyle, da Sam Torrance a Greg Norman, da Jon Daly a Luke Donald, Lee Westwood, Paul Casey, Ian Poulter, Justin Rose, Sergio Garcia fino a campioni più recenti come Rory McIlroy, Jon Rahm, Patrick Reed, Robert MacIntyre e Matt Fitzpatrick solo per citarne alcuni. Giocatori che hanno contribuito ad aumentare il prestigio internazionale del torneo e a consolidarne il ruolo all’interno del calendario europeo.

Torino, in questo percorso, ha assunto un ruolo sempre più centrale. Quella del 2026 sarà infatti l’ottava edizione dell’Open disputata nel capoluogo piemontese. Alle quattro al Circolo Golf Torino si aggiungono infatti le quattro ospitate dal Royal Park I Roveri tra il 2009 e il 2012, negli anni della definitiva esplosione internazionale del golf azzurro.

Il legame tra l’Open e il Circolo Golf Torino cominciò nel 1999, quando il Fiat & Fila Italian Open arrivò per la prima volta alla Mandria.

A vincere fu lo scozzese Dean Robertson, ma quell’edizione resta soprattutto ricordata per la qualità del field internazionale. In Piemonte arrivarono infatti tra i tanti big anche José María Olazábal, che il mese prima aveva conquistato il suo secondo Masters ad Augusta, e Lee Janzen, allora campione in carica dello U.S. Open. Fu la definitiva consacrazione internazionale del percorso torinese, considerato uno dei più tecnici e completi d’Europa.

Quando l’Open tornò al Torino nel 2013 e nel 2014, il golf italiano viveva una delle epoche più brillanti della sua storia moderna. Erano gli anni dei grandi successi internazionali di Edoardo e Francesco Molinari e dell’esplosione di Matteo Manassero, passato professionista nel 2010 e capace di vincere quattro tornei nei suoi primi quattro anni sul tour europeo, un risultato che lo trasformò rapidamente in uno dei giovani più promettenti del golf mondiale.

L’edizione del 2013, il 70° Open d’Italia Lindt, fu invece conquistata a sorpresa dal francese Julien Quesne con -12, un colpo in meno dell’irlandese David Higgins e dell’inglese Steve Webster, già vincitore del nostro torneo a Castello Tolcinasco nel 2005. Sedicesimo a cinque colpi da Quesne chiuse Francesco Molinari, a cui andò il trofeo di miglior italiano. 

Nel 2014 al 71° Open d’Italia presented by Damiani fu la volta del sudafricano Hennie Otto, che si impose con brillante punteggio di -20, precedendo di due lunghezze l’inglese David Howell. Miglior azzurro, ancora una volta, Francesco Molinari, 18°, che era stato leader dopo le prima giornata con 66. Per Otto fu il secondo successo nel nostro torneo dopo quello a Castello Tolcinasco del 2008. 

Due edizioni che confermarono le qualità tecniche del Circolo Golf Torino e il suo ruolo centrale nella crescita del golf italiano. Perché il club di Fiano Torinese non è soltanto una delle sedi storiche dell’Open: è anche il circolo dove sono cresciuti golfisticamente Francesco ed Edoardo Molinari. Proprio qui hanno costruito il loro gioco e sviluppato quell’approccio rigoroso e metodico che li avrebbe portati ai vertici del golf internazionale conquistando insieme una World Cup, 9 titoli in totale del DP World Tour tra cui un major, e tre Ryder Cup (una insieme, quella del 2010, due Francesco nel 2012 e nel 2018, quest’ultima con il record di cinque match vinti su cinque giocati).

E inevitabile, quindi, parlando di Open d’Italia e di Circolo Golf Torino, che il pensiero torni ancora una volta proprio a lui, a Francesco Molinari.

‘Chicco’ ha conquistato il torneo nazionale nel 2006 e nel 2016, a distanza di dieci anni esatti. Quest’anno ricorrono proprio dieci anni dal suo ultimo successo al Golf Club Milano, in cui si impose di un solo colpo davanti al campione Masters di quell’anno, Danny Willett. E il ritorno del torneo nel circolo dove tutto è iniziato aggiunge inevitabilmente un significato ancora più speciale a questa 83esima edizione tutta da vivere.