Per molti giocatori il tempo si misura tornando sui campi che hanno segnato la loro carriera. Per Justin Rose, Royal Birkdale è uno di quei luoghi speciali.
Qui, 28 anni fa, un diciassettenne ancora dilettante conquistò il pubblico con uno straordinario chip imbucato all’ultima buca che gli valse un sorprendente quarto posto all’Open Championship. Oggi, alla vigilia della 154ª edizione del torneo, l’inglese torna sullo stesso links con la consapevolezza che le occasioni per inseguire la Claret Jug stanno diminuendo, ma anche con la convinzione di poter essere ancora protagonista.

“Ovviamente il 1998 sembra davvero tantissimo tempo fa”, ha raccontato Rose durante l’incontro con i media. “Mi sembra di aver vissuto diverse versioni di me stesso come golfista. Divido la mia carriera in periodi di cinque o dieci anni e, da allora, sono successe tantissime cose, belle e brutte”.

Quella di Royal Birkdale sarà la sua ventiquattresima partecipazione all’Open Championship.

A quasi 46 anni, Rose può vantare quattro piazzamenti tra i primi cinque e due secondi posti nel major più antico del mondo. Una longevità che, secondo lui, è il risultato di talento, perseveranza e della costante voglia di continuare a mettersi alla prova.

“Ventotto anni dopo sono ancora qui a giocare l’Open Championship. Se ci penso, è un risultato straordinario. Più di tutto, credo sia incredibile avere ancora la volontà di voler essere qui”.

Proprio perché il tempo passa, Rose sa che ogni occasione può essere una delle ultime per conquistare il torneo che considera il più importante della sua carriera. Per questo la settimana di Birkdale assume un significato speciale. Mercoledì sera seguirà la semifinale dei Mondiali con l’Inghilterra protagonista, ma senza perdere di vista l’obiettivo principale: giovedì mattina lo aspetta un tee time alle 9:36 insieme a Russell Henley e Viktor Hovland.

“Naturalmente guarderemo la partita. Ma allo stesso tempo lo farò pensando a ciò che è importante anche per me, senza farmi trascinare troppo dalle emozioni. Questa settimana abbiamo qualcosa di grande da fare. Tiferò per l’Inghilterra, ma cercherò anche di andare a riposare poco dopo la fine della partita”.

A mantenere viva la sua carriera sono soprattutto due fattori: curiosità e spirito competitivo.

“Non sono davvero sicuro di quello che sono ancora in grado di ottenere, ma sono competitivo e quindi voglio provarci. Cerco di concentrarmi sul processo: quali aspetti del mio gioco posso ancora migliorare? Dove posso colmare delle lacune? E ne vedo ancora parecchie. È questo che mi motiva”.

Giocare in casa rappresenta un ulteriore stimolo. Rose è convinto che il sostegno del pubblico possa trasformarsi in un fattore determinante soprattutto nel fine settimana.

“Credo che giocare davanti al pubblico di casa abbia un fattore X. Bisogna viverlo con libertà e non come una pressione. Quando sei nelle prime posizioni della classifica, il pubblico ti trasmette un’energia speciale. È come avere un asso nella manica. Non puoi forzare le cose. Giovedì e venerdì servono pazienza e disciplina. Ma quando un giocatore di casa è in lotta per il titolo e il pubblico si schiera dalla sua parte, quel sostegno può valere uno o due colpi nel finale. Può aiutarti a superare più rapidamente un errore in un momento importante. È questo che ho imparato”.

Per adattarsi alle condizioni del percorso, particolarmente asciutto, Rose ha anche modificato la composizione della sua sacca. Ha deciso di inserire un ferro 2 al posto del legno 7 e sta valutando la possibilità di sostituire uno dei wedge con un ferro 3 in vista del primo giro.

La carriera di Justin Rose è già completa: un titolo major, una medaglia d’oro olimpica, il numero uno del mondo e una FedEx Cup. Ma una vittoria a Royal Birkdale, proprio dove tutto iniziò 28 anni fa, avrebbe un significato speciale e rappresenterebbe una delle storie più emozionanti di questa edizione dell’Open Championship.

“Il palcoscenico è pronto per una grande settimana”, ha concluso Rose. “Sono davvero entusiasta di essere qui”.