Il futuro di Bryson DeChambeau sembra sempre più legato a LIV. Dopo settimane di indiscrezioni, dichiarazioni contraddittorie e interrogativi sulla sua permanenza nel circuito saudita, il due volte vincitore dello U.S. Open ha espresso pubblicamente un sostegno convinto al progetto LIV 2.0. Una presa di posizione importante, soprattutto considerando che il suo nome è uno dei più pesanti tra quelli ancora in bilico nella fase di ristrutturazione della lega.

La situazione è profondamente cambiata rispetto al 2022, quando DeChambeau fu uno dei grandi protagonisti della prima ondata di trasferimenti dal PGA Tour a LIV Golf. Allora a convincere le stelle erano stati soprattutto contratti milionari, bonus d’ingresso e la prospettiva di un circuito alternativo capace di ridisegnare gli equilibri del golf professionistico mondiale.

Oggi, invece, il progetto deve ripartire su basi differenti. Il Public Investment Fund saudita ha deciso di interrompere il finanziamento dopo la stagione 2026 e LIV Golf ha avviato una procedura di ristrutturazione finanziaria negli Stati Uniti. Il nuovo capitolo dovrebbe poggiare su un accordo con BC Partners, con un investimento previsto di circa 300 milioni di dollari e un modello economico che attribuisce ai giocatori un ruolo diretto nella proprietà e nella governance della lega.

“Il modello di business ha senso”

A chiarire la posizione di DeChambeau è stata soprattutto un’intervista rilasciata al podcast Figuring Out di Raj Shamani, pubblicata il 1° novembre. Il capitano dei Crushers GC ha spiegato di credere ancora profondamente nel progetto, soprattutto nella dimensione a squadre, che considera uno degli elementi più interessanti introdotti da LIV Golf.

«Il golf a squadre mi ha sempre entusiasmato. Ci tengo davvero molto e continuo a crederci profondamente», ha dichiarato.

DeChambeau non ha nascosto le criticità della prima versione della lega, indicando nella gestione della struttura centrale uno dei problemi principali. Secondo il suo racconto, le squadre stavano sviluppando attività economicamente interessanti, ma la gestione finanziaria complessiva non è stata altrettanto efficace.

A sostegno della propria analisi ha citato proprio i numeri dei Crushers: quasi 29 milioni di dollari di ricavi nell’ultimo anno, a fronte di circa 21 milioni di costi tra compensi dei giocatori, spese operative e trasferte. Un margine operativo lordo, prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti, di circa 8 milioni.

Il problema, secondo DeChambeau, è stato il trasferimento di una parte degli oneri economici della struttura centrale sulle singole squadre, dopo le difficoltà finanziarie della società madre.

«Il modello di business ha molto senso. Stiamo lavorando proprio adesso alla nuova struttura, affinché possa avere una piena sostenibilità finanziaria. Niente operazioni poco chiare: questa volta sarà fatto nel modo giusto. E spero che possa diventare una lega destinata a esistere per sempre», ha spiegato.

Non più ingaggi milionari, ma quote di proprietà

La vera novità della nuova LIV Golf riguarda proprio il rapporto economico tra giocatori e organizzazione. Nella prima versione del circuito, le stelle venivano attirate attraverso contratti individuali estremamente remunerativi. Con LIV 2.0, invece, l’idea è quella di riconoscere ai protagonisti una partecipazione azionaria nella lega e nelle rispettive squadre, concedendo loro anche maggiore influenza sulle decisioni strategiche.

È un cambiamento che DeChambeau sembra disposto ad accettare, anche a costo di rinunciare a una parte dei compensi garantiti in passato.

«In precedenza avevamo bisogno di pagamenti anticipati perché non avevamo una vera governance. Se sapevamo che sarebbero stati altri a controllare il funzionamento della lega, dovevamo essere pagati. Questa volta è il contrario: non veniamo pagati nello stesso modo, ma abbiamo la possibilità di partecipare alla governance e di esercitare un controllo maggiore», ha spiegato.

Una dichiarazione che chiarisce anche il suo interesse personale: non soltanto continuare a giocare in un circuito che gli ha garantito grande visibilità, ma contribuire direttamente alla sua gestione.

Il peso di DeChambeau nel LIV 2.0

La sua posizione assume un’importanza particolare alla luce delle numerose defezioni che hanno accompagnato la nascita di LIV 2.0. Jon Rahm, Sergio Garcia, Tyrrell Hatton, Ian Poulter, Louis Oosthuizen e altri protagonisti hanno già annunciato l’addio o la volontà di non aderire al nuovo progetto.

Il problema per il LIV è soprattutto quello di conservare un gruppo di giocatori di alto livello. L’accordo con BC Partners, che prevede un pacchetto di finanziamento da circa 300 milioni di dollari, è infatti legato alla disponibilità di un numero sufficiente di professionisti a partecipare alla nuova struttura.

In questo scenario, DeChambeau rappresenta una pedina fondamentale. È uno dei volti più riconoscibili della lega, due volte campione dello U.S. Open e capitano di una delle squadre più competitive. La sua permanenza avrebbe un valore sportivo, commerciale e d’immagine, soprattutto in una fase nella quale il circuito deve dimostrare di poter sopravvivere senza il sostegno finanziario del PIF. Non a caso, il CEO Scott O’Neil lo ha indicato come uno dei sostenitori più convinti del progetto.

Un accordo ancora da formalizzare

C’è tuttavia una distinzione importante: il sostegno pubblico di DeChambeau non equivale ancora alla formalizzazione di un nuovo contratto. Il suo precedente accordo con LIV è scaduto e, dal punto di vista legale, il giocatore è libero di valutare altre opportunità.

La scadenza fissata per le adesioni dei giocatori a LIV 2.0 è stata più volte modificata, mentre la nuova struttura finanziaria deve completare il proprio percorso. La sua posizione, però, appare oggi molto più definita rispetto a qualche settimana fa.

Nel frattempo, DeChambeau ha confermato anche la partecipazione al Nedbank Golf Challenge, in programma dal 3 al 6 dicembre a Sun City, in Sudafrica, sul DP World Tour. Un’apparizione che testimonia la volontà di mantenere aperti i rapporti con altri circuiti, senza che questo rappresenti necessariamente un segnale di rottura con LIV.

La partita, dunque, non è ancora completamente chiusa sul piano contrattuale, ma le parole del campione americano indicano una direzione precisa. DeChambeau non sembra intenzionato ad abbandonare il progetto che ha contribuito a costruire. Vuole piuttosto partecipare alla sua trasformazione, passando dal ruolo di atleta lautamente remunerato a quello di protagonista anche nelle scelte societarie.

Per il LIV 2.0 la sua presenza potrebbe fare la differenza tra una ripartenza con ambizioni internazionali e un ridimensionamento difficile da evitare. Per DeChambeau, invece, è l’occasione di scommettere su un modello nel quale non vuole essere soltanto uno dei protagonisti sul campo, ma anche uno dei proprietari.