C’è un nome nuovo da seguire con attenzione nella Fall Series del PGA Tour: Kihei Akina. Vent’anni, origini hawaiane e un talento che sta trovando sempre più spazio nel golf professionistico americano.

Il giovane statunitense si sta mettendo in evidenza nelle ultime settimane della stagione, confrontandosi alla pari con giocatori affermati e collezionando risultati che stanno accelerando il suo percorso verso il massimo circuito.

La sua recente serie di prestazioni parla chiaro: un piazzamento tra i primi dieci al Bank of Utah Championship, il 17° posto al Butterfield Bermuda Championship e un’altra settimana da protagonista al VidantaWorld Mexico Open, torneo vinto da Andrew Novak, dove ha superato il taglio e si è mantenuto nelle posizioni di vertice, prima di chiudere 15° con 268 (-16).

Tre tornei consecutivi nei quali Akina ha dimostrato di possedere non soltanto qualità tecniche, ma anche una notevole capacità di adattamento al golf professionistico. E c’è un particolare che rende ancora più interessante la sua storia: nonostante queste prestazioni, non è ancora un professionista, ma uno studente universitario al secondo anno della Brigham Young University (BYU).

Dalle Hawaii alla ribalta nazionale

Nato a Kahuku, sulla costa settentrionale di Oahu, nelle Hawaii, Akina è cresciuto in una famiglia numerosa e sportiva. Il golf è entrato presto nella sua vita grazie al fratello maggiore Keanu, che giocava a Turtle Bay, il campo vicino alla casa di famiglia. Kihei lo seguiva sul percorso, cercando di imitarne i movimenti e i colpi.

Quando aveva dieci anni, la famiglia si è trasferita nello Utah, ad Alpine, nei dintorni di Salt Lake City. Qui Akina ha proseguito la propria crescita golfistica, frequentando la Lone Peak High School e diventando uno dei giovani talenti più ricercati del Paese. Prima di scegliere la BYU aveva ricevuto offerte da ben 50 programmi universitari.

La sua carriera giovanile è stata caratterizzata da risultati importanti: tre titoli individuali nello Utah, due campionati statali a squadre e il riconoscimento di USA Today come miglior giocatore delle high school americane nel 2023. Nel 2025 ha aggiunto un altro risultato significativo, vincendo il Larry H. Miller Utah Open a soli 19 anni e diventando il più giovane campione nella storia ultranovantennale della competizione.

Un freshman da record alla Brigham Young University

L’approdo alla BYU, nel 2025, ha rappresentato un ulteriore salto di qualità. Nella sua prima stagione universitaria Akina ha collezionato due vittorie individuali, 11 piazzamenti tra i primi dieci in 14 tornei e sette Top 5. Ha inoltre chiuso al quinto posto il ranking individuale universitario, conquistando il titolo di Big 12 Freshman of the Year e il Phil Mickelson Outstanding Freshman Award, uno dei riconoscimenti più importanti del college golf.

Il finale di stagione è stato altrettanto significativo, con l’ottavo posto al campionato NCAA e la convocazione nella selezione statunitense per la Palmer Cup. Nell’agosto 2026 è arrivata anche la chiamata per la Walker Cup, la prestigiosa sfida tra Stati Uniti e Gran Bretagna e Irlanda, disputata sul percorso irlandese di Lahinch. Akina ha contribuito al successo americano con un bilancio personale di una vittoria, una sconfitta e un pareggio.

Un curriculum che gli ha consentito di raggiungere la nona posizione del World Amateur Golf Ranking e di affermarsi tra i dilettanti più interessanti della sua generazione.

L’obiettivo è la carta del PGA Tour

Il percorso di Akina verso il professionismo passa anche attraverso il programma PGA Tour University Accelerated, che permette ai migliori talenti universitari di ottenere l’accesso diretto al circuito americano attraverso un sistema di punteggi legato ai risultati ottenuti nel golf universitario, nelle competizioni internazionali e nei tornei professionistici.

La soglia da raggiungere è di 20 punti. Dopo aver superato il taglio al VidantaWorld Mexico Open, Akina è arrivato a quota 12, più della metà del percorso necessario per conquistare la carta.

Il suo bottino comprende punti ottenuti grazie ai risultati sul PGA Tour, alla partecipazione alla Walker Cup e alla Palmer Cup e ai riconoscimenti ricevuti nella stagione universitaria. Un percorso che ricorda quello di Jackson Koivun, Luke Clanton e Gordon Sargent, giovani giocatori che hanno già utilizzato questo sistema per arrivare al massimo circuito.

Akina, intanto, ha anche attirato l’attenzione degli sponsor: lo scorso settembre ha firmato un accordo con PING, entrando nella squadra del marchio americano.

Il suo approccio alla crescita professionale è racchiuso in un’espressione che gli ha trasmesso il padre: stacking papers, letteralmente «accumulare fogli». Ogni allenamento, ogni giornata di lavoro e ogni esperienza rappresentano un piccolo tassello da aggiungere al precedente. Una filosofia basata sulla pazienza e sulla continuità, senza cercare scorciatoie.

Ed è proprio quello che sta facendo in questa Fall Series. I risultati sono arrivati, il confronto con i professionisti non lo intimorisce e il sogno di entrare stabilmente nel PGA Tour appare sempre meno lontano. A vent’anni, Kihei Akina è ancora un dilettante, ma il suo nome è già entrato nel radar del golf che conta.