Quando parlo di lei mi riferisco ovviamente a mia moglie, mentre l’altra non può che non essere la mia sacca da golf. Non credo ci sia mai stato un viaggio fatto con Katia e/o con la mia famiglia in cui abbia lasciato i miei “ferri del mestiere” a casa da soli. Questo perché, al di là del fatto che nasco come incallito giocatore, poi diventato professionista e maestro, ogni posto, luogo, paese e continente che visito è sempre un’occasione per fare 18 buche.
Già, viaggiare sempre con la propria sacca alla scoperta di posti incantevoli, panorami suggestivi e campi, ognuno diverso dall’altro
Per molti anni ho avuto la fortuna di andare in vacanza a Miami e, grazie alle amicizie nate nei miei lavori legati all’industria del golf, ho potuto giocare sui più bei percorsi dello stato del “Sunshine”. Fare una lista dei più belli diventerebbe complicato, però è impossibile dimenticare The Bears Club e l’Old Marsh a Palm Beach, così come il Turnberry Isle ad Aventura (North Miami) o l’Addison Reserve e The Broken Sound a Boca Raton.
La mia sacca mi ha seguito a Mauritius, in Thailandia, in Marocco, nell’Europa intera.
Ma forse l’essenza di questo sport, nelle occasioni vacanziere, l’ho trovata negli ultimi otto anni, ovvero da quando ho il privilegio, sempre insieme alla family, di trascorrere le ferie in motorhome, per le strade e gli stati americani. La libertà che ti dà il viaggiare con un camper, RV, o chiamatelo come volete, è unica. Non solo perché ti permette di visitare e pernottare in luoghi che altrimenti sarebbero difficilmente accessibili, ma soprattutto perché ti regala la libertà di fermarti all’improvviso davanti a un campo da golf.
E, se decidi di concederti 18 buche, non devi preoccuparti di arrivare in ritardo alla tua destinazione o al tuo hotel. Tanto il tuo letto, il bagno, le tue cose, le hai proprio lì, parcheggiate davanti alla club house.
Ci è capitato in Oregon di trovarci davanti a un public course e decidere di fare una pratica volante, nello stato di Washington a Chambers Bay, sede dello U.S. Open, e addirittura di poter dormire con il nostro “bestione” all’interno del club vicino al tee della 18.
Siamo stati ospiti a Washington DC in uno dei campi più esclusivi e abbiamo dormito (sempre nel parcheggio) tra daini e cervi.
È capitato anche, grazie a un amico golf manager, di giocare insieme ad altri amici nello Utah, al Talisker Golf Club. Forse uno dei più belli che abbia mai visto e con una club house pazzesca, che dominava una vallata dove, sparse qua e là, c’erano ville milionarie.
In questo campo mi ha colpito il fatto che ogni sei buche ci fosse una buvette, stracolma di roba da mangiare e bere, completamente gratuita per i soci e gli ospiti (con una quota di 13mila dollari mensili, e l’obbligo di essere proprietari di una di quelle ville, non credo che sposti di molto il budget…).
Altra esperienza che difficilmente potrò dimenticare, oltre a quella dove in viaggio di nozze giocammo con Katia a Sherwood (non c’era Robin Hood) e addirittura ci chiesero quali palle utilizzavamo, per poi trovarle appena scartate per la pratica, è stata nel 2024, vicino ad Atlanta. Dormivamo in un camping che si trovava a un chilometro dal circolo. Decidemmo quindi di andare a piedi al golf. Vi dico solo che lungo la strada una volante della polizia, forse impietosita dall’evidente stanchezza, decise di caricarci sui sedili posteriori (proprio come due delinquenti) ed accompagnarci fino alla segreteria, aggiungendo inoltre che una volta terminato il giro potevamo chiamarli per tornare al nostro motorhome.
Insomma, non importa dove, non importa con chi, ma organizzare un viaggio e includere qualche “round” in maniera random ti crea un legame fortissimo con le persone e il posto che hai scelto come meta delle tue vacanze.
clubmanager@terredeiconsoli.it