Per giocare al meglio, devi imparare a controllare le emozioni più che i pensieri. Ecco i sette stati d’animo che possono prendere il sopravvento del tuo gioco durante un giro e come superarli.

Imbarazzo

Ci sono momenti nel golf così umilianti, così capaci di scuoterti nel profondo, da farti venire voglia di fare cose che farebbero inorridire i ragazzini del tuo circolo. Non parlo di quando toppi un ferro 4: quel colpo non ti aspetti certo di eseguirlo alla perfezione. Il vero rischio emotivo arriva con i colpi più semplici. Prendiamo quei 60 centimetri per il birdie che i tuoi amici ti obbligano a imbucare. Quanto sarebbe imbarazzante sbagliarli? È sufficiente un piccolo colpo di putter, eppure capita spesso che la palla non arrivi nemmeno a sfiorare la buca. Puoi fingere incredulità, trovare una scusa, dare la colpa a qualcosa o qualcuno. Ma la vergogna è reale.

Cosa fare quindi?
Per prima cosa, devi capire che la paura di fare una figuraccia nasce da quello che immagini che i tuoi compagni di gioco stiano pensando o diranno. La verità? Non gliene importa niente. Sono troppo concentrati sul loro gioco.
Quindi smettila di preoccuparti. Il vero danno è quello che tutto questo stress provoca al tuo corpo: prende il controllo dei tuoi movimenti e trasforma il tuo colpo in un gesto rigido, nervoso, a scatti. E a quel punto non hai alcuna possibilità. La soluzione è ridurre il bersaglio e accorciare il momento, proprio come farebbe un giocatore di basket prima di un tiro libero.
Più a lungo rimani immerso nell’emozione, peggio diventa. Scegli un piccolo punto sul retro della buca, guardalo una volta e vai.

La rabbia

Quando non riesci a credere a quello che hai appena combinato, ricordati: non sei poi così bravo.

Questa non è frustrazione, è rabbia vera e propria, fuori controllo. Ti viene voglia di lanciare il bastone in uno stagno o di spezzarlo sulle ginocchia. Ma come ci sei arrivato? Forse tutto è iniziato con un bogey distratto, seguito da un doppio: la rabbia comincia a montare. Poi arriva la tempesta perfetta: piazzi un ottimo drive dal tee, lasciandoti un semplice wedge, e invece di colpire la palla fai una flappa clamorosa sollevando una zolla enorme. La rabbia diventa furia quando mandi fuori misura due approcci e poi fai tre putt per un triplo bogey. A quel punto sei finito.

Cosa fare quindi?
Per quanto la rabbia possa sembrare qualcosa di improvviso e incontrollabile, in realtà è già lì dentro di te molto prima che inizi il giro. Nasce nel momento in cui le tue aspettative smettono di coincidere con la realtà.

Probabilmente è iniziata la sera prima, quando ti sei immaginato mentre giocavi un golf perfetto e realizzavi il tuo miglior score di sempre. Sono proprio queste aspettative a creare tensione, ed è quello il vero problema. Per prevenire la rabbia, ammetti con te stesso che questo gioco è difficile e che è molto probabile che farai degli errori. Ricordati che non sei poi così bravo: non ti alleni abbastanza per avere il diritto di arrabbiarti così tanto.

Se senti che la rabbia sta arrivando, pensa al «professionista della seconda palla»: quel giocatore che, dopo aver combinato un disastro, lascia cadere un’altra palla e la colpisce alla perfezione. Prova a ritrovare quella stessa sensazione di libertà prima di colpire la palla che potrebbe mandare tutto storto.

Senso di colpa

Eccoci di fronte a un’altra trappola emotiva che tende a insinuarsi poco alla volta e a rovinarti la giornata. Immagina di essere sul campo e di giocare come un principiante allo sbaraglio, dopo aver detto al tuo partner che saresti stato via quattro ore e ti ritrovi invece a essere fuori da quasi sei. E nel frattempo hai pure perso la partita di calcio di tuo figlio.

Quando i drive volano e i putt entrano, questi pensieri non hanno un grande peso emotivo. Ma quando il tuo gioco comincia ad andare male, il senso di colpa prende il sopravvento e spazza via tutto il resto.

Cosa fare?
Per cominciare, renditi conto che il senso di colpa è un’emozione completamente inutile. Non riuscirai a razionalizzare ciò che ti stai perdendo o chi stai facendo arrabbiare. Ormai sei lì, sul campo, e nessuna scusa o storia che potrai raccontare alla tua famiglia cambierà quello che è successo.

Impegnati quindi a sfruttare al meglio il tempo che ti resta del giro. Prova a trasformare il senso di colpa in gratitudine. Dopotutto, stai facendo proprio quella cosa che dici di amare. Se hai bisogno di ricordartelo, prendi un pennarello indelebile e scrivi «gratitudine» sul guanto. Quando senti affiorare il rimorso, guarda quella semplice parola e lasciati guidare dall’idea di vivere pienamente l’opportunità offerta da ogni singolo colpo, uno alla volta.

Delusione

Evita quei momenti da «ci risiamo» affidandoti ai colpi che sai di poter eseguire

Perdere provoca delusione, e non parlo della sconfitta in una gara importante. Parlo delle piccole sconfitte che capitano continuamente durante un normale giro una gara.

Rimani bloccato nel traffico, arrivi tardi al golf, salti la tua routine e il campo pratica e poi fai un top alla 1. Per quanto possa sembrare banale, stai già elaborando di aver mancato una buona partenza. Oppure fai tre putt da tre metri alla 1, trasformando un possibile birdie in un bogey. O ancora: il tuo compagno di gioco in quattro palle manda un colpo fuori limite e ti dice: «La buca è tua, amico». Poi ti metti sulla palla e fai esattamente la stessa cosa.

Il punto è che hai subito una sconfitta inattesa, e questo ti mette in una sorta di piccolo stato di shock. Prendiamo proprio l’esempio del compagno di gioco. La tua concentrazione è passata da «devo semplicemente mettere la palla in gioco» a «non devo mandarla fuori limite». La preoccupazione di non deludere il tuo compagno ti irrigidisce a tal punto che l’unica cosa che riesci a fare è spedire la palla out.

Fai invece una promessa a te stesso: se devo uscire di scena, lo farò combattendo, ma con un colpo che so di poter eseguire. Scegli il tuo bastone di fiducia, magari un legno 5 o un ibrido, punta lontano dal pericolo e fai lo swing pensando soltanto al bersaglio, senza pensieri tecnici. Mantieni il finish e goditi la sensazione di aver eseguito il colpo con convinzione, non con paura.

La delusione non può sopraffarti quando sai di non esserti tirato indietro di fronte al momento.

Noia

Un giro di golf è una prova di resistenza. Mettici davanti qualche gruppo particolarmente lento, magari un po’ di tempo perso tra gli alberi, e quello che sembrava lungo diventa infinito. A un certo punto arriva la noia.

E cosa succede? Perdi la concentrazione. Cominci a controllare messaggi ed e-mail. Quando è il momento di colpire, non presti più molta attenzione oppure, semplicemente perché ti annoi, inizi a provare colpi improbabili e soluzioni strampalate. In entrambi i casi, le probabilità di fare un buon colpo non sono granché.

La buona notizia è che la noia è un’emozione che puoi prevedere. Crea un piccolo rituale che ti permetta di accendere e spegnere la concentrazione. Può essere il gesto di infilarti il guanto o di appoggiare leggermente la testa del bastone a terra prima di fare uno swing di prova. Un piccolo gesto fisico che ti dica: è il momento di concentrarti per i prossimi trenta secondi.

Dopo aver colpito la palla, puoi tranquillamente staccare la spina e lasciare vagare la mente. Detto questo, non sono un grande fan dell’idea di controllare i messaggi: potresti imbatterti in una mail del capo o nell’estratto conto della carta di credito. Disconnetterti per qualche ora dal tuo smartphone ti permette di risparmiare energie emotive, e di quelle ne avremmo tutti bisogno.

L’importante è avere sempre un piccolo rituale che ti permetta di riaccendere l’interruttore quando è il momento di farlo.

Solitudine

Questa è una trappola insidiosa, perché nel golf si passa parecchio tempo da soli. Sei tu a scegliere i colpi, sei tu che ricordi le interminabili sessioni in campo pratica, sei tu ad avere in testa quella lista di cose da controllare durante lo swing. Di conseguenza, il gioco può diventare isolante, soprattutto quando scendi in campo e improvvisamente tutto comincia ad andare storto. Ti ritrovi a cercare le palle finite tra i cespugli mentre i tuoi compagni chiacchierano tranquillamente in fairway. I golfisti dicono di amare la sfida interiore che questo sport comporta, ma accidenti, nella testa tutto può diventare improvvisamente buio molto velocemente.

Il punto è accorgersi quando si sta diventando troppo introversi. Camminare a testa bassa, rimuginare sui pensieri tecnici dello swing, non concedersi mai una pausa per socializzare: scommetto che non è così che giochi il tuo miglior golf.

Pensa ai tuoi giri più belli, quelli che ti hanno dato maggiore soddisfazione. Come sei quando giochi così? Probabilmente racconti storie, scherzi e ridi. Reagisci a quello che hai davanti, sei concentrato sul bersaglio e non pensi troppo alla tecnica. Quando perdi quella sensazione, obbligati a fare un reset. Immagina di aver appena completato le prime nove buche e porta mentalmente il ristoro di metà percorso fino a te. Concediti una «birra mentale», tira fuori una palla nuova. Smetti di rimuginare e torna a giocare.

Speranza

La speranza è una trappola. Non lasciare che un colpo bello o fortunato ti faccia sentire un campione del Tour.

Lo so, sembra assurdo che la speranza possa essere negativa, ma spesso è proprio così. È un po’ come il pensiero positivo: «Posso fare qualsiasi cosa, se davvero me lo metto in testa». Convincersi di questo può spingerti a giocare in modo troppo aggressivo e ad assumerti rischi eccessivi.

Immagina di iniziare il giro con un doppio bogey e poi un altro subito dopo, per poi imbucare un putt da 12 metri per il birdie alla 3. «Sono tornato, ragazzi!». Così, alla buca successiva, provi a disegnare un bel draw alto dal tee e mandi la palla in bosco. Hai confuso la fiducia con la capacità reale di eseguire quel colpo.

La soluzione è affidarsi a un pensiero realistico, anche quando significa essere negativi, e soprattutto essere onesti sui colpi e sulle situazioni in cui fai più fatica. Prima di iniziare il giro, annota qualche indicazione sullo score. Cerchia le buche nelle quali puoi permetterti di essere aggressivo e segna quelle in cui è meglio giocare in sicurezza.

Non lasciarti tentare dalle possibilità che si aprono solo perché hai appena realizzato un buon colpo. Fidati invece del piano che hai elaborato quando eri emotivamente neutrale. Se il piano dice legno 3, gioca il legno 3. La speranza non è una strategia.