Con grandi probabilità Tiger Woods non giocherà nemmeno l’Open Championship, il quarto e ultimo major della stagione in programma dal 16 al 19 luglio al Royal Birkdale di Southport, in Inghilterra.

Queste le ultime insistenti voci che trapelano da alcune attendibili fonti statunitensi. Non si tratta di una sorpresa ma piuttosto dell’ennesimo duro richiamo alla realtà per tutti i fan di Tiger.

Per il secondo anno consecutivo, l’uomo le cui 15 vittorie nei major sono seconde solo alle 18 di Jack Nicklaus, salterà tutti e quattro i tornei dello Slam.

Come riportato martedì da Sports Illustrated, Woods non si è iscritto al momento all’Open Championship al Royal Birkdale e, non avendo nemmeno un’esenzione per partecipare al prossimo U.S. Open a Shinnecock Hills, il cinquantenne ex numero 1 del mondo sarà quindi assente dai più importanti eventi golfistici dell’estate.

Già nel 2025 aveva dovuto saltare tutti e quattro i major per la rottura del tendine d’Achille subita a marzo. Lo scorso ottobre si è inoltre sottoposto a un intervento chirurgico di sostituzione di un disco vertebrale e sembrava lasciare aperta una piccola possibilità di partecipare al Masters ad aprile.

Invece, il 27 marzo, è stato coinvolto in un incidente stradale vicino alla sua casa di Jupiter, in Florida, ed è stato arrestato sul posto per guida in stato di ebbrezza, mancato superamento del test di sobrietà e rifiuto di sottoporsi a un test delle urine.

Tiger si è dichiarato non colpevole per guida in stato di ebbrezza con danni materiali e per il rifiuto di sottoporsi a un test legale. Il 12 maggio il giudice che segue il caso ha stabilito che i procuratori potranno accedere alle cartelle cliniche relative ai farmaci assunti dal golfista.

Gli avvocati di Tiger avevano chiesto un’ordinanza di protezione, sostenendo che tali documenti non dovessero essere resi pubblici. Il giudice ha comunque approvato un’ordinanza che limita l’accesso ai documenti.

Il 31 marzo Tiger, attraverso i suoi canali social, aveva annunciato che si sarebbe fermato per “curarsi e concentrarsi sulla sua salute”. Poi, il 1° aprile, un giudice della contea di Martin, in Florida, lo ha autorizzato a recarsi in Svizzera per ricevere cure lontano dall’attenzione dei media e del pubblico.

È rimasto in Svizzera sino a settimana scorsa, quando improvvisamente alcuni media hanno dato la notizia del suo ritorno in Florida. Sabato scorso, i sistemi di tracciamento dei voli hanno segnalato che l’aereo di Tiger era tornato di nuovo in Svizzera, presumibilmente per riprendere quello che viene descritto come un trattamento della durata di tre mesi.

Vincitore di 82 titoli del PGA Tour, Tiger è ormai vicino ai due anni senza di assenza dalle competizioni ufficiali. Il suo ultimo torneo è rimasto l’Open Championship del 2024 a Troon, dove non superò il taglio.

Prima di allora aveva giocato quattro volte in quella stagione, ritirandosi al Genesis Invitational per malattia, chiudendo al 60° posto il Masters e mancando il taglio sia al PGA Championship che allo U.S. Open.

Sono ormai passati più di sette anni dalla sua ultima vittoria in un major: il trionfo tanto improbabile quanto leggendario al Masters del 2019, ottenuto all’età di 45 anni.

Proprio il Masters, che garantisce un’esenzione a vita ai vincitori (purché siano ancora competitivi), e l’Open Championship (dove i campioni sono esentati fino ai 60 anni) sono gli unici major nei quali Tiger conserva ancora il diritto di giocare.

Il suo eterno rivale dei tempi d’oro, Phil Mickelson, sempre secondo Sports Illustrated si è invece iscritto all’Open Championship. Il mancino oggi 55enne vinse la Claret Jug nel 2013 a Muirfield e ha partecipato a 31 delle ultime 32 edizioni dell’Open britannico.

Tuttavia, in questa stagione ha giocato un solo torneo del LIV Golf e non ha preso parte né al Masters né al PGA Championship, dichiarando “problemi di salute familiari”.

Non prenderà invece parte allo U.S. Open, torneo in cui è arrivato secondo sei volte ma in cui non ha nemmeno provato quest’annno a entrare nel field attraverso le qualifiche.

di Tod Leonard – fonte Golf Digest