Lo scorso fine settimana stavo giocando con due amici. Le prime nove buche erano filate via lisce: poco meno di due ore di gioco. Arrivati alla 10 vedevamo finalmente il flight che ci precedeva sul green e il loro ritmo era assolutamente regolare.
A un certo punto, però, notiamo un giocatore da solo che prova lo swing in quella che era la nostra buca. Strano, perché sulle prime nove non c’era mai stato nessuno davanti a noi oltre al flight che stavamo seguendo.
Era un circolo privato, quindi era possibile che gli fosse stato concesso di partire direttamente dalle seconde nove. Ma la giornata era piuttosto affollata, complice il tempo perfetto, e la cosa sembrava comunque insolita. Non ci abbiamo dato troppo peso.
Pochi minuti dopo raggiungiamo le nostre palle nel rough di destra, accanto alla 11, un dogleg verso sinistra, una zona dove finiscono spesso i drive partiti dal tee di questa buca. Mentre mi preparo a giocare, il mio amico sul cart urla: “Ma che diavolo?!”.
Non faccio nemmeno in tempo a vedere la palla: il giocatore solitario dal tee della 11 aveva tirato il drive accidentalmente nella nostra direzione e la sua palla era in direzione esatta del mio compagno. Per fortuna l’ha vista all’ultimo istante ed è riuscito a proteggersi alzando un braccio, evitando che lo colpisse in pieno petto.
La domanda è una sola: avrà gridato “FORE!”?
No.
E ormai viene spontaneo chiedersi: c’è ancora qualcuno che lo fa?
Gioco a golf da oltre vent’anni e mi sento abbastanza sicuro nel dirlo: l’etichetta del “FORE!” non è mai stata così trascurata. Sarebbe facile attribuire la colpa al boom di nuovi golfisti arrivati dopo la pandemia, molti dei quali non hanno mai imparato le regole basilari del comportamento in campo. E, probabilmente, è proprio così. Nessuno ha insegnato loro uno dei concetti più semplici del golf: se hai anche il minimo dubbio che la tua palla possa avvicinarsi ad altri giocatori, urla “FORE!”.
Quel giocatore, invece, non lo ha nemmeno sussurrato.
Il mio amico è andato su tutte le furie e gli ha urlato: “Niente? Non dici proprio niente?”. Io detesto qualsiasi forma di confronto diretto, ma il giocatore si è avvicinato alla sua palla e il mio compagno gli ha chiesto: “Non sai dire ‘FORE’?”. L’altro è rimasto praticamente in silenzio. “Almeno chiedi scusa”, ha insistito il mio amico.
Alla fine è arrivato un timido: “Dai, calmati… scusa, va bene?”. Una risposta quasi peggiore del mancato avvertimento.
E allora la domanda diventa inevitabile: quanto è giusto arrabbiarsi quando qualcuno non grida “FORE!”?
Non sono certo favorevole alle risse sul campo e, come detto, odio le discussioni. Ma in una situazione del genere hai tutto il diritto di essere furioso, soprattutto se la pallina ti colpisce davvero, come è successo al mio compagno. L’ho lasciato sfogare, senza arrivare alle mani, naturalmente. Anzi, in un certo senso l’ho anche apprezzato.
Perché non urlare “FORE!” è semplicemente inaccettabile.
È il gesto più facile da fare e, semmai, è meglio esagerare che tacere. A tutti è capitato di spedire una palla verso un altro flight pensando: “Tanto non li prenderà mai”. Eppure bisognerebbe gridare lo stesso. Sempre.
Avremmo dovuto capire che non sarebbe finita lì. Alla buca successiva è successo di nuovo. Questa volta la palla non ha sfiorato il mio amico: è finita una cinquantina di metri più in là. Ma quel giocatore, evidentemente alle prese con un serio blocco mentale con il driver, ha letteralmente shankato il colpo spedendolo fino al green della buca che stavamo giocando, mentre noi eravamo ancora in fairway a preparare gli approcci. Di nuovo, nessun “FORE!”. Niente di niente.
Il mio amico è ripartito all’attacco, finché il fratello gemello – uno che normalmente alimenta le polemiche anziché spegnerle – non è intervenuto per calmare la situazione. E questo dà bene l’idea di quanto fosse arrabbiato.
A ragione.
Quel giocatore sembrava completamente inconsapevole di ciò che stava facendo. Forse era uno dei tanti golfisti che hanno iniziato dopo il 2020, convinto di poter partire da solo dalle seconde nove in una delle giornate più belle dell’estate.
Magari non era così: magari giocava da anni e stava semplicemente attraversando un periodo nero con il driver. Ma resta il fatto che si è infilato alla buca 10 tra un flight da quattro e uno da tre e ha mancato due occasioni su due di avvertire gli altri con un “FORE!”, una delle quali si è conclusa con una pallina addosso a un componente del nostro gruppo.
La morale è semplice.
Nel dubbio, urlate “FORE!” con tutto il fiato che avete. Nessuno si arrabbierà perché lo avete fatto. Al contrario, quando qualcuno non lo fa, le proteste sono più che giustificate. Purché restino verbali. Anche se, dopo due episodi nella stessa partita, la pazienza di chiunque comincerebbe seriamente a vacillare.
di Christopher Powers – Fonte Golf Digest
"FORE!": una parola ormai spesso dimenticata…