La terra di Normandia è un’immensa tavolozza di sfumature verdi, cosparsa di piccoli villaggi e fattorie dai tetti ripidi e i muri in pietra. Le geometrie dei campi, racchiuse e sottolineate da un ininterrotto susseguirsi di siepi, si perdono all’orizzonte in un paesaggio morbido come quello del mare quando, dopo una notte senza vento, le onde lambiscono pigre la battigia. Pare quasi che per insolita magia si siano solidificate dando al paesaggio agreste dolci rilievi, mai troppo ripidi e mai definitivamente acquietati.

Tuttavia, voltandosi a guardare alle proprie spalle, eccolo lì veramente, il mare. Di un blu così brillante quanto lo era il verde dei pascoli, con le sue onde spumeggianti e le imponenti maree a lambire la costa, laggiù, molto più in basso di dove poggiano i nostri piedi. Sopra gli scrosci dei marosi e il turbinio del vento onnipresente i gabbiani, minuscoli puntini bianchi nell’immenso blu del cielo e del mare, si innalzano nel vento sino a giungere talvolta sopra le falesie. Così vicini che pare di toccarli.

Sono queste le principali sensazioni che invitano a conoscere questa terra e il Golf Marin d’Ètretat è la quintessenza di questa costa normanna. Nato nel 1908, è un immenso prato verde, sovrastante la falesia che circonda l’omonima baia. È qui che le palline contendono il cielo ai gabbiani anche se talvolta accade l’esatto contrario e l’impertinente pennuto se ne vola via con la vostra nel becco. I notevoli dislivelli e il vento forte e costante allungano in modo virtuale il percorso. A questo riguardo le buche più impegnative sono la 3 (par 4 di 394 metri dai tee di campionato), davvero difficile da chiudere in par, e la 10 (par 5 di 456 metri) che offre il miglior colpo d’occhio di tutto il percorso. Sarà comunque al tee della 14 (par 4 di 336 metri) che vi servirà tutto il vostro sangue freddo per lanciare il drive a superare l’abisso sopra a una profonda insenatura della falesia.

È un campo davvero indimenticabile, con panorami spettacolari che si possono ammirare dai tee e dai green di almeno metà del percorso. Potreste anche perdere un po’ di palline, specialmente con il sole del tramonto, il profumo del mare a riempirvi i polmoni e l’urlo delle onde che s’infrangono sugli scogli. È facilissimo scordarsi di guardare dove le avete lanciate, ma ne sarà sicuramente valsa la pena.

Per trovare altri due campi che interpretino degnamente i paesaggi della “campagna normanna” il bocage normand e dello “stagno”, l’etang. occorre dirigersi a sud per Deauville dove l’estuario della Senna si apre sul mare. Dai tempi della Belle Epoque, con il suo casinò, il teatro e l’ippodromo è la spiaggia della Parigi che conta.

Il Golf Barrière de Deauville si trova a soli tre chilometri dal centro della cittadina ed è un gran bel campo, posto sul fianco delle colline che guardano il mare. Tracciato nel 1928 dall’inglese Simpson è stato ridisegnato nel ‘62 da Henry Cotton. Il resort possiede 27 buche che si sviluppano su di un terreno di 70 ettari ben coperti di vegetazione. I curatissimi fairway sono alquanto larghi e offrono magnifici scorci sulla valle e la costa, il rough è relativamente facile e pulito per consentire un gioco veloce a tutti i golfisti, ma i green sono rialzati e ottimamente difesi da numerosi bunker. La clubhouse non è tra le più grandi ma del resto si trova a pochi passi dall’Hotel Barrière. Il percorso da campionato è un par 71 piuttosto impegnativo, specialmente alla buca 13, par 4 di 366 metri dai back tee, per il dislivello a salire, il cambio di direzione e il green molto in pendenza, ma si farà perdonare subito dopo con la magnifica vista sulle colline della Normandia dal tee della 14, par 4 di 403 metri tutto in discesa.

Un po’ più lontano dalla costa si trova il Golf Club de l’Amirauté con un percorso molto aperto che consente un’ampia visione sulla valle da quasi tutto il tracciato. Si sviluppa lungo il fiume La Torque dove anticamente si trovava un piccolo porto, ma deve il suo nome all’omonimo resort che lo gestisce. Dell’antica palude rimangono gli ostacoli d’acqua che affiancano ben 15 buche, ma è l’ambientazione ad essere davvero originale. È un giardino fiorito con una vegetazione decisamente bassa e quasi ogni buca è impreziosita da una grande scultura moderna che si inserisce simpaticamente nel contesto naturale. I fairway sono larghi e ben tenuti ma il rough è impietoso, soprattutto vicino all’acqua. I green sono veloci, mossi, rialzati e difesi da grandi bunker. La clubhouse infine è molto elegante.

Per visitare l’ultima destinazione di questo viaggio occorre proseguire a ovest oltre Caen e Bayeux fino a Port en Bessin, a soli cinque chilometri dalla famosa spiaggia di Omaha Beach. Accanto a quelle immense spiagge che videro arrivare i mezzi da sbarco e sulle quali molti uomini scrissero la storia con il loro sacrificio, troviamo l’Omaha Beach Golf Club che conta due percorsi: La Mer, par 72 di 5.647 metri, e Le Manoir, par 71 di 5.571 metri.

L’architetto francese Yves Bureau realizzò le prime 27 buche nel 1986 che nel 2009 vennero ampliate in due campi regolari. “La Mer” raccoglie la maggior parte del percorso storico che si trova proprio a ridosso della rada di Port en Bessin, che fu ugualmente teatro dello sbarco, mentre il bocage normand e l’etang, dove l’acqua è padrona, caratterizzano “Le Manoir”.

“La Mer” si sviluppa sulle falesie che sovrastano il porto e la spiaggia, offrendo una gran vista sulla costa e sulla baia ma deve subire la forza, i capricci e le insidie del vento. Le sue ultime nove si sviluppano principalmente nel bocage normand dov’è stata ricreata la quintessenza della campagna normanna: le siepi, gli alberi secolari, il verde brillante dei prati e degli alberi da frutto che, specialmente in primavera, offrono uno spettacolo davvero prezioso.

Fairway e green sono ovunque ottimi nonostante le differenze di esposizione e clima e la club house è molto bella e confortevole con una spiccata atmosfera internazionale in quanto sono numerosi i giocatori inglesi che attraversano la manica per venire a giocare qui.

La 6 del La Mer, par 4 di 374 metri, più di ogni altra lascerà una traccia indelebile nei vostri ricordi. È tra le più impegnative, con il green ben difeso da otto grandi bunker, ma sarà il panorama sulla costa a togliere il fiato e nessuno vi farà urgenza se sosterete qualche minuto al memoriale dello sbarco che si trova proprio qui, sul bordo della falesia.

In tema con lo spirito del Club, ogni buca è dedicata a militari importanti o a uno dei tanti atti di eroismo compiuti nei giorni memorabili dello sbarco. Proprio a causa di questo particolare, su questo tappeto verde è stata scritta una delle più commoventi pagine di storia del golf. Per decenni golfisti inglesi e americani sono giunti sin qui a onorare i loro compagni caduti nei giorni della liberazione e anche oggi, proprio al “memoriale”, ci sono sempre alcune coroncine di fiori. Così faceva anche Raymond Rudolph Tollefson. Ogni anno, al tee della 9 la Colonel Rudder (272 metri par 4), si fermava un attimo in silenzio a ricordare il suo colonnello. Tollefson ce l’aveva fatta anche se per le sue ferite di guerra dovette restare in ospedale fino al 1946, il suo colonnello no. Nel 2009 però, durante le celebrazioni per il 65° anniversario dello sbarco, accadde l’inaspettato. 

Tollefson fu invitato come ospite d’eccezione e accompagnato dal direttore, insieme ad alcuni amici, direttamente al tee della “Colonel Rudder”. La buca è in forte salita e costituisce un naturale anfiteatro che porta alla clubhouse. Assiepati sul pendio del fairway tutti i soci del club e un gran numero di ospiti erano lì ad attenderlo. 

Non comprendendo la ragione di una simile folla temette uno scherzo, ma quando fu vicino alla plaquette del tee scoprì che accanto ad essa ce n’era un’altra dedicata proprio a lui che era stato decorato con la “Purple Heart” degli Stati Uniti d’America e la “Stella della Legion d’Onore” della Repubblica Francese per i servizi resi in tempo di guerra. E mentre le lacrime rigavano il volto di molti dei presenti il cielo luminoso di Normandia s’inchinò anche lui tra lo scrosciare degli applausi.

 

Particolarità

Ci sono almeno due cittadine che occorre assolutamente visitare. Lungo la magnifica Côte d’Albâtre, poco a nord di Le Havre, si trova la cittadina di Ètretat (nella foto sotto) situata in una bellissima baia lungo la falesia d’Aval. Nella seconda metà dell’Ottocento, ai tempi della Belle Epoque, venne scoperta da alcuni grandi artisti che in pochi anni trasformarono l’antico villaggio di pescatori in un vivace centro artistico e culturale. Il primo fu Alphonse Karr, giornalista e romanziere, ma subito dopo arrivarono Claude Monet e altri importanti pittori impressionisti che catturarono nelle loro tele la splendida luce di queste coste. Per Guy de Maupassant fu un vero amore a prima vista, il compositore Jacques Offenbach vi fece costruire una villa e Maurice Leblanc vi scrisse il suo indimenticabile Arsenio Lupin.

Per ritrovare una versione contemporanea di quell’epoca bisogna invece visitare alla cittadina di Honfleur situata lungo l’estuario della Senna proprio di fronte a Le Havre. È una meta quasi obbligata per chi è alla ricerca di nuovi talenti. Il mercato del sabato mattina occupa tutte le viuzze del borgo antico, intorno alla rada delle imbarcazioni da diporto, ed è un appuntamento molto piacevole, colorato, profumato dei frutti e dei sapori della campagna francese. Sono però le gallerie d’arte che qui si susseguono numerose a regalare piacevolissime sorprese sia per gli amanti dell’impressionismo sia per quelli che preferiscono stili più moderni. Come in tutta la Francia le specialità gastronomiche locali offrono piacevolissime occasioni per rallentare il ritmo del viaggio. Tra di esse occorre menzionare: l’anatra di Rouen, i rinomati formaggi di Bernay e Livarot, il calvados di Saint-Pierre-de-Cormeilles (distillerie di Busnel) e di Breuil en Auge (Château de Breuil), la Benedictine imbottigliata nel suggestivo monastero di Fecamp ma prodotta a Bayeux, una graziosa cittadina normanna miracolosamente sopravvissuta alla Seconda Guerra Mondiale. Infine per chi ama il pesce i must sono il mercato del pesce di Bernières-sur-Mer, le cappesante (coquilles St. Jacques) di Port en Bessin e le ostriche di Pointe du Hoc e Saint-Vaast-la-Hongue. Nonostante l’abbinamento cibo-vino non sia esattamente di produzione locale, posso assicurare che le ostriche allo champagne offrono una piacevolissima esperienza.

Scenic panoramic sight in Etretat, Seine-Maritime department in Normandie, France

Per un elenco completo dei ristoranti segnalati dall’associazione “Manche Gastronomie du Terroir” visitare il sito: www.manchegastronomie.com