Rory McIlroy apre alla possibilità di rivedere sul PGA Tour i giocatori che avevano abbandonato il circuito statunitense per il LIV Golf. Il nordirlandese, numero 2 del ranking mondiale, ha dichiarato che voterebbe a favore del loro ritorno, pur senza indicare quale percorso dovrebbe essere seguito né a quali condizioni. Una posizione significativa, soprattutto considerando che McIlroy è stato tra i più accesi oppositori del progetto saudita fin dalla sua nascita, nel 2022.

Le dichiarazioni sono arrivate ieri, a Nuova Delhi, dove il campione nordirlandese si trova per partecipare all’India Championship del DP World Tour. McIlroy è intervenuto al Bloomberg New Economy Forum, in un’intervista pubblica condotta da Mishal Husain, giornalista di punta di Bloomberg. Tra i temi affrontati, inevitabilmente, anche il conflitto che da cinque anni divide il golf professionistico tra PGA Tour/DP World Tour e LIV.

“Una buona idea a metà, realizzata male”

McIlroy non ha risparmiato critiche alla gestione del progetto LIV, sostenuto dal Public Investment Fund (PIF) dell’Arabia Saudita con investimenti stimati tra i 5 e i 7 miliardi di dollari, prima che il fondo ritirasse il proprio sostegno all’inizio del 2026.

“Il LIV probabilmente era una buona idea a metà, ma è stata realizzata piuttosto male – ha osservato il nordirlandese -. Avevano molto capitale, ma credo che una parte considerevole sia stata sprecata. Avrebbero potuto utilizzare quel denaro in modo molto più strategico, collaborando con alcuni degli organi di governo del nostro sport. Avrebbero certamente potuto fare cose migliori, invece di limitarsi ad arricchire professionisti che guadagnavano già molto”.

Il giudizio riassume la posizione che McIlroy ha mantenuto nel corso degli anni, pur con qualche apertura al dialogo man mano che il modello economico del PGA Tour si trasformava e le difficoltà di LIV diventavano più evidenti.

L’idea di introdurre nuovi format, competizioni a squadre e un prodotto televisivo differente aveva elementi potenzialmente interessanti. Secondo McIlroy, tuttavia, l’enorme disponibilità finanziaria non è stata accompagnata da una strategia altrettanto efficace e lungimirante. Gli ingaggi faraonici delle stelle del circuito hanno assorbito risorse ingenti, senza garantire la stabilità del progetto nel lungo periodo.

La crisi del LIV e il futuro dei suoi campioni

Le parole di McIlroy arrivano in una fase particolarmente delicata per il LIV. Dopo aver presentato istanza di protezione dai creditori attraverso la procedura statunitense Chapter 11, il circuito sta cercando di riorganizzarsi per continuare a disputare tornei nel 2027, sotto una nuova configurazione indicata come LIV 2.0.

La crisi ha già provocato l’uscita di diversi giocatori di primo piano, tra cui Jon Rahm, Patrick Reed e Sergio Garcia, e ha riaperto una questione centrale per il futuro del golf mondiale: come reintegrare nel sistema tradizionale i professionisti che avevano lasciato il PGA Tour per aderire alla lega saudita.

Al momento, il percorso di rientro non è semplice. I giocatori che hanno abbandonato il LIV devono fare i conti con le regole di ammissione del PGA Tour e, nelle condizioni attuali, potrebbero essere costretti a riconquistare la propria carta attraverso il DP World Tour o il Korn Ferry Tour.

Il commissioner e amministratore delegato del PGA Tour, Brian Rolapp, non ha finora annunciato un programma generale di reintegro paragonabile al Returning Member Program, introdotto a gennaio e sfruttato soltanto da Brooks Koepka.

Rimane inoltre in vigore la sospensione di un anno dalle competizioni del PGA Tour, calcolata a partire dall’ultima partecipazione a un torneo del LIV, per i giocatori interessati.

DP World Tour: una porta aperta ma con condizioni

La situazione è differente sul DP World Tour, che consente ai propri membri, compreso Rahm, di tornare a competere una volta regolarizzate le sanzioni pecuniarie pendenti.

Il circuito europeo ha tuttavia introdotto un’importante limitazione per il futuro: secondo quanto annunciato questa settimana, chi prenderà parte a LIV 2.0 non potrà disputare tornei del DP World Tour nel 2027 e non sarà eleggibile per la Ryder Cup in Irlanda.

Una decisione che evidenzia quanto la ricomposizione del conflitto resti complessa, anche in presenza di una maggiore disponibilità al dialogo da parte di figure influenti come McIlroy.

Il sì di McIlroy non è ancora una soluzione

Interrogato direttamente sulla possibilità di consentire agli ex giocatori LIV di rientrare nel PGA Tour, McIlroy ha risposto che voterebbe a favore. La sua apertura, però, non equivale a una proposta operativa e non chiarisce se il ritorno dovrebbe essere immediato, subordinato a sanzioni o legato a un percorso di qualificazione.

Il significato politico della dichiarazione resta comunque rilevante. McIlroy è stato uno dei simboli della resistenza del PGA Tour all’offensiva saudita e, nel corso della frattura, ha più volte criticato la scelta dei giocatori che avevano lasciato il circuito americano per inseguire contratti molto più remunerativi.

Oggi, con il LIV alle prese con una profonda ristrutturazione finanziaria e diversi campioni in cerca di una nuova collocazione, il suo atteggiamento appare più pragmatico. Il messaggio è chiaro: il futuro del golf professionistico potrebbe beneficiare di una ricomposizione della frattura, purché questa non cancelli le regole e le responsabilità che hanno accompagnato la separazione.

La vera incognita riguarda ora la posizione del PGA Tour. Un eventuale reintegro dovrebbe conciliare gli interessi commerciali del circuito, le esigenze dei giocatori rimasti fedeli e il principio di equità sportiva. McIlroy ha indicato la direzione in cui sarebbe disposto a muoversi. Toccherà ai vertici del Tour stabilire se e come trasformare quell’apertura in una soluzione concreta.

di Tod Leonard – Fonte Golf Digest