Prendetevi un momento e provate a visualizzare l’Augusta National Golf Club. Quante buche riuscite chiaramente a ricordare, molte vero?

A parte il vostro campo e una manciata di altri celebri percorsi potrebbe non esserci nessun campo al mondo con cui avete più familiarità di Augusta, e molto probabilmente non ci avete mai nemmeno giocato…

Questa familiarità deriva dall’aver osservato per anni i momenti indimenticabili del Masters in tivù, attimi che ci hanno permesso di scoprire le caratteristiche del capolavoro golfistico di Alister MacKenzie e la strategia necessaria per interpretarlo al meglio.

Il problema, tuttavia, è che tutto questo, ovvero come la storia e i suoi campioni del passato ci hanno insegnato si debba giocare l’Augusta National, sta oggi diventando obsoleto a causa dell’evoluzione dell’attrezzatura e da una migliore analisi e comprensione delle statistiche.

Uno dei maggiori esperti di quet’ultime, il fondatore di Decade Golf Scott Fawcett, ritiene che su alcune buche sia necessario adottare un nuovo approccio, mentre su altre la vecchia strategia è ancora valida.

Ogni anno al Masters (così come negli altri tre major), Fawcett fornisce ad alcuni giocatori del tour che segue suggerimenti chiave, come la linea ideale sui tee shot e la migliore strategia per giocare ogni buca in base all’analisi delle statistiche.

Abbiamo incontrato Fawcett per comprendere meglio gli errori strategici comuni che alcuni giocatori continuano a commettere all’Augusta National. Vediamo quindi insieme a lui quali sono nel dettaglio i cinque colpi che a suo avviso un giocatore non dovrebbe mai effettuare all’Augusta National.

1 – Ferro dal tee alla buca 3

Durante il Masters dello scorso anno Fawcett ha avuto un acceso dibattito sui social con l’analista della CBS ed ex giocatore del tour, Colt Knost, sulla questione se i giocatori dovessero effettuare un lay-up dal tee del corto par 4 della 3.

Con i suoi soli 320 metri, la buca 3 sembrerebbe sulla carta una delle più facili del campo, eppure gioca regolarmente sopra par durante il Masters, con una media di circa 4,1. Ciò è dovuto in gran parte dal fatto che il green è molto delicato, pieno di ondulazioni e richiede un controllo preciso della distanza sui colpi di approccio.

La logica vuole che i giocatori debbano posizionarsi vicino ai bunker del fairway, soprattutto quando la posizione della buca è sul lato sinistro del green, in modo da avere un wedge pieno come secondo colpo. La teoria è che possono controllare meglio lo spin. Fawcett non è convinto di questo, indipendentemente da dove sia la bandiera.

“Quello che si vorrebbe fare è mandarla vicino al green e poi da lì capire il da farsi”, dice. “Il motivo principale è che è semplicemente troppo stretto [sul lay-up].” Spesso, quando i giocatori scelgono un lay-up presumono che prenderanno il fairway, dice Fawcett. Vicino ai bunker del fairway però questo è largo appena 20 metri. Anche se un ferro dovrebbe darti più controllo dal tee, non è garantito che si evitino i bunker e gli alberi.

“Non riesci a metterla in fairway e il colpo successivo rimanente comunque estremamente difficile”, afferma, aggiungendo che il green è un bersaglio minuscolo da colpire, anche con un wedge da 120 metri. “Hai questa situazione di profondità e semplicemente non hai così tanto controllo della distanza per poterlo giocare alla perfezione.”

La soluzione, sostiene, è giocare il driver sopra i bunker, dove l’area di atterraggio è larga 60 metri a 275 metri dal tee. In base allo schema dei colpi dei giocatori del tour (in altre parole quanto a destra e a sinistra vanno i colpi sbagliati), i giocatori centreranno quell’area di atterraggio il 95% delle volte. Da lì, dice, va bene prendere una linea conservativa verso il green, anche con un mezzo pitch. Evitare un bogey (o peggio) all’inizio del giro dovrebbe essere l’obiettivo finale.

“Fare par tutti e quattro i giorni su questa buca ti fa guadagnare un terzo di colpo sul field – dice Fawcett -. È un enorme guadagno”.

2 – I giocatori di fade che cercano di fare draw con il driver

L’Augusta National è più adatto notoriamente a quei giocatori che sannno lavorare la palla da destra a sinistra poiché diverse buche girano in questo senso, in particolare la 2, la 10 e la 13. Il problema è che la maggior parte dei professionisti del tour gioca il driver in fade.

Le opzioni che quindi i pro che giocanno in fade hanno in queste buche cruciali sono: 1) provare a limitare al massimo il fade dal tee, 2) giocare un legno 3, più facile da far girare 3) giocare il driver e provare a fare draw. E spesso quest’ultima opzione è quella che provoca i maggiori danni.

“La cosa che molti giocatori sbagliano è che cercano di lavorare troppo i loro driver”, dice Fawcett. “Rory [McIlroy] è uno di questi. Se cerchi di farlo a una buca come la 2 ti trovi in un attino in difficoltà. Molti giocatori dovrebbero scegliere l’opzione del legno 3. Lo stesso vale per la 10, dove Fawcett pensa che troppi giocatori giocano il driver a causa della lunghezza della buca.

Il problema per un giocatore di fade che cerca di fare un draw è che i driver e le palline moderne generano meno effetti rispetto a prima. Quando un fader fa un draw con il driver spesso questo non avrà abbastanza spin quindi non avrà una traiettoria appropriata.

“Il driver è l’unico bastone in sacca che è fittato per un colpo particolare – afferma Fawcett -. Se il tuo colpo è una fade, quando provi a fare un draw il risultato non sarà di certo soddisfacente, anzi”.

L’opzione migliore, dice Fawcett, è che i giocatori di fade optino per il legno 3 in tutte le buche che curvano a sinistra. Poiché i legni 3 hanno più loft e più spin sono più facili da far curvare e quindi i giocatori saranno in grado di far girare la palla attorno agli angoli della buca in modo coerente.

3 – Giocare un legno di secondo alla 13 e alla 15

Fino agli ultimi anni, quando sono stati allungati entrambi i par 5 sulle seconde nove, sarebbe stato ridicolo presumere che qualsiasi giocatore potesse giocare un legno da fairway alla 13 o alla 15 visto quasi tutti erano in grado di raggiungere in due il green addirittura con un ferro. Oggi nonn è più così.

Il par 4 della 13 ora misura quasi 500 metri e molti giocatori non sono più in grado di tagliare l’angolo del dogleg. La 15 è addirittura oltre i 500 metri (503). Il risultato è che i giocatori più corti o quelli che sbagliano il tee shot avranno poi probabilmente un secondo al green tra i 210 e i 230 metri.

Questa è più o meno la distanza per la quale i giocatori dovrebbero iniziare a prendere in considerazione il lay-up, dice Fawcett. “Quando giochi un bastone che ha il cappuccio, le possibilità di un risultato negativo sono maggiori di quelle positive”, dice. “Un buona domanda da porsi sarebbe: riuscirò ad avere una chance di imbucare il putt successivo? Se è così significa che sei in ottima forma”.

Soprattutto alla buca 15, dove il green è poco profondo, è difficile che un legno da fairway si fermi in green. E con l’acqua corta e lunga, la penalità per lo scarso controllo della distanza qui è pesante. Su entrambe le buche, dice Fawcett, se scegli di giocare al green con un legno da fairway potresti fare più birdie, ma il rischio di incappare in colpi di penalità e addirittura un bogey si alza notevolmente.

Fawcett ammette però che ci sono più sfumature nella decisione di come giocare queste buche. La maggior parte delle volte, tuttavia, se i giocatori hanno un ferro medio o lungo in mano dovrebbero provarci, se hanno invece un ibrido o un fairway wood dovrebbero fare un semplice layup.

4 – Mirare il lato destro del green alla 12

Sulla carta la 12, l’iconico par 3 di 141 metri, dovrebbe essere un po’ un gioco da ragazzi per i campioni del Masters, un semplice ferro 9 o wedge, ma il brillante disegno di MacKenzie ha reso storicamente Golden Bell, questo il nome della buca, la quarta più difficile del campo. Ciò è in gran parte dovuto alla forma del green, che è angolato da corto-sinistra a lungo-destra.

La genialità di questo design è che anche per i golfisti destrimani i colpi sono “angolati”, ma nella direzione opposta, da lungo a sinistra a corto a destra. Questo perché i pull tendono a volare più lontano e i push meno. Se si fanno questi errori al 12 un colpo lungo a sinistra è nei bunker o sugli alberi posteriori, mentre uno a destra termina sicuro nell’acqua del Rae’s Creek.

Questo è il motivo per cui i giocatori non dovrebbero quasi mai mirare a nessuna asta alla 12, specialmente sul lato destro del green, dice Fawcett. “Il centro del green, indipendentemente dalla posizione della buca”, dice, è dove i giocatori dovrebbero mirare.

Spesso invece i giocatori si mettono nei guai mirando al centro del green e sperando di mancarlo un po’ a sinistra o a destra per avvicinarsi più alla buca. Ricordate, se un destro fa pull andrà lungo, e se fa push sarà corto. Questi tipi di errori vengono severamente penalizzati alla 12.

“Non puoi mirare a cinque metri a sinistra di una bandiera e poi ‘sperare’ di fare push”, dice Fawcett. “Ogni singolo giocatore del tour con cui ho lavorato sorride quando ne parliamo e mi risponde: “Caro mio, lo faccio sempre…”.

Questo è ciò che Jordan Spieth ha fatto nel 2016, dice Fawcett. Spieth è arrivato domenica in testa alla 12 prima di finire in acqua due volte e alla fine perdere il torneo dcontro Danny Willett. Ha mirato correttamente al centro del green ma poi ha provato a fare push verso l’asta.

“Stai mirando lontano dalla bandiera e facendo uno swing debole verso quella”, dice Fawcett. “Questo è ciò che ha fatto Spieth, ovvero la ricetta per un disastro”.

5 – Giocare il legno 3 sul tee della 7

Forse nessuna buca ad Augusta evidenzia meglio la strategia di Fawcett di giocare il driver (a meno che le aree di penalità non siano strettamente in gioco) e mandarlo il più lontano possibile che nello stretto par 4 della 7. La buca misura 411 metri, ma il fairway, circondato da alberi, è largo poco più di 30 metri all’atterraggio del driver, circa 275 metri, motivo per cui molti decidono di optare per un fairway wood o un ferro per mettere la palla in gioco.

Questa è una strategia sbagliata, dice Fawcett. “Troppi usano la stessa strategia di una buca corta, ma stiamo comunque parlando di 411 metri dal tee e non è detto che tu riesca comunque a posizionare la palla bene in fairway – racconta -. Se usare un legno 3 non ti porta ad avere un’area di atterraggio del colpo più comoda allora è meglio giocare il driver. Optare per il legno 3 su questa buca non la renderà più ampia, usare invece un ferro 2 lo farà sicuramente”.

Il problema è che la buca è abbastanza lunga e il green è piccolo, quindi quando i giocatori optano per un ferro dal tee si lasciano un secondo non certo corto, senza garantirsi allo stesso tempo di trovare il fairway con il primo colpo. Come dice Fawcett, “Giocare un secondo colpo da 70/90 metri dietro è una cattiva idea”.

Fawcett preferisce invece che i giocatori optino qui per il driver. A 300 yard (274 metri) dal tee ci sono più di 30 metri di larghezza di landing area e, in base ai dati del tour, i giocatori dovrebbero essere in grado di mantenerlo dritto e non finire tra gli alberialmeno il 60% delle volte. Potrebbe sembrare un numero basso ma Fawcett sostiene che finire sotto gli alberi non è una posizione terribile, specialmente su una buca che ha una media ben al di sopra del par.

“È lì che abbiamo bisogno anche di un po’ di fortuna” – in riferimento ai due lati della 7 contornati da imponenti piante da cui comunque si può avere una visuale pulita per giocare al green. “Alla fine vincere richiede anche un pizzico di fortuna, quindi quello che cerchiamo di fare è adottare la migliore strategia possibile per poi far si che in certe occasioni particolari anche la Dea Bendata ci possa dare una mano”.

SC

Credit: Golf Digest