Un itinerario autunnale con rilevanti motivi di interesse quello che vi proponiamo. Prima tappa la Riviera ligure di Ponente, con le sue temperature dolci anche nei mesi più freddi. L’ideale per una bella giocata di golf. Come seconda abbiamo invece scelto le Langhe piemontesi, che in questo periodo riescono a dare il meglio di sé, con i tesori del proprio splendido territorio.

I due percorsi coinvolti nel nostro itinerario sono Garlenda, in provincia di Savona, e Cherasco, che invece ricade nell’area cuneese. In altre parole, due pietre miliari del golf italiano, per storia, tradizioni e piacere nel percorrere le loro entusiasmanti 18 buche.

KIA Niro: compatta, accogliente, ipertecnologica

Compagna di viaggio il nuovo crossover Kia Niro, un’auto che ci ha davvero colpito.  Di sicuro appeal le sue caratteristiche di spazio, abitabilità e comfort. Doti che, unite a un aggiornatissimo pacchetto tecnologico, ne fanno una vettura davvero speciale. Compatta, larga e accogliente, contiene la sua lunghezza in 435 centimetri, misura che la rende molto apprezzabile nei centri cittadini. E, soprattutto, sotto il cofano propone due motorizzazioni d’avanguardia, hybrid e plug-in hybrid, che fanno dell’elettrico il proprio punto di forza.

Da Milano, Torino e aree collegate, le autostrade che scendono dal nord si innestano in Liguria su quella dei Fiori, che percorriamo fino al casello di Albenga. Poi basta una decina di minuti per addentrarsi in una delle pochissime zone pianeggianti della regione e raggiungere Garlenda.

Qui si gioca a golf dal 1965, sul bel tracciato ideato dal tandem inglese Morrison-Harris a sfiorare le colline. Nei primi anni vennero anche piantati moltissimi ulivi, che hanno trovato un clima ideale per superare indenni l’inverno. Oggi li ritroviamo come splendide sentinelle poste lungo molti fairway del campo.

Un piacere in ogni stagione

Fin dal primo momento, il bel circolo ligure conquista per la cura dei dettagli e per la sua gradevolissima clubhouse, circondata da aiuole fiorite. Verde, verde, tanto verde, in cui sono immerse le belle ville che sono il cuore dell’investimento immobiliare alla base della realizzazione del campo.

Con alle spalle una lunga esperienza maturata in alcuni dei più titolati circoli italiani, Bruno Olivetti è il direttore del circolo da circa otto anni. Sono lui e il superintendent Fabio Barbera a guidarci per rivedere le buche più fotogeniche del percorso. La manutenzione è anche questa volta impeccabile. Favorito da un microclima mite e favorevole, Garlenda è un piacere in ogni stagione.

Le 18 buche del circolo ligure, oggi presieduto da Carlo Marangoni, propongono molti passaggi piacevoli. Sono divise dal torrente Lerrone e dalla strada provinciale Casanova, da cui siamo arrivati, che costringe a un paio di attraversamenti (buche 2 e 13). Il gruppo più numeroso è a sud (11 buche, dalla 3 alla 12), mentre le altre si trovano attorno alla clubhouse, in buona parte su un leggero rilievo del terreno.

Dal disegno gradevole, ma delicato se il gioco è poco preciso, in alcuni punti il percorso è lievemente mosso. Per niente facile dai backtee, diventa abbordabile anche per gli handicap alti dalle partenze avanzate. Le buche che mettono più soggezione sono i due par 4 della 4 e della 12 (il primo dogleg a sinistra, a destra invece il secondo), entrambi non lontani da 400 metri. L’unica buca con un evidente ostacolo d’acqua è il par 3 della 12, in cui bisogna sorvolare il letto del Lerrone. 

Parlando invece di lunghezze, agli estremi opposti abbiamo la 5, con il torrente lungo tutto il fianco sinistro, che sfiora i 500 metri, e la 7, da circa 140.

Ma il campo di Garlenda piace al di là dell’aspetto puramente tecnico e agonistico. Impagabile infatti inoltrarsi fra ulivi e pinete, con le Alpi Marittime alle spalle e il profumo del mare. La costa infatti dista poco più di cinque chilometri in linea d’aria.

Bellissimo il transito fra la 10 e la 11, quando si passa accanto alla chiesetta di San Rocco, che ha origini molto antiche ma è stata ricostruita dopo il terremoto del 1887. Aperta solo il 16 agosto (festa del santo cui è intitolata) e per occasioni speciali, si trova all’ombra di una enorme quercia. Spettacolare e imponente, ci dicono risalga a quasi tre secoli fa.

Lontano dall’affollamento della Riviera anche nei mesi più frequentati, il Golf Club Garlenda dispone infine di una clubhouse intima e armoniosa, con il patio del ristorante aperto sul green della 18. A disposizione di soci e ospiti giornalieri anche la deliziosa foresteria, la splendida piscina immersa nel verde, la palestra e la possibilità di usufruire di un bagno turco.

Dopo i saluti, risaliamo sulla nostra accogliente Kia Niro e riprendiamo l’autostrada dei Fiori. Quindi tagliamo verso nord, sulla Torino-Savona. Uscita programmata quella del recente casello di Cherasco, che si trova a una manciata di minuti dell’ingresso del campo.

Corrado Graglia, grande amico, direttore del Circolo e da tempo collaboratore fisso di Golf & Turismo, è sulla soglia della segreteria ad aspettarci. Con lui, il greenkeeper Massimiliano Passarini. 

Le delizie della tavola

Siamo nei mesi magici del tartufo e Cherasco ormai è famoso in questo periodo per le sue gare e Pro-Am dedicati. Da 22 anni infatti il Circolo distribuisce ai migliori in campo generosi esemplari del mitico fungo, da metà settembre a fine novembre.

Come sappiamo tutti, è il vero e pregiatissimo diamante delle Langhe e di Alba in particolare, che da Cherasco dista poco più di una ventina di minuti.

Ma questa è anche zona dei monumentali rossi piemontesi, visto che Barolo è ad appena una quindicina di chilometri. E il club in provincia di Cuneo, presieduto da Giovanni Botta, li onora con un pacchetto di appuntamenti concentrati nel mese di maggio.

Grazie a questi due periodi di grande enogastronomia, Cherasco detiene il record italiano del maggior numero di Pro-Am organizzate in un anno.

Da ricordare inoltre che la cittadina arroccata sopra la confluenza fra Stura e Tanaro è nota anche per le sue nocciole e soprattutto per le lumache, di cui è l’incontrastata capitale italiana, anche per la presenza dell’Istituto Internazionale di Elicicoltura, attivo dal 1973.

E non a caso, qualcuno ricorderà che quando venne aperto, nel 1982, il golf club si chiamava proprio Le Chiocciole.

Le 18 buche portano la firma di Marco Croze, architetto italiano numero uno per molti anni, che ha al suo attivo decine di percorsi nel nostro Paese.

In epoca più recente è stato eseguito un parziale restyling, sotto l’esperta guida della britannica Hawtree Ltd., fondata oltre un secolo fa e autrice di circa 500 campi o interventi di revisione dei tracciati.

Due i livelli del percorso, che presentano una interessante varietà di situazioni di gioco.

Alcune buche propongono leggeri dislivelli, mentre altre sono perfettamente in piano.

Oltre al magnifico patrimonio arboreo, che entra spesso in gioco, sono numerosi i laghetti e ruscelli che richiedono molta attenzione nella scelta dei bastoni da usare.

Par 4 di grande impatto, la 13 è senza dubbio la buca più rappresentativa di Cherasco. Dogleg in evidente discesa a destra, plana davanti a uno specchio d’acqua che difende tutto il green.

In aggiunta, bisogna fare molta attenzione al fuori limite che costeggia tutto il fairway sulla sinistra.

Da ricordare anche la 4, impegnativo par 4 di circa 400 metri che è l’hcp 1 del campo, e l’apparentemente facile par 3 della 11, che però ti piazza di fronte a un grande ostacolo d’acqua, in grado di mettere in apprensione i giocatori meno solidi.

La grande clubhouse ha una serie completa di servizi, con il grande ristorante senz’altro al centro delle attenzioni di soci e ospiti, per il menù langarolo che in autunno ruota attorno all’immancabile tartufo.

Completa la struttura l’ampia piscina con solarium, aperta nei mesi da giugno ad agosto. E al termine del nostro giro, sistemata la sacca nel più che accogliente bagagliaio della Kia Niro, è l’ora di infilare le gambe sotto il tavolo.

Un bel brindisi e buon appetito a tutti.