Scorre sangue italiano nelle vene di Marco Penge, il nuovo bombardiere del DP World Tour finito secondo nella Race di Dubai 2025 al termine di un‘annata meravigliosa, costellata da ben tre vittorie.
La sua carriera iniziò per puro caso, quando il padre Angelo, nato in Italia e trasferitosi in Inghilterra per lavoro, ricevette in regalo dalla moglie un set di ferri, con l’obbiettivo di abbassare lo stress e le tensioni accumulate dal marito a causa dei troppi impegni lavorativi.
Il piccolo Marco rimase subito affascinato dalla bellezza dei ferri nuovi e luccicanti e iniziò a maneggiarli con interesse in casa. Fu amore a prima vista.
Poco dopo Marco convinse i genitori a iscriverlo a un club per iniziare a praticare. Per qualche anno portò avanti in parallelo calcio e golf, ma quando arrivarono i primi successi importanti a livello juniores, decise di concentrarsi sulla palla più piccola cercando subito di tirarla forte e di buttarla in buca in meno colpi possibili.
A quell’età non sapeva ancora che proprio tramite il golf avrebbe conosciuto la sua futura moglie, Sophie Lamb, una giovane e talentosa golfista. Il golf li ha legati sin da subito e il destino volle che Marco e Sophie vinsero per due anni consecutivi il prestigioso Fairhaven Trophy maschile e femminile, ancor prima di iniziare a frequentarsi.

Si conobbero quindi sui campi da golf e presto vinsero insieme il titolo Foursome di Sunningdale, grazie a uno splendido approccio in buca di Marco alla 18. Dopo una prodezza del genere non hai più bisogno di comprare un anello per chiedere la mano alla tua compagna di doppio…
Pochi anni dopo infatti Marco e Sophie si sposarono. Entrambi passarono al professionismo e iniziarono in contemporanea a giocare tornei sui vari circuiti europei. Sophie ora ha interrotto la sua carriera da proette e si dedica al loro primogenito e alla carriera di Marco. Ho avuto la fortuna di conoscere il campione inglese già molti anni fa nei vari Campionati Europei a Squadre, scherzosamente fin dal primo momento l’ho sempre chiamato “l’italiano”, sia per le origini che per i tratti somatici.
È un ragazzo molto gentile ed educato che non si dimentica mai di salutare, anche adesso che è diventato un giocatore di successo. Marco è passato al professionismo nel 2017 e ha iniziato la gavetta partendo dal terzo circuito, ottenendo dopo un paio di anni la promozione sul Challenge Tour.
Dopo un lungo stop dovuto a un delicato intervento chirurgico al ginocchio, che aveva messo in forse la sua carriera sportiva, il potente fuoriclasse inglese compie un miracolo nel 2023 andando a vincere il Gran Final del Challenge, ultima gara dell’anno valida per la qualifica al DP World Tour.
Un successo importante arrivato in extremis che gli ha offerto la possibilità di potersi finalmente confrontare con i migliori giocatori europei.
L’anno successivo Marco compie un exploit analogo sul DP World Tour, dove imbuca il birdie all’ultima buca dell’anno per riuscire a mantenere la carta per il 2025, guadagnandosi di fatto l’ultimo posto disponibile per una manciata di punti. Purtroppo non c’è neppure il tempo di festeggiare che a dicembre 2024 arriva una brutta e inaspettata notizia. Marco viene sospeso per ben tre mesi dal DP Tour per aver violato le regole sulle scommesse sportive.
Come ben sapete gli atleti di alto livello non possono scommettere sul proprio sport. Fortunatamente Penge aveva fatto delle puntate innocenti, ovvero aveva giocato pochi soldi su tornei ai quali non aveva partecipato. L’aggravante di aver potuto interferire personalmente sui risultati è quindi caduta velocemente. Una dura lezione di vita per Marco che ha avuto un momento di grande smarrimento e difficoltà dopo l’accaduto.
Oltre a tutto ciò, durante i mesi di stop gli è stata diagnosticata la ADHD, ovvero un disturbo da deficit di attenzione e iperattività. In questi momenti si può solo crollare o reagire. Con l’aiuto della moglie e della famiglia ha tirato fuori il meglio di se e ha fatto tesoro di queste vicissitudini. Ha preso atto della sua problematica mentale e ha lavorato per migliorare il suo atteggiamento in campo, si è allenato fisicamente e tecnicamente ed è rientrato a marzo sul tour con un solo obiettivo: dimostrare a se stesso e alla sua famiglia di essere cresciuto e di essere pronto per vincere. Detto e fatto. Dopo poche settimane dal rientro il fuoriclasse britannico coglie il suo primo successo sul DP World Tour all’Hainan Classic. Nella stagione 2025 seguiranno altri due prestigiosi successi in Danimarca e in Spagna.
A fine anno solo McIlroy finisce davanti a Penge nell’Ordine di Merito europeo, lasciando alle sue spalle tutti gli altri eroi della Ryder di Bethpage. Con questo incredibile risultato, Penge si è guadagnato la qualifica per il PGA Tour, dove immagino sarà tifato anche dai numerosi italo-americani presenti ai tornei.
Le ragioni della sua esplosione
Andiamo ad analizzare le ragioni dell’esplosione di questo eccezionale atleta di 28 anni. Sicuramente una presa di coscienza del proprio potenziale e un miglior utilizzo delle proprie qualità sono state la chiave della svolta. A volte le pause forzate ti danno il tempo necessario per fare il punto della situazione in maniera più lucida rispetto a uno stop volontario.
Marco è sempre stato un giocatore straordinario: quando vesti la maglia della nazionale inglese e della Squadra Great Britain&Ireland per così tanti anni devi per forza di cose essere un atleta dotato di ottima tecnica e di una testa vincente. In tanti attribuiscono i suoi successi solo al fatto che tiri la palla lunghissima e gioca quindi un campo diverso rispetto alla maggior parte dei suoi avversari.
Ma non è così. Solo i giocatori completi e consistenti in tutti i settori del gioco la potenza è un vero valore aggiunto e ti facilita la strada verso il successo. Sfatiamo il mito di questi anni nei quali ormai in tanti pensano che basti tirare lungo per vincere. Se sei un giocatore completo e hai nel tuo repertorio consistenza, controllo distanza, controllo traiettorie, buon gioco corto e putt e hai una testa che sa rendere sotto pressione, tirare la palla più lunga della maggior parte dei tuoi avversari è un bonus molto importante.
In caso contrario, vi assicuro che il solo fatto di tirare la palla a 330 metri dal tee non è assolutamente sufficiente per poter competere sul tour. Se non hai le qualità sopra citate non vai da nessuna parte e al giorno d’oggi fai fatica anche nei circuiti inferiori. Non illudiamo quindi i nostri giovani con informazioni forvianti.
Il golf è uno sport nel quale fortunatamente, durante la crescita, contano ancora di più le ore passate in campo pratica e nelle zone di gioco corto rispetto a quelle in palestra. I giocatori che tirano lungo e vincono sul tour hanno infatti maturato tante altre qualità durante la loro crescita e la potenza è solo la graditissima ciliegina finale sulla torta.
Per vincere oltre a tutto ciò devi avere personalità e devi saper tirare fuori il meglio di te nei momenti più importanti del torneo, deve piacerti andare sotto tensione. Se non hai queste doti te ne torni a casa il venerdì sera, senza soldi e con i tuoi 330 metri di drive al freddo, nella stiva dell’aereo. Il mondo è pieno di ragazzi che tirano la palla oltre i 300 metri ma una piccolissima percentuale di questi arriva sul principale circuito.
Le vittorie di Marco Penge sono il risultato di un insieme di situazioni che non si costruiscono a tavolino ma si raccolgono anno per anno fino al momento in cui si riesce a metterle tutte insieme.
Sono tanti gli aspetti che devi curare nella tua adolescenza per raggiungere questi livelli e trasformare i tuoi sogni in realtà. Nonostante il golf sia uno sport longevo, iniziare da piccoli è quasi indispensabile per diventare dei Tour Player.
Avere la possibilità di fare tante esperienze all’estero con la propria nazionale, avere un buon coach che capisce la differenza tra il tirare bene la palla e il saper performare in gara, sviluppare delle capacità fisiche adatte al golf sono tutti aspetti che devi costruire, per poi saperli mettere insieme al momento giusto. Analizzando il gesto tecnico di Penge possiamo notare che la sua lunghezza deriva dall’enorme potenza che sprigionano le gambe e dalla grande elasticità del suo fisico.
I punti di forza del suo swing
Il bombardiere inglese riesce a creare un’enorme differenza di rotazione fra busto e fianchi nella ripartenza dall’apice del backswing e riesce a scaricare in maniera ottimale tutta la sua forza nel terreno, che gliela restituisce in termini di velocità esattamente all’impatto.
La prima cosa che noti vedendolo swingare sono i quadricipiti femorali che si gonfiano appena inizia il takeaway, per poi spingere forte verso l’alto appena prima dell’impatto. Un fisico polivalente, Marco ha infatti le caratteristiche per eccellere in moltissimi altri sport grazie alle sue fibre asciutte ed esplosive e alla sua alta capacità coordinativa. Una “macchina” davvero perfetta per il golf.
Avendolo visto crescere, è stato facile notare che la genetica gli ha regalato il 75% della sua potenza esplosiva e dell’elasticità di cui è dotato, il resto se lo è guadagnato lavorando in palestra ovviamente. Se questo atleta fosse un mezzo di trasporto, porterebbe sulla carrozzeria la scritta “materiale esplosivo, maneggiare con cautela“.
Attenzione quindi, perché anche nel golf la potenza va maneggiata con cautela, molte volte infatti si dimostra un’arma a doppio taglio e produce errori più devastanti e penalizzanti rispetto ai giocatori dotati di velocità standard.
Per chi avesse conosciuto il coach della Nazionale degli anni ‘80, il mitico e compianto Carlo Grappasonni, è facile comprendere la tipologia di forza che possiede Penge. I due golfisti, di epoche diverse, hanno davvero un fisico molto simile e le stesse fibre muscolari.
Foto 1
In realtà questa non è una foto all’apice ma presa nella fase iniziale della ripartenza. Possiamo infatti notare il fatto che Penge abbia già scaricato gran parte del peso sulla gamba sinistra. Faccia del bastone chiusa nonostante la posizione del polso sinistro non sia convessa.

Foto 2
Da notare la grande differenza di rotazione tra spalle e fianchi. Questa azione crea un notevole lag del bastone (angolo acuto tra shaft e braccio sinistro). In questa fase Penge sta generando tutta la potenza e la velocità che sfogherà a breve sulla palla.
Questa posizione del corpo evidenzia la sua enorme elasticità, i fianchi sono tornati nella posizione di partenza a zero gradi, mentre le spalle sono ancora a 90 gradi. Il peso è quasi del tutto scaricato sulla parte anteriore del piede sinistro, che si prepara a far esplodere il corpo verso l’alto.

Foto 3
Wow! I fianchi sono completamente ruotati verso il bersaglio, caratteristica che sviluppi da bambino per tirare la palla oltre i 200 metri quando pesi 40 chili. Il braccio sinistro si distende creando una linea perfetta con il bastone e con la gamba sinistra e scarica tutta la velocità della testa del bastone sulla palla; il braccio destro, nonostante le 130 mph di velocità, riesce a rimanere leggermente flesso e vicino al corpo: straordinario!
Da notare la stabilità dei piedi, cosa rarissima in questi ultimi anni di evoluzione tecnica. La pianta del piede sinistro è completamente appoggiata al suolo nonostante la forte spinta verso l’alto che Penge sta imprimendo nel terreno.

Come sottofondo del suo swing mi viene in mente una canzone dei Pink Floyd leggermente modificata: “How I wish you were Italian!”.