Con una dichiarazione pubblicata su X oggi, Tiger Woods ha annunciato che resterà temporaneamente lontano dal golf per concentrarsi sulla propria salute, dopo l’incidente automobilistico del 27 marzo scorso e il successivo arresto per presunta guida in stato di ebbrezza.

«So e capisco la gravità della situazione in cui mi trovo oggi – ha scritto Tiger, spiegando di aver bisogno di tempo per intraprendere un percorso di cura e recupero. L’obiettivo dichiarato è quello di tornare «più sano, più forte e più concentrato», sia sul piano personale sia su quello professionale.

Una decisione che ha un impatto immediato anche sul calendario sportivo: Tiger non prenderà parte al Masters, il primo major della stagione in programma all’Augusta National Golf Club la prossima settimana. Si chiude così ogni tipo di speculazione sulla sua possibile presenza, sia in gara sia alla tradizionale Cena dei Campioni del martedì.

Il mondo del golf si è stretto attorno al 15 volte campione major. Il PGA Tour ha espresso pubblicamente il proprio sostegno, così come il CEO Brian Rolapp, che ha sottolineato non solo l’impatto sportivo di Woods, ma anche il valore umano in un momento delicato.

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Le condizioni fisiche dell’ex numero uno del mondo restano però al centro delle preoccupazioni. Negli anni Tiger ha dovuto affrontare una infinita serie di problemi, ultimi in ordine di tempo nel 2025 la rottura del tendine d’Achille e l’ennesimo intervento chirurgico alla schiena per la sostituzione di un disco.

L’ultima apparizione in un torneo ufficiale risale al luglio del 2024, all’Open Championship disputato al Royal Troon, poi a dicembre dello stesso anno è sceso in campo nel PNC Championship con il figlio Charlie e, da allora, si contano soltanto un paio di partecipazionni alla TGL, la lega indoor da lui fondata con Rory McIlroy.

Cinque volte vincitore del Masters, Woods è un simbolo di resilienza oltre che di eccellenza sportiva assoluta. Ma oggi, tra infortuni, stop forzati e nuove difficoltà personali, il futuro appare più incerto che mai.

E mentre il golf mondiale si prepara a fare a meno ancora una volta della sua figura più iconica, resta una domanda sospesa: lo rivedremo davvero ancora in campo un giorno?