A Bryson DeChambeau basta poco per accendere i riflettori. A volte nemmeno serve colpire un colpo da golf. Infatti, prima ancora che inizi la 90esima edizione del Masters, l’americano è già al centro della scena, complice una delle sue idee fuori dagli schemi: costruirsi da solo i bastoni.
Sì, proprio così. O almeno, è quello che lascia intendere tra una risposta e l’altra durante la conferenza stampa di martedì. Nulla di completamente definito, come spesso accade quando si parla di lui. Più che certezze, indizi: ferri in lavorazione, un driver in fase di sviluppo, esperimenti continui. Un laboratorio più che una sacca da golf.
Del resto, DeChambeau non è nuovo a rivoluzioni personali
Da sempre fedele ai ferri a lunghezza unica, una scelta controcorrente che porta avanti fin da adolescente, ha costruito la sua identità tecnica sull’idea di uno swing replicabile, quasi scientifico. Eppure, proprio questa ricerca della perfezione lo spinge a non fermarsi mai.
Anche alla vigilia di un major.
Racconta di test in Sudafrica, di wedge provati e riprovati, di intuizioni nate quasi per caso. Piccoli tasselli di un puzzle più grande, quello di un set “su misura” in senso letterale. “Se non li metto in sacca, è colpa mia”, dice, lasciando intendere che la responsabilità, e forse anche il rischio, è tutta nelle sue mani.
Nel frattempo, i risultati non mancano: due vittorie stagionali nel LIV Tour, ottenute con una combinazione già ben collaudata di ferri prototipo Avoda, wedge Bettinardi e Ping, e i potenti legni Krank. Un setup che funziona, ma che evidentemente non basta a placare la sua voglia di innovare.
Il punto, però, resta uno: cosa significa davvero “costruire” i propri bastoni?
Nel suo caso, non si tratta semplicemente di assemblare componenti. Le sue specifiche richiedono interventi estremi, pesi fuori standard, adattamenti che sfidano le logiche industriali. Un lavoro di fino, quasi artigianale, dove ingegneria e sensibilità si incontrano.
Non è la prima volta che DeChambeau percorre questa strada. Già in passato aveva portato al Masters ferri prototipo con facce curve e caratteristiche pensate per gestire le sue velocità di swing fuori dal comune. Bastoni unici, approvati al limite del regolamento, e poi diventati, dopo la vittoria allo U.S. Open, ispirazione per prodotti commerciali.
Negli ultimi anni ha cambiato partner, sperimentato nuove collaborazioni, fino alla recente separazione da L.A. Golf. Un altro capitolo chiuso, un altro progetto da reinventare.
E ora Augusta.
Le immagini dei giri di prova raccontano una realtà più conservativa: in sacca sembrano esserci ancora i fidati Krank e gli Avoda. Difficile immaginare una rivoluzione a poche ore dal via.
Ma con DeChambeau, il confine tra possibile e improbabile è sempre sottile.
DeChambeau, l’alchimista di Augusta