Il ruolo centrale dei genitori, l’importanza di un sistema scolastico che favorisca la pratica dello sport, la necessità di strutture snelle e accessibili in città o nelle periferie. Analizziamo insieme cosa serve al nostro golf per assicurarsi un domani migliore


Indubbiamente abbiamo bisogno di allargare la base dei nostri giovani golfisti. Ricordiamoci che i ragazzi di oggi diventeranno a breve gli adulti dei prossimi decenni, coloro che permetteranno ai nostri circoli di poter portare avanti le loro tradizioni e di tenere in vita questo meraviglioso sport.

Parlando del mio settore, quello agonistico, abbiamo la necessità di coinvolgere più atleti possibili per poter avere più scelte e possibilità di creare nuovi campioni, nel tentativo di stare al passo con i nostri agguerriti avversari che sembrano ormai galoppare da parecchi anni.

Quali sono i passaggi fondamentali per far appassionare i nostri bimbi al golf e poter coltivare il loro sogno agonistico?

Analizziamo la situazione attuale, senza dare false speranze e creare ipotetici scenari, al momento molto lontani e poco reali.

Carissimi genitori, mi rivolgo proprio a voi. Siete indubbiamente il primo anello importante di questa catena, la vostra disponibilità e voglia di aiutare i vostri figli ad avvicinarsi al golf e a una vita sana in un ambiente protetto è di fondamentale importanza per la riuscita del nostro ambizioso progetto. Se alla fine riuscirete a portare a termine questo nobile impegno, si trasformerà nel regalo più bello e importante per la qualità della vostra vita e per quella dei vostri bimbi.

Avete ragione: inutile negare le evidenti difficoltà organizzative che sono alla luce del sole da ormai parecchi decenni e che impediscono al momento un semplice avvicinamento al golf.
Sono consapevole che le problematiche logistiche del nostro sport non ci consentono di fare a meno del vostro coinvolgimento e prezioso aiuto. Senza i genitori, autisti e sponsor di questa meravigliosa avventura, la catena si spezza subito e anche un temporaneo avvicinamento al golf si trasforma presto in un fallimento, o ancor peggio in una delusione se il bimbo, nel frattempo, si fosse anche appassionato. E pensare che in Italia c’è ancora chi propone di proibirvi di venire alle gare e di seguire i vostri figli in campo; questo ci fa capire quanta poca cultura e conoscenza della materia vige tutt’ora nel nostro ambiente.

Idee davvero pericolose e fuori luogo, figlie probabilmente di un avvicinamento al golf privilegiato che ha consentito ad alcuni golfisti delle vecchie generazioni di potersi permettere il lusso di questo meraviglioso sport senza il coinvolgimento dei genitori, ma sicuramente grazie ai loro enormi investimenti per delegare accompagnatori.

Se tutto funzionasse alla perfezione e vi fosse la possibilità di allenarsi e di gareggiare tramite organizzazioni di squadra o quant’altro, il coinvolgimento e la presenza dei genitori non sarebbe indispensabile, anche se lascerei comunque ovviamente a loro la possibilità di decidere se seguire i propri figli in campo o farsi un week end per i fatti propri.

Da sempre in Italia il golf è uno sport di nicchia e i bimbi iniziano a giocare quasi esclusivamente per eredità, tramite genitori golfisti. Possiamo fare tutte le pubblicità possibili nelle scuole, in effetti l’idea apparentemente potrebbe anche sembrare azzeccata. Abbiamo un serbatoio di milioni di giovani studenti nelle nostre città dal quale attingere e ai quali provare a spiegare la bellezza di uno sport che ti insegna a rispettare le regole e che ti permette di condividere entusiasmanti giornate immersi nella natura, con amici di qualsiasi livello tecnico.

Eh sì, nel golf nessuno interferisce con il tuo gioco, puoi andare in campo con gente molto più forte di te, socializzare e divertirti.

Quale soddisfazione più grande può avere un ottantenne nell’andare in campo con figli e nipoti, tre generazioni sul tee della 1 pronte a condividere un pomeriggio di sano divertimento insieme.

Ma non voglio elencare tutti i pregi del mio sport preferito, perché credo di essere un po’ troppo di parte, torniamo quindi ai nostri giovani. Senza strutture snelle e accessibili in città o nelle periferie, ogni tentativo di coinvolgere più ragazzi si trasforma in una perdita di soldi e di tempo e di conseguenza in una scorretta vendita di illusioni. La maggior parte dei nostri giovani agonisti vive in città, i nostri percorsi sono allocati ovviamente all’esterno di queste, e chi vive nei paesini in prossimità dei circoli non si può permettere l’accesso a questi club privati e costosi che al momento rappresentano l’unica alternativa offerta dal mercato. Il quadro credo sia già molto chiaro, non ci dovrebbe essere bisogno di aggiungere altro. 

Il mio sogno?

Forse è irrealizzabile a causa della scarsa visione dei dirigenti dei nostri Comuni e probabilmente anche dell’impenetrabile giungla che domina la politica e la burocrazia italiana. Abbiamo mille aree dismesse nelle periferie delle nostre città, con tanto di casolari o vecchie cascine, ma preferiamo lasciarle in balia degli abusivi che le sfruttano spesso per affari malavitosi, mettendo oltretutto costantemente in pericolo la vita dei nostri ragazzi e dei concittadini. Trasformare questi orribili e pericolosi luoghi in centri sportivi polivalenti, con un campo pratica, tennis, padel e calcetto, è un investimento di fondamentale importanza per la crescita dei nostri figli, per la loro salute e per il futuro della nostra povera Italia, che sta lentamente andando alla deriva in termini di principi e di rispetto delle istituzioni, dove i pericoli per le generazioni odierne sono dietro ogni angolo a causa del degrado in cui si trovano ormai tutte le nostre meravigliose città.

Il mio sogno è vedere i ragazzini che vivono in città camminare o prendere un mezzo pubblico con una bella sacchetta da golf sulle spalle, per andare a praticare insieme agli amici o fare una sfida di approcci e putt post scuola.

Così come sarebbe stupendo vedere i bimbi che vivono nei paesini in prossimità dei nostri club avere accesso gratuito in una fascia oraria ristretta post scuola, per poter sfruttare la fortuna di avere un campo da golf attaccato a casa.

Proprio da quei bambini, che per ora vedono il cancello del golf come quello della Casa Bianca, dovremmo provare a far nascere i nuovi Campioni!

Quando non hai le mille distrazioni di un cittadino e hai meno possibilità di evadere dal tuo ambiente, un’opportunità del genere può davvero cambiarti la vita. E se il ragazzino del paesino accanto al golf avrà la possibilità di avere successo, vi assicuro che sarà molto più stimolato rispetto ad altri per sacrificarsi e poterlo raggiungere. La storia di Costantino Rocca avrebbe dovuto insegnarci qualcosa, un copione perfetto per un classico film americano dal finale strappa lacrime. Mi viene ancora la pelle d’oca al pensiero. Il contadino di Bergamo che si allena di frodo e batte Tiger Woods in una delle più avvincenti e spettacolari Ryder Cup mai giocate, nell’iconico campo di Valderrama. Cosa si può pretendere di più per fare pubblicità al nostro sport?

Il tutto è passato quasi inosservato in Italia, anzi, siamo ancora qui a prendere la scusa che avremmo bisogno di un Sinner o di un Tomba del golf per far decollare il nostro sport.

Certo, è evidente a tutti che i campioni servano ad alimentare l’interesse verso una disciplina. Noi ne abbiamo avuti a sufficienza, di tutti i tipi e con personalità diverse, quello che è sempre mancato è stata una lettura corretta della realtà e di conseguenza delle idee innovative e vincenti. L’Italia è una potenza mondiale nello sport, le recenti Olimpiadi Invernali ce lo hanno appena dimostrato sia in termini di organizzazione che di risultati. Che spettacolo vedere i nostri atleti salire sul podio per trenta volte. Che lezione vedere le nostre donne dimostrare di essere il sesso forte di questa meravigliosa Italia, capaci di dare una lezione di vita a tutto il mondo. Memorabili vittorie ottenute grazie alla loro determinazione, perseveranza e mentalità vincente. Queste Olimpiadi ci hanno regalato davvero dei valori che vanno ben oltre lo sport e il colore della medaglia.

La domanda sorge spontanea, il merito di questi successi è frutto di una seria programmazione o di miracoli personali di super atleti con alle spalle la passione e la dedizione di grandi tecnici e miracolosi fisioterapisti?

Un argomento troppo lungo da affrontare, ma vedendo come sta andando avanti il calcio, il nostro sport nazionale per eccellenza, quello che occupa il 90% dei quotidiani sportivi e delle trasmissioni televisive, mi viene da pensare che si possa davvero fare molto di più e meglio a livello di programmazione.

Se ci pensiamo bene è davvero un paradosso quello che sta succedendo nel calcio italiano. Viviamo per questo sport, sogniamo e piangiamo insieme dopo la vittoria di un Europeo o di un Mondiale, ma non facciamo nulla di concreto per valorizzare i nostri giovani e far fare loro le esperienze formative che gli permetterebbero di farsi trovare pronti per le grandi occasioni e farci sognare abbracciati davanti a un televisore. Al contrario la nostra Seria A è composta esclusivamente da giocatori stranieri che alleniamo in Italia, mettendo a loro disposizione i migliori tecnici, medici e macchinari che esistono a livello mondiale. Mentre i nostri giovani molto spesso si siedono in panchina a guardare o devono andare all’estero per vivere l’emozione di mettere piede in campo. In poche parole, noi in Italia alleniamo, curiamo, coccoliamo e riempiamo di soldi proprio quegli avversari che poi ci ostacoleranno la strada per qualificarci ai Mondiali! Situazione purtroppo successa nel nostro triste recente passato e per la quale stiamo ancora lottando per la qualificazione al Mondiale 2026. Se ci pensate bene è autolesionismo vero e proprio.

La tristezza di un Mondiale di Calcio negli USA senza l’Italia, oltre ad essere un danno economico incalcolabile, sarebbe davvero una delle situazioni più dolorose e umilianti a livello sportivo che il nostro Paese possa sopportare. Forza Azzurri, quindi, vincete per noi e per i milioni di italoamericani che vi aspettano a braccia aperte.

Tornando al golf, la preoccupazione maggiore non è quella per il mio settore ma per il futuro dei nostri circoli.

Siamo in un periodo di equilibri molto difficili da mantenere all’interno della complicata gestione economica di un circolo di golf con 18 buche, una club house e qualche centinaio di soci da soddisfare. La coperta risulta quindi essere di fatto molto corta e inevitabilmente scopre e scontenta una delle due parti interessate. I soci pagano quote importanti e giustamente pretendono sempre il campo in buone condizioni, il ristorante con menù prelibati e se possibile anche nessun nuovo associato che possa potenzialmente occupare i preziosi spazi in comune e rendere più difficile la convivenza.

Dall’altra parte le spese per avere un circolo di buon livello sono enormi e un presidente si trova quindi sballottato tra il soddisfare gli attuali soci, facendoli vivere nel sogno di un campo quasi ad uso esclusivo, e il provare a programmare il futuro iniziando ad aprire ai giovani con formule che devono essere snelle e poco costose e di conseguenza poco redditizie a livello di bilancio. Not an easy job, non vi invidio davvero!

Parlando del settore agonistico, la preoccupazione c’è nel vedere crescere in maniera esponenziale i numeri e le strutture delle Nazioni con le quali dobbiamo regolarmente combattere.

Ma io sono più che ottimista per il futuro della nostra Nazionale! Abbiamo alle spalle una straordinaria edizione di Ryder Cup firmata Franco Chimenti, un major firmato Francesco Molinari e tanti successi con atleti diversi sul tour. 

Pensate a tutto quello che abbiamo vinto e ottenuto in questi anni, senza numeri, senza centro federale, crescendo i nostri giovani su campi preparati a livello estremamente amatoriale e con un sistema scolastico che tende più a far sentire gli atleti delle pecore nere piuttosto che delle eccellenze.

Se poi sei un golfista, apriti cielo. A volte non sei neppure considerato un vero atleta ma un privilegiato dalla vita.

Ricordiamoci sempre che uno sportivo non è un ragazzo che non ha voglia di studiare ma semplicemente un atleta che ha meno tempo disponibile per studiare e stare al passo di chi ha tutto il pomeriggio libero e i week end a disposizione.

E pensare che sono nati anche tanti licei sportivi ultimamente, ma in Italia a quanto pare non riusciamo proprio a fare cose sensate perché probabilmente a decidere è sempre gente poco competente e lontana dalla realtà. La formula multisport è molto interessante signori miei! Una formula davvero perfetta per le Scuole Elementari e le Medie. In quella fascia di età sono il primo a credere nell’importanza della pratica di più sport possibili, fondamentale per la crescita fisica e mentale dei nostri giovani, per la loro coordinazione e per i loro riflessi.

I paesi nordici ce lo insegnano da tanti anni. In giovane età sviluppi senza ombra di dubbio delle qualità che poi ti aiuteranno moltissimo ad eccellere nella disciplina che sceglierai di praticare a livello agonistico. Ma siamo nel 2026 e i tempi sono cambiati, al liceo ormai il gioco è fatto se vuoi diventare qualcuno nello sport. A quell’età ti devi concentrare sulla tua disciplina se vuoi raggiungere risultati importanti e avere un futuro da atleta, e il tuo liceo sportivo ti deve permettere proprio di usare le energie solo sullo studio e sul tuo sport, aiutandoti il più possibile a recuperare in maniera sensata le lacune dovute alle assenze causate dagli allenamenti e dalle giornate di gara. Proporre un mese di rugby o di canottaggio a un diciassettenne aspirante golfista o tennista non serve a nulla, oltre che essere pericoloso per la possibilità di eventuali infortuni.

All’estero siamo considerati dei miracolati; quando gli stranieri vengono a giocare da noi e vedono cosa abbiamo a disposizione ci chiedono come sia stato possibile creare in questi ultimi anni così tanti campioni.

Per questo sono più che ottimista: con qualche risorsa in più i nostri ragazzi vi daranno soddisfazioni ancora più grandi. In Federazione abbiamo infatti progetti ambiziosi per il prossimo futuro; se andranno in porto saremo in grado di allenare i nostri giovani in strutture di alta qualità, che ci permetteranno di aumentare il livello tecnico dei nostri atleti e di preparali per il difficile passaggio al professionismo nella maniera corretta. Questa fase è il momento chiave della carriera dei nostri futuri ‘Tour Players’ e purtroppo, ancora oggi, rappresenta in assoluto il punto più debole della nostra struttura.

Per concludere, guardiamo avanti con ottimismo e facciamo investimenti ben programmati, ma al momento concentriamoci soprattutto sul valorizzare al massimo i piccoli numeri che abbiamo a disposizione.