Nell’Etica Nicomachea (1102b), Aristotele afferma che l’essere umano ha un principio razionale oltre alla vita nutritiva condivisa con le piante e la vita istintiva condivisa con altri animali.
Ha cioè la capacità di portare a compimento progetti formulati razionalmente.

Se questo è vero, allora perché milioni di esseri umani in ogni parte del pianeta si dedicano assiduamente ad un gioco in cui, come affermava il presidente americano Woodrow Wilson, appassionato golfista, “si cerca di controllare una palla con attrezzi mal adattati allo scopo”?

Perché per portare a compimento un progetto formulato razionalmente, fare un giro del campo nel minor numero di colpi possibile, gli esseri umani poco razionalmente usano attrezzi poco adatti, disseminano il percorso di difficoltà (bunker, green velocissimi, rough alti) oltre a quelle che già naturalmente ha e se non basta la natura mettono pure regole per complicarsi la vita?

Razionale sarebbe al contrario utilizzare tutte le tecnologie disponibili ed eliminare tutti gli ostacoli che rendono difficile raggiungere l’obiettivo prefissato: imbucare nel minor numero di colpi.

I golfisti sono dunque animali non razionali?

No, ma per rispondere così dobbiamo osservare con maggiore attenzione il concetto di obiettivo.

Vi sono in realtà due categorie di obiettivi. Alla prima appartengono gli obiettivi inerenti al gioco, obiettivi che prendono corpo nel momento in cui iniziamo a giocare e dipendono dal tipo di gioco: completare il giro nel minor numero di colpi, vincere il maggior numero di buche e così via. Qui sì la razionalità vorrebbe che venissero eliminati o quantomeno attenuati tutti gli ostacoli tra noi e il raggiungimento dell’obiettivo. Che poi è quello che si fa: si sceglie il bastone più adatto, si misurano a passi le distanze, si cerca di percepire la pendenza e così via.

La seconda categoria comprende quelli che possiamo chiamare obiettivi esterni, ovvero le ragioni per giocare, quelle che rispondono alla domanda “Perché giochi a golf?”: perché mi piace la competizione, amo sfidarmi, mi piace praticare uno sport nella natura e tutte le possibili combinazioni tra queste e altre ragioni. Al contrario non si può rispondere in modo sensato ad una domanda relativa ad un obiettivo interno: non si gioca a golf perché si desidera un punteggio basso, si desidera un punteggio basso perché si sta giocando a golf.

Tenendo presente questa distinzione tra obiettivi interni ed esterni, possiamo iniziare a risolvere l’apparente contraddizione tra il desiderio di raggiungere determinati obiettivi e il fatto di renderli deliberatamente estremamente difficili da raggiungere. Gli obiettivi esterni sono i più fondamentali dei due, perché se non avessimo buone ragioni per svolgere l’attività, per definizione non avremmo nemmeno obiettivi interni: non c’è motivo di cercare punteggi bassi a meno che la ricerca non ci porti sfide, divertimento o quant’altro.

Perciò ebbene sì, il golfista è un animale razionale, perché si mette sì degli ostacoli ma proprio per raggiungere l’obiettivo più importante: divertirsi.

Se volete approfondire i temi trattati potete scrivermi a: stefano@stefanoscolari.it