Patrick Reed sta per scrivere un nuovo capitolo della sua carriera. Il 35enne campione Masters 2018 ha annunciato l’uscita da LIV Golf e, insieme ad altri giocatori, ha avviato il processo di rientro sul PGA Tour, il circuito dove è nato sportivamente e dove ha costruito la sua storia.
Oltre a Reed, anche altri membri di LIV, come Pat Perez, Kevin Na e Hudson Swafford, hanno richiesto la riammissione al massimo circuito americano. Tuttavia, essi non saranno idonei a tornare prima del 2027.
Solo pochi giorni fa, dopo la vittoria all’Hero Dubai Desert Classic, Reed aveva dichiarato di non aver ancora rinnovato il contratto con LIV Golf per la stagione 2026, pur aspettandosi di giocare nel circuito sostenuto dall’Arabia Saudita. “Stiamo ancora finalizzando il contratto, non è ancora tutto definito, al momento ho intenzione di giocare a Riyadh e sarei sorpreso se così non fosse”.
Reed, il figliol prodigo
Tuttavia, l’interesse di Reed per il PGA Tour era già chiaro: il circuito aveva recentemente aperto la porta al rientro di Brooks Koepka e altri membri di LIV, e mercoledì è arrivata la conferma ufficiale: Reed inizierà il processo di reintegrazione.
“Sono un tradizionalista nel profondo, e sono nato per giocare sul PGA Tour,” ha scritto Reed sui social media. “Sto andando avanti nella mia carriera e non vedo l’ora di competere sul PGA Tour e sul DP World Tour”.
Con nove vittorie sul PGA Tour, tra cui un major, Reed resta uno dei protagonisti del panorama internazionale. La sua carriera non è stata esente da polemiche, con accuse riguardanti il comportamento in campo che ha sempre negato; nel frattempo, ha anche intrapreso azioni legali contro media statunitensi, poi archiviate.
Sul piano sportivo, il texano continuerà a competere anche sul DP World Tour, attualmente è numero 29 del ranking mondiale e potrà partecipare a tutti e quattro i major del 2026. Il suo ritorno al PGA Tour avverrà solo a fine agosto e come tutti i giocatori reintegrati tramite il Returning Member Program, Reed non potrà partecipare al Player Equity Program fino al 2030, ma sarà eleggibile per la Presidents Cup a settembre.
ll suo ritorno sul PGA Tour è anche il segnale di un golf che sta cercando un nuovo equilibrio tra tradizione e innovazione, tra globalizzazione e radici.
Un tema che interessa non solo i professionisti, ma anche il mondo del golf come esperienza, viaggio e cultura. Perché, come dimostra il percorso di Patrick Reed, nel golf, forse più che in altri sport, il richiamo delle origini e dei grandi luoghi resta una forza potente. E il futuro, spesso, passa proprio da lì.
Reed, il figliol prodigo