Il sorriso, raro, è arrivato subito dopo l’impatto. Cameron Young non è tipo da lasciarsi andare alle emozioni sul campo, ma domenica, sul tee della 18 del TPC Sawgrass, anche lui ha ceduto. Il motivo? Un drive da 375 yard (343 metri) destinato a entrare nella storia del Players Championship.
Nel momento più importante della sua carriera – la 72ª buca di un torneo che ha il peso del quinto major, in testa alla pari con Matt Fitzpatrick – Young non ha pensato a evitare errori. Al contrario, si è affidato a un’idea tanto semplice quanto audace: “Farò il miglior colpo della mia vita”. Un cambio di prospettiva radicale rispetto all’approccio più conservativo che spesso domina in situazioni di massima pressione.

Il risultato è stato straordinario. La palla è volata per oltre 330 yard (oltre 300 metri) in aria, rotolando poi fino a fermarsi a 375 yard in pieno fairway, con una perfetta traiettoria in draw seguendo la conformazione della buca. Dal 2004, anno in cui il PGA Tour ha iniziato a tracciare ogni colpo con il sistema ShotLink, nessuno aveva mai colpito un drive così lungo alla 18 di Sawgrass.
Ma la distanza racconta solo una parte della storia. A rendere quel colpo speciale è stato il contesto. Meno della metà dei giocatori in campo era riuscita a centrare il fairway su quella buca, una delle più difficili del tracciato. Young non solo lo ha fatto, ma ha guadagnato terreno decisivo sugli avversari proprio nel momento chiave.
Soprattutto su Matt Fitzpatrick, in quel momento appaiato in vetta. Il suo drive, pur potente, è finito fuori dal fairway a destra negli aghi di pino, costringendolo a un lay-up e compromettendo le possibilità di playoff. Il contrasto tra le due esecuzioni evidenzia ancora di più la qualità del colpo di Young: non solo lungo, ma preciso e soprattutto tempestivo.
Dal punto di vista statistico, il colpo non è nemmeno il migliore della sua stagione. Ma i numeri, da soli, non possono misurare la pressione, il contesto o il peso specifico di un momento. È proprio per questo che, al di là delle metriche, questo drive può essere considerato a pieno titolo il più importante – e forse il più bello – della sua carriera.
In un torneo che spesso premia sangue freddo e gestione, Young ha scelto il coraggio. E, per una volta, anche il suo volto impassibile ha lasciato spazio a un sorriso.
di Jamie Kennedy – Fonte Golf Digest