Nel 1985, appena uscito dal college, ho iniziato a lavorare come fotografo da Golf Digest a Trumbull, in Connecticut, rivista allora di proprietà della New York Times Company.

Ad essere sincero non ero molto interessato al golf e non avevo intenzione di restare più di un anno o due, il tempo sufficiente per aggiungere al mio curriculum una buona esperienza che potesse lanciare la mia carriera da fotografo.

Dopo 35 anni invece eccomi ancora qui. Il motivo? Un lavoro che di fatto ha cambiato il mio percorso professionale e la mia vita intera, un compito che ha incluso milioni di fotogrammi scattati e migliaia di chilometri percorsi per immortalare campi, tornei, sessioni di tecnica e, ovviamente, leggende del golf.

Nel 1992 il direttore di Golf Digest Design, Nick Didio, mi chiese se avessi voluto andare in California per un lavoro.

“C’è da fotografare un giovane ragazzo di belle speranze, Tiger Woods”.

Presi l’occasione al balzo, anche per poter rivedere alcuni compagni di college oltre che per scattare un po’ di immagini di un 16enne che già stava facendo parecchio parlare di sé.

Il mio compito era quello di immortalare il suo swing usando una cinepresa Hulcher ad alta velocità, la prima sequenza di Tiger Woods in assoluto pubblicata su Golf Digest.

Mi era stato chiesto di effettuare anche alcuni scatti di Tiger che correva: da poco era entrato a far parte anche della squadra di atletica della sua scuola superiore, un’opportunità unica di vederlo in azione in uno sport diverso dal golf.

Dopo aver ripreso il suo swing, il programma prevedeva qualche foto in tenuta da runner ma, visto che la schiena gli stava procurando qualche fastidio, decidemmo di lasciar perdere.

Gli proposi allora di scattare qualche istantanea con il suo cane Joey, di fronte a casa sua. Dopo aver terminato, chiesi a sua madre e suo padre, Kultida ed Earl, di posare con il figlio. Tida era all’epoca parecchio timida e rifiutò, così mi ritrovai davanti all’obiettivo un bellissimo ritratto padre-figlio.

Dopo tanti anni trascorsi a fotografare Tiger, queste due immagini rimangono ancora oggi tra le mie preferite in assoluto.

Tornato in ufficio in Connecticut con la sequenza dello swing di Tiger, Nick Didio mi chiese cosa pensassi di lui. Gli risposi qualcosa del tipo: “I genitori sono davvero carini e anche Tiger è stato gradevolissimo. È un ragazzo molto maturo ed educato per la sua età e poi devi vedere come schiaccia la palla…

Sarà difficile però che possa farlo anche da professionista, è troppo magro e ha una schiena che già adesso gli crea parecchi problemi”.

Inutile dire che la carriera di Tiger non è andata esattamente come allora avevo previsto…

Appena Woods è passato professionista, è entrato a far parte della famiglia di Golf Digest come editorialista per la parte tecnica e spesso abbiamo lavorato insieme nella realizzazione dei suoi contenuti.

Trascorsi anche parecchio tempo con lui e il padre Earl per fotografare i vari eventi della fondazione Tiger.

Mi ritrovai un giorno a dover andare pure in Vietnam, per immortalare la famiglia del colonnello Tiger Phong, amico di papà Earl ai tempi del suo stanziamento in Oriente, da cui il figlio prese il soprannome.

Earl mi è sempre piaciuto, era un personaggio carismatico. Quando oggi sento parlare di “nuovo Tiger”, più aperto e affabile con la gente e dotato di un grande senso dell’umorismo, dico che non è altro che il ragazzo che ho sempre conosciuto, sin dall’inizio, e che mai è cambiato.

È sempre stato divertente e gioviale, una parte del carattere che ha ereditato principalmente da sua madre.

Parecchi anni fa mi fu chiesto di accompagnare Tida in Thailandia per visitare un paio di orfanotrofi che Tiger aiutava con la sua fondazione.

Fu lì che mi resi conto che il brillante senso dell’umorismo di Tiger, così come la sua determinazione e tenacia a livello mentale, provenivano in gran parte dalla madre.

Ho avuto il privilegio di assistere in prima fila alla straordinaria carriera di Tiger e di vedere come ha saputo gestire il suo ruolo di padre in questi anni.

La famiglia è sempre stata al centro della sua vita e dei suoi successi e così è stato anche ad Augusta, quando nel 2019 ha conquistato il suo 15° major.

È stato un onore e allo stesso tempo un divertimento poter immortalare tutti i principali momenti della sua incredibile carriera, quasi trent’anni di immagini che raccontano sia il personaggio che le gesta di uno dei più grandi sportivi di tutti i tempi. Una volta dissi a Tiger, scherzando, che lo seguirò sino al suo primo tee shot sul Senior Tour: ma dopo aver tirato il drive alla 1 e dopo averlo visto camminare in fairway, prenderò la mia attrezzatura, farò la borsa e me ne andrò in pensione.

A volte, ancora adesso, mi viene vicino e mi dice: “Ehi Dommie, quanti anni abbiamo ancora da fare, almeno altri cinque no?”.