La società, incluso il PGA Tour, è divisa quando si tratta di dipendenza e di una sua frequente conseguenza: la guida in stato alterato. Una persona ubriaca o sotto l’effetto di droghe al volante può essere un criminale pericoloso, persino letale. Ma può anche essere una vittima impotente di una malattia. Il destino di Tiger Woods, come imputato, golfista professionista e figura pubblica, potrebbe dipendere da quale di queste visioni prevarrà.

I suoi incidenti automobilistici sono già ben noti: la collisione del 2009 contro un idrante, avvenuta mentre emergevano notizie sulle sue infedeltà coniugali; l’arresto del 2017, quando fu trovato addormentato in auto con diversi farmaci nel sangue, tra cui Vicodin, Dilaudid, Xanax, Ambien e THC (il principio attivo della marijuana); e l’incidente ad alta velocità del 2021 vicino a Los Angeles, che rischiò di costargli una gamba.

Ora si aggiunge il ribaltamento del suo SUV Land Rover venerdì scorso, mentre tentava di superare un camion vicino alla sua casa di Jupiter Island, in Florida, e il fallimento di diversi test di sobrietà effettuati al momento. L’etilometro non ha rilevato tracce di alcol (come già nel 2017), ma Tiger ha rifiutato di sottoporsi a un test delle urine. È stato incriminato per due reati minori: guida in stato alterato con danni materiali e rifiuto di sottoporsi a un test legittimo.

Alla luce della sua fama e dei suoi successi, le domande su questi episodi si sono spesso concentrate su Tiger stesso, i suoi numerosi infortuni e interventi chirurgici, i percorsi di riabilitazione, i farmaci, il suo futuro nel golf.

Sempre più spesso, però, il sistema legale guarda agli incidenti stradali non per ciò che significano per il conducente, ma per le loro conseguenze su pedoni e altri automobilisti. Per questo motivo, anche se Woods è rimasto illeso nell’ultimo incidente, non è mai stato in un pericolo legale così elevato come questa volta.

Com’è cambiata la legge negli Stati Uniti

L’arresto di Woods avviene in un contesto giuridico in continua evoluzione. Oggi è difficile immaginarlo, ma un tempo la guida in stato di ebbrezza era materia da cabaret.

Grazie soprattutto agli sforzi di Mothers Against Drunk Driving, associazione fondata nel 1980 dalla madre di una tredicenne uccisa da un recidivo alla guida in stato di ebbrezza, atteggiamenti e leggi cambiarono rapidamente.

Gli Stati abbassarono i limiti legali di alcol nel sangue, introdussero posti di blocco e inasprirono le pene. Il Congresso, facendo leva sui fondi federali per le autostrade, costrinse di fatto tutti gli Stati ad alzare l’età legale per bere a 21 anni nel 1984.

La ragione di questa linea dura è stata riassunta efficacemente dallo sceriffo della contea di Martin, John Budensiek, durante la conferenza stampa dopo l’arresto di Woods: “Sarebbe potuta andare molto peggio. Se qualcuno fosse arrivato nella direzione opposta, non staremmo parlando di assenza di feriti”. In sostanza, è spesso solo una questione di fortuna se un guidatore alterato provoca un semplice inconveniente o una tragedia.

Allo stesso tempo, la legge, e i giudici che ne determinano le conseguenze, riconosce che la guida in stato alterato è spesso diversa da altri reati, come una rapina in banca. L’alcolismo e la tossicodipendenza sono, o possono essere, malattie, non completamente sotto il controllo di chi ne soffre. Per questo, trattamenti e non solo punizioni sono spesso considerati il rimedio più appropriato.

È facile vedere Woods in questa luce. Nonostante i privilegi della sua vita, è stato segnato da una serie quasi inimmaginabile di problemi ortopedici, tutti fonte di grande dolore. Non ha scelto questa condizione e, come chiunque abbia subito tanti traumi fisici, si è affidato ai farmaci per affrontare le sue giornate.

La politica antidoping del PGA Tour

Il PGA Tour riflette questa ambivalenza nella sua politica antidoping, illustrata in un manuale di 52 pagine. Sebbene gran parte del documento riguardi sostanze dopanti come gli steroidi, include anche droghe ricreative e antidolorifici.

Dal 2008 il Tour effettua controlli casuali e vieta marijuana, cocaina e oppioidi (come Percocet e OxyContin). Per utilizzare sostanze vietate, i giocatori possono richiedere un’esenzione terapeutica (TUE), supportata da un medico. Non è noto se Tiger ne abbia mai richieste.

Questa doppia impostazione emerge anche nelle sanzioni: le violazioni possono comportare squalifiche, perdita di premi e punti, inidoneità e multe. Tuttavia, la risposta può includere riabilitazione o trattamento medico in alternativa o in aggiunta ad altre sanzioni. In altre parole, il Tour adotta entrambe le strade, proprio come il sistema legale.

Per Woods, che ha appena compiuto 50 anni, la carriera era già incerta. A causa dei numerosi infortuni, non partecipa a un evento ufficiale dal 2024. Aveva preso parte a un evento TGL a marzo e lasciato intendere una possibile partecipazione al Masters di aprile, ma ora, dopo quello che è accaduto, appare davvero improbabile vederlo ad Augusta. Anche un debutto nel PGA Tour Champions sembra lontano.

La priorità per Woods deve essere il procedimento penale, che appare già diverso rispetto al 2017. All’epoca gli fu consentito di entrare in un programma alternativo ed evitare sanzioni penali. È meno probabile che questa volta ottenga un’altra opportunità simile o che la meriti.

Nonostante il suo impegno nel recupero dagli infortuni, procuratori e giudici si concentreranno soprattutto sul rischio che rappresenta per gli altri utenti della strada. Se Tiger mettesse in pericolo solo sé stesso sarebbe già grave, ma ora appare come un recidivo nel mettere a rischio gli altri.

Nel Tour come nel diritto, chi decide dispone di ampio margine discrezionale. I ricchi e potenti, come Tiger Woods, spesso ricevono un trattamento più favorevole. Ma anche il privilegio ha un limite, e questa volta il Fenomeno potrebbe trovarsi di fronte a una decisione più orientata alla punizione che al recupero e alla cura.

di Jeffrey Toobin – Golf Digest