Viaggio alla scoperta dei campi più spettacolari della Nuova Zelanda, il paese dei Kiwi, tra coste frastagliate, paesaggi vulcanici, scogliere vertiginose e moderni links immersi in una natura incontaminata
Arrivare in Nuova Zelanda significa raggiungere uno degli angoli più remoti del pianeta, un luogo dove la natura domina e l’uomo sembra muoversi in punta di piedi. È la sensazione di approdare in una terra giovane, geologicamente viva, dove vulcani, sorgenti geotermiche, colline ondulate e un oceano sconfinato disegnano un paesaggio quasi primordiale. Il ritmo cambia subito: rallenta, si distende, entra in sintonia con l’ambiente. La Nuova Zelanda conta quasi quattrocento campi da golf per cinque milioni di abitanti, seconda solo alla Scozia per densità.
Qui il golf è cultura, socialità, quotidianità
Una volta atterrati all’aeroporto di Auckland ritiriamo l’auto a noleggio e ci mettiamo in viaggio verso sud. Davanti a noi quasi duemila chilometri e sei campi da esplorare nell’Isola del Nord. Le strade scorrono tra pascoli, crinali improvvisi, foreste e laghi che appaiono come specchi inattesi. È un primo assaggio della bellezza selvaggia che accompagnerà tutto il nostro itinerario. La prima destinazione è Taupō, cuore geotermico dell’Isola del Nord. Vapori che emergono dal terreno, pozze bollenti, crateri e foreste di conifere circondano il grande Lago Taupō, una colossale caldera vulcanica formatasi migliaia di anni fa.
L’atmosfera ha qualcosa di ancestrale, quasi mistico. È qui che incontriamo due percorsi straordinari: The Kinloch Club e Wairakei Golf & Sanctuary.
Aperto nel 2007, The Kinloch Club è l’unico tracciato neozelandese firmato da Jack Nicklaus e, per molti versi, uno dei suoi progetti più interessanti al di fuori degli Stati Uniti. Spesso descritto come un moderno inland links, richiama l’anima dei grandi links scozzesi pur trovandosi nell’entroterra: fairway ondulati, bunker intelligenti, un terreno che detta strategia e un’atmosfera che unisce eleganza e severità tecnica.

A raccontarci la storia del campo è Tom Long, direttore del club, inglese ed ex professionista con esperienze anche sul Challenge Tour. Ha seguito la nascita del percorso sin dal primo giorno e contribuito alla definizione dell’identità sportiva del club. Vanta un passato da pro in Veneto alla fine degli anni ’90, motivo per cui conserva un legame speciale con l’Italia. La sua conoscenza del design di Nicklaus e del territorio rende ogni suo commento una piccola lezione di architettura.
Dal punto di vista progettuale, Kinloch è Nicklaus allo stato puro: green complessi, bunker che guidano più che punire, ondulazioni che premiano la creatività e strategie che richiedono visione ampia. Un links moderno, intenso, mai ripetitivo, dove le buche si intrecciano tra colline morbide, vallate e ruscelli, con il Lago Taupō sullo sfondo in scenari degni del Signore degli Anelli.
Il tratto più suggestivo arriva sulle seconde nove, quando il percorso sale verso il punto più alto della proprietà e il panorama si apre all’improvviso sul lago e sulle colline circostanti. La 18, par 5 di 480 metri, è considerata una delle migliori buche finali del Paese: dogleg che si apre a sinistra per poi rientrare verso un green difeso dall’acqua. Una chiusura impegnativa ma sorprendentemente giocabile, che lascia una sensazione di pienezza.
A pochi minuti da Kinloch si entra in un mondo completamente diverso. Wairakei, inaugurato nel 1970 e firmato dall’architetto britannico John Harris, è uno dei percorsi più amati del Paese.
Harris, figura chiave del golf europeo del dopoguerra, ha progettato anche alcuni tracciati iconici in Italia come l’Olgiata, le prime 18 buche de La Mandria, Albarella, Menaggio, La Pinetina e Barlassina. La sua firma è immediata: fairway ampi ma strategici, uso sapiente della natura, equilibrio tra sfida e bellezza.

Oggi Wairakei è molto più di un campo da golf: è un vero santuario naturalistico. Una recinzione anti-predatori circonda l’intera proprietà e consente a daini, pavoni, fagiani, anatre e numerose specie autoctone di muoversi liberi tra fairway e foreste. Il percorso è un parkland elegante, armonioso, modellato tra boschi di conifere, colline e laghetti; ogni buca sembra appartenere da sempre al paesaggio. Tra le buche più celebri, la 14, The Rogue, è considerata uno dei par 5 più difficili della Nuova Zelanda: 548 metri, drive che deve superare una serie di bunker chirurgici, secondo colpo da posizionare con cura e un green alto e scosceso che non perdona.
Dopo due ore di auto verso sud-est, tra vallate verdi e altopiani luminosi, raggiungiamo Hawke’s Bay, nei pressi di Napier: clima mediterraneo, vigneti ordinati sulle colline, architettura Art Déco rinata dopo il terremoto del 1931.
Su un altopiano che domina il Pacifico sorge Cape Kidnappers, progettato da Tom Doak e stabilmente tra i primi venti campi al mondo secondo Golf Digest.
Come direbbe Tom Doak, Cape Kidnappers è un luogo che non si limita a ospitare un campo da golf: se fosse un libro, sarebbe descritto come un’epopea.
Le sue scogliere compaiono nella mitologia Māori e il nome stesso richiama il primo viaggio del Capitano Cook nel 1770 e un tentato rapimento di un membro dell’equipaggio di Cook da parte dei Māori . Fin dalla lunghissima strada d’ingresso, tutto appare in vasta scala: panorami immensi, silenzi profondi, orizzonti senza fine. La sfida, racconta Doak, non era costruire un campo spettacolare, ma crearne uno all’altezza della grandezza del luogo.

Il percorso sfrutta le celebri fingers, strette lingue di terra che si proiettano nel Pacifico. Il terreno non è quello di un links tradizionale, ma l’esperienza è puro seaside golf: suolo veloce, vento costante, traiettorie che cambiano forma e intenzione a seconda dell’ora. La 15, par 5 di 594 metri, corre su una cresta sospesa tra due precipizi: è la buca simbolo, un colpo che si ricorda per sempre. La 6, affacciata su un vuoto di oltre 150 metri, amplifica la sensazione di trovarsi ai margini del mondo. Cape Kidnappers è potente, scenografico, irripetibile. “Godetevi la partita e godetevi il luogo: non giocherete mai da nessun’altra parte un golf simile a questo”, scrive Doak. Difficile dargli torto.
Proseguendo il viaggio e spostandoci a nord di Auckland, il paesaggio cambia lentamente: l’oceano torna a farsi largo, le dune diventano più morbide, la vegetazione si fa costiera e luminosa.
È qui, lungo una delle coste più affascinanti dell’Isola del Nord, che incontriamo Te Arai Links, un resort di nuova generazione che in pochissimo tempo si è imposto come una delle destinazioni golfistiche più desiderate al mondo.
Il paesaggio e l’atmosfera richiamano immediatamente i leggendari links californiani della Monterey Peninsula. Due percorsi da 18 buche che, pur giovanissimi, compaiono già nella classifica dei Top 100 Golf Courses in the World 2025/26 di Golf Magazine.
Te Arai nasce come estensione del progetto che ha rivoluzionato il golf neozelandese: Tara Iti Golf Club, inaugurato nel 2015 e considerato da molti il miglior links dell’emisfero sud. Gli stessi proprietari, Ric Kayne e Jim Rohrstaff, hanno dato vita a un progetto che unisce golf, turismo e sviluppo immobiliare in uno dei tratti di costa più suggestivi del Paese. Il South Course, firmato da Bill Coore & Ben Crenshaw, è un inno alla naturalezza: linee morbide, dune scolpite con delicatezza, fairway che respirano con il ritmo dell’oceano.

Il North Course, disegnato da Tom Doak, è più tecnico, più deciso, più muscolare. Alterna passaggi silenziosi tra pini costieri a improvvise aperture sull’oceano.
“Il North Course inizia e finisce sull’oceano, ma il vero carattere si trova nell’entroterra”, spiega Doak. E lì emergono le forme più affascinanti: creste scolpite dal vento, antiche dune, catini sabbiosi naturali. Te Arai non è solo un luogo dove si gioca: è un luogo che si vive. Lo si capisce già all’arrivo, quando tra le dune compaiono lodge affacciati sull’oceano. Silenzio, luce, vento: tre elementi che definiscono l’anima del resort.
La nostra visita con Grace Rokela, Director of Sales & Marketing, ci ha permesso di scoprire la filosofia del progetto. Lodge, cottage e ville riflettono un lusso contemporaneo fatto di eleganza pulita, materiali naturali e grandi vetrate che portano il paesaggio in ogni stanza.
Un lusso discreto, che accoglie più che impressionare.
A circa duecento chilometri a nord di Auckland, tra baie remote, colline luminose e pascoli verdi, raggiungiamo Kauri Cliffs, uno dei campi più iconici della Nuova Zelanda.
Aperto nel 2000 e stabilmente ai vertici delle classifiche mondiali, colpisce ancora prima di mettere la palla sul tee: le Cavalli Islands sospese sull’orizzonte, scogliere chiare che si sgretolano nel blu del Pacifico, oceano infinito. Il sogno è quello dell’imprenditore americano Julian Robertson, che negli anni ’90 s’innamorò di Matauri Bay. Per trasformarlo in realtà scelse l’architetto David Harman, chiamato a modellare un terreno potente e complesso senza comprometterne la fragilità. Fin dall’inizio l’obiettivo fu chiaro: dare vita a un rifugio elegante e discreto, perfettamente integrato nel paesaggio. Il risultato è un equilibrio raro tra sfida e contemplazione. Spesso, sul tee, ci si ritrova immobili ad assorbire il panorama: le buche costiere sono una sequenza di emozioni visive, scendono e risalgono seguendo le forme del terreno, aprendosi all’improvviso su abissi azzurri. Alcune sembrano davvero sospese nel vuoto.

La 7, par 3 di circa 160 metri, richiede di sorvolare un dirupo verso un green che galleggia tra cielo e mare. La 14, altro par 3 di pari distanza, è un balcone naturale sulle Cavalli Islands: il colpo parte quasi dal cielo e atterra in un anfiteatro di oceano.
La 17, probabilmente la buca più bella giocata in tutto il viaggio, è un lungo par 4 di 432 metri in discesa, con una vista aperta e struggente sull’oceano: un quadro naturale. Kauri Cliffs è un’esperienza che non si dimentica, perché più che giocare un campo, si vive un paesaggio.
Rientrando verso Auckland, una tappa imprescindibile è Muriwai Golf Links, situato sulla lunga spiaggia di Muriwai, uno dei tratti più spettacolari della West Coast neozelandese.
Qui la sabbia non è dorata: è nera, vulcanica, una caratteristica distintiva di questa parte dell’Isola del Nord. I bunker, scavati nel terreno naturale, assumono un colore scuro e profondo che crea un contrasto affascinante con il verde brillante dei fairway e il blu dell’oceano.
Fondato nel 1960, Muriwai è uno dei club storici del Paese. Per molti anni è stato considerato uno dei migliori percorsi della Nuova Zelanda, punto di riferimento nazionale prima della nascita dei grandi capolavori moderni come Cape Kidnappers, Kauri Cliffs o Te Arai.
È un vero links classico, modellato dal vento e dal terreno sabbioso. È tecnico ma divertente, chi sceglie bene la traiettoria viene premiato, chi forza il colpo viene rimandato alla buca successiva con una lezione in più. Perfetto come primo campo appena arrivati o come ultimo prima di ripartire, Muriwai è un ponte ideale tra la storia del golf neozelandese e la sua straordinaria evoluzione contemporanea.
Il nostro itinerario si è svolto interamente nell’Isola del Nord, cuore del golf neozelandese contemporaneo.
Ma anche l’Isola del Sud custodisce autentici capolavori. Qui incontriamo Jack’s Point, a Queenstown, uno dei campi più scenografici del pianeta: un percorso incastonato tra il Lago Wakatipu e le Remarkables, le Alpi neozelandesi. Poco distante, Arrowtown Golf Club offre un’esperienza completamente diversa: un affascinante link montano scolpito tra rocce, canyon naturali.
Chiude il triangolo Millbrook Resort, sede del New Zealand Open, con due percorsi immersi in una valle alpina di rara bellezza: un luogo che unisce sport, comfort e atmosfere da cartolina. È un trittico di alto livello che completa un’offerta unica al mondo per qualità, diversità e impatto visivo…
La Nuova Zelanda è un mosaico di paesaggi estremi e percorsi golfistici senza paragoni.
Dai vulcani di Taupō alle scogliere di Cape Kidnappers, dalle dune di Te Arai alle viste infinite di Kauri Cliffs, fino ai paesaggi alpini dell’Isola del Sud, ogni luogo racconta un legame profondo tra golf e territorio.
Qui il golf non è solo sport: è viaggio, natura, silenzio. E una volta arrivati all’estremo sud del mondo, resta una certezza: ci sono ancora luoghi capaci di emozionare per sempre.
LA GUIDA: COSA VISITARE
Hobbiton Movie Set – Matamata
Il celebre set de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit. Passeggiata tra le casette degli hobbit, il Green Dragon Pub e i giardini di Bilbo.
Auckland – City & Waterfront
Sky Tower, Viaduct Harbour, Wynard Quarter, parchi e musei. Perfetta come base iniziale o finale del viaggio.
Waiheke Island – Wineries & Beaches
A 40 minuti di traghetto da Auckland. Spiagge, colline e alcune delle migliori cantine del Paese. La più iconica è Mudbrick Vineyard.
Rotorua – Geotermia & Cultura Māori
Geyser, pozze bollenti, foreste pluviali e villaggi Māori. Atmosfera primordiale.
Cape Reinga – Il “capo del mondo” neozelandese
Il nord estremo, punto dove si incontrano il Mar di Tasman e il Pacifico. Suggestivo e simbolico.
COME ARRIVARE DALL’ITALIA
Via Doha – Qatar Airways
Roma / Milano Doha Auckland
Via Dubai – Emirates
Roma / Milano / Venezia / Bologna Dubai Auckland
Via Singapore – Singapore Airlines
Roma / Milano Singapore Auckland
DOVE DORMIRE
Taupō – Wairakei
Wairakei Resort Taupō
Comodo per giocare Wairakei e vicino alle attrazioni geotermiche.
Kinloch / Taupō
Kinloch Manor & Villas
Di alto livello, atmosfera elegante, a due minuti dal club.
Hawke’s Bay / Napier – Cape Kidnappers
The Farm at Cape Kidnappers
Il lodge del resort, uno dei più iconici della Nuova Zelanda.
Te Arai / Mangawhai
Te Arai Links – Ocean Cottages & Lodges
Immersi nelle dune, vista oceano, lusso discreto.
Kauri Cliffs / Matauri Bay
The Lodge at Kauri Cliffs
Raffinato, panoramico, servizio impeccabile.
Auckland
Mövenpick Hotel Auckland
Posizione perfetta vicino al porto e al centro.
di Alessio Filippi