Il WM Phoenix Open si conferma ancora una volta uno degli appuntamenti più iconici e coinvolgenti del calendario PGA TOUR. Sul palcoscenico del TPC Scottsdale, nel cuore dell’Arizona, è stato Chris Gotterup a scrivere il proprio nome nell’albo d’oro, al termine di una domenica ad altissima tensione conclusa alla prima buca di playoff.
La rimonta di Gotterup
Il 26enne americano ha costruito il successo con una rimonta da manuale con cinque birdie nelle ultime sei buche per un 64 finale (-7) che gli hanno aperto le porte del playoff ribaltando un torneo che sembrava nelle mani di Hideki Matsuyama, leader dopo 54 buche.
Decisiva la prima buca di spareggio, dove Gotterup ha imbucato un birdie putt da 8 metri, mentre Matsuyama ha pagato un errore dal tee finendo in ostacolo d’acqua.
Disfatta di Matsuyama
Il giapponese, leader solitario dopo 54 buche, non è riuscito a difendere il vantaggio nell’ultimo giro. Dopo una partenza solida, Matsuyama ha faticato nelle buche conclusive, sbagliando il tee shot della 18 e chiudendo con un bogey finale. L’errore dal tee si è poi ripetuto nello spareggio, compromettendo definitivamente le sue possibilità di vittoria.
Alle spalle dei primi due si è distinto Scottie Scheffler, numero uno del mondo, autore di una notevole rimonta dopo un primo giro sopra par. Il texano ha chiuso con un altro 64, terminando in terza posizione a -15 insieme ad altri quattro giocatori. Scheffler è risalito fino a un colpo dalla vetta grazie a una serie di birdie sulle seconde 9.
Il WM Phoenix Open ha confermato ancora una volta il suo carattere unico nel calendario PGA TOUR, grazie a un pubblico numeroso e a un’atmosfera particolarmente intensa, soprattutto nelle buche finali. Il TPC Scottsdale, con il lago che difende la 18 e le tribune a ridosso dei fairway, ha giocato un ruolo determinante nell’esito del torneo.
Per Gotterup si tratta della quarta vittoria sul PGA Tour, la seconda nelle prime tre partenze stagionali, un risultato che lo proietta tra i giocatori più in forma del momento. Il WM Phoenix Open si chiude così con un successo costruito sulla solidità del gioco corto e sulla capacità di sfruttare gli errori degli avversari nei momenti decisivi.