A 45 anni Justin Rose firma una delle vittorie più impressionanti degli ultimi decenni sul PGA Tour, dominando il Farmers Insurance Open 2026 e riscrivendo il libro dei record a Torrey Pines, uno dei campi simbolo del golf mondiale.

Con quattro giri di altissimo livello (62-65-68-70) e uno score totale di -23, l’inglese ha superato di un colpo il primato precedentemente condiviso da Tiger Woods e George Burns, stabilito in epoche in cui Torrey Pines era decisamente più indulgente rispetto alla severità del South Course moderno.

Il margine finale di sette colpi testimonia una superiorità raramente vista su questo tracciato affacciato sull’Oceano Pacifico, e rappresenta la vittoria con il distacco più ampio dai tempi di Tiger nel 2008.
Rose è inoltre il primo giocatore dal 1955 a vincere l’evento di San Diego restando leader in solitaria dal primo all’ultimo giro.

Torrey Pines, un campo da campioni

Il successo di Rose è arrivato attraverso una gestione magistrale del tracciato. Primo per green in regulation (quasi l’82%), secondo negli strokes gained approach e solido anche con il putter. Numeri che raccontano non solo una settimana di grande forma, ma soprattutto una conoscenza profonda del tracciato e delle sue insidie.

Non è un caso: Rose aveva già trionfato qui nel 2019, quando era numero 1 del mondo. Torrey Pines sembra esaltare il suo golf essenziale, strategico, fatto di pazienza, traiettorie pulite e scelte intelligenti, qualità che spesso emergono solo nei grandi campioni.

Esperienza, maturità e visione

Nel suo 28° anno da professionista, l’inglese eroe di Ryder Cup, dimostra come l’esperienza possa diventare un vantaggio competitivo. “La disciplina, la gestione degli errori, la pazienza nei momenti giusti”, ha spiegato, sono stati gli elementi chiave di una settimana perfetta. Un approccio che lui stesso avvicina a quello dei più grandi della storia, da Jack Nicklaus a Tiger Woods, fino a Scottie Scheffler.

Con questa vittoria Rose diventa il più anziano vincitore del Farmers Insurance Open e sale al numero tre 3 del ranking mondiale, confermando che il tempo, se ben gestito, può affinare il talento anziché logorarlo.

Un modello per il golf moderno

In un’epoca segnata da cambiamenti profondi nel panorama professionistico, Rose rappresenta la continuità dei valori tradizionali del golf: rispetto per i grandi tornei, centralità dei major, fedeltà al PGA Tour. Scelte che oggi appaiono pienamente ripagate, alla luce di un golf forse più maturo e completo che mai. Justin Rose, ancora una volta, ha dimostrato che nel golf la vera grandezza nasce dall’equilibrio.

Questa è stata anche la settimana che ha visto il ritorno di Brooks Koepka sul PGA Tour dal LIV Golf (ha chiuso al 56° posto) e la notizia che Patrick Reed lascerà il circuito finanziato dall’Arabia Saudita con l’intenzione di riottenere la carta per la prossima stagione sul massimo circuito americano.

Nei primi giorni della nascita della LIV nel 2022, Rose era tra i giocatori contattati per unirsi alla superlega araba, con un ricco bonus alla firma sul tavolo. Ma ha rifiutato, come ha spiegato domenica davanti alle telecamere. “Sentivo che il me bambino non si sarebbe sentito bene a prendere quella decisione e a rinunciare ai sogni di vincere major e titoli importanti del Tour. Col senno di poi, non ho rimpianti. Direi che essere tornato a bussare alla porta di un paio di major dopo quelle decisioni ha confermato che avevo fatto la scelta giusta. Per come stanno le cose nel mondo del golf in questo momento, è bello vedere persone che vogliono giocare dove sono motivate a dare il meglio di sé”.

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