Il successo in rimonta di Antony Kim al LIV Golf Adelaide ha fatto il giro del mondo, non solo per il valore sportivo dell’impresa, ma per il significato umano che porta con sé.
A quarant’anni, Kim ha sorpreso tutti recuperando cinque colpi nell’ultimo giro contro due campioni major come Bryson DeChambeau e Jon Rahm, suoi compagni di gruppo nella giornata finale, imponendosi con tre colpi di vantaggio nell’evento di punta della lega saudita. È stato il suo primo successo mondiale dopo 5.795 giorni: un numero che racconta meglio di qualsiasi aggettivo la portata del ritorno.
Dopo il trionfo, il tre volte vincitore del PGA Tour ha parlato senza filtri. La sua conferenza stampa è stata il completamento perfetto di una giornata già straordinaria: vulnerabile, onesta, lontana dai cliché del campione ritrovato. Kim ha raccontato apertamente i dodici anni lontano dal golf, segnati da infortuni, dipendenze, problemi di salute mentale e da un senso di smarrimento che lo aveva quasi allontanato definitivamente dal gioco, e da se stesso.
Ritiratosi nel 2012 a causa di seri problemi fisici, era praticamente scomparso dalla scena pubblica. Solo negli ultimi anni aveva rimesso ordine nella propria vita, diventando marito e padre e tornando ad allenarsi in privato. Nel 2024 l’occasione inattesa: l’invito come wild card nella LIV Golf. Dopo una retrocessione e una nuova qualificazione conquistata sul campo, è arrivato il momento della consacrazione ad Adelaide.
Quando gli è stato chiesto cosa dirà un giorno a sua figlia Bella del periodo più turbolento della sua vita, Kim ha risposto con parole che hanno colpito nel profondo: prima della sua nascita, ha ammesso, non sentiva di avere uno scopo. “Puoi avere soldi, successo, tutto quello che vuoi, e sentirti comunque solo”, ha spiegato. La nascita di Bella, ha aggiunto, ha cambiato tutto. !Voglio che sappia che, per quanto brutta possa essere una giornata, se continui a lottare non perdi mai”.
Sul green, dopo l’ultimo putt, la scena è stata simbolica: la moglie Emily e la piccola Bella a corrergli incontro. “Vederla entrare sul campo e sapere che suo padre non è un perdente è stato uno dei momenti più speciali della mia vita”.
Dal punto di vista tecnico, la vittoria è stata costruita con maestria. Dopo quattro birdie nelle prime nove buche al The Grange, Kim ha infilando quattro birdie consecutivi dalla 12 alla 16 superando Rahm in classifica. Un altro birdie alla 17 gli ha permesso di chiudere con un 63 senza bogey, suggellando il primo titolo dal 2010. Ogni pugno alzato verso il cielo sembrava liberare un peso accumulato negli anni.
“Forse sono troppo vecchio per esultare così, credo di essermi fatto male all’anca», ha scherzato. Poi si è fatto serio: «Ogni putt che entrava era come se stessi superando uno dei momenti più bassi della mia vita. È stato terapeutico”.
Kim non ha nascosto la sua ambizione: usare la vittoria come piattaforma. «Voglio ispirare le persone. Posso parlare delle mie difficoltà quanto voglio, ma se non vinco non raggiungerò abbastanza gente.»
Ad Adelaide quella piattaforma l’ha conquistata. E il suo messaggio finale, diretto e senza compromessi, ha riassunto tutto il senso della sua storia: non mollare mai.