Che vi piaccia o no, il golf è diventato un gioco di potenza, tanto che quasi tutti gli analisti concordano sul fatto che sia un vantaggio decisivo fare una buona distanza dal tee.

Certamente, per competere ai massimi livelli, serve comunque un ottimo tocco e puttare bene, ma se giocate con maggiore frequenza i bastoni corti, è probabile che prendiate più green e andiate più vicini alla buca.

Jordan Smith, vincitore nel 2017 del Porsche European Open, è uno dei giocatori lunghi emergenti.

“Direi che sono sempre stato al di sopra della media, ed è sempre stata una parte importante del mio gioco”, dice Smith.

Le statistiche lo confermano: lo scorso anno, aveva una media di oltre 300 yard (circa 275 metri) dal tee, che, combinata ad alti livelli di precisione nel drive (15° posto), ha contribuito a fargli guadagnare 0,7 colpi dal tee per ogni giro.

Ecco i suoi consigli per generare più potenza.

1) Piccoli accorgimenti

Per me la potenza tende ad arrivare dalla velocità della parte inferiore del corpo, dall’apice del backswing fino alla fine.

Non faccio grandi cambiamenti quando voglio andare più lungo, solo piccoli aggiustamenti.

Ad esempio la palla è un po’ più avanti nello stance, per incoraggiarmi a colpirla più sopra e verso sinistra.

La posizione modificata del tee aiuta a far volare la palla un po’ più alta e, soprattutto, riduce lo spin, dandomi il mix necessario per una distanza maggiore.

Inoltre, per avere una base più solida e potente, allargate un poco lo stance.

Questi aggiustamenti funzionano bene senza vento o con vento a favore, ma col vento tendo ad abbassare il tee e a colpire più in alto la palla, per farla volare più bassa.

2) Questione di numeri

È fondamentale sapere quanto siete lunghi per trovare il set-up corretto per ottimizzare la distanza.

Io lavoro sulle distanze prese dal TrackMan con ogni bastone all’inizio della settimana, perché ci sono diverse condizioni, erbe, temperature dell’aria e altitudini da considerare.

In una settimana tipo cerco uno spin col driver tra 1.800 e 2.200 giri al minuto e un volo intorno ai 13/14 gradi per avere la palla alta e con poco spin, che mi permette di fare un colpo lungo.

La maggior parte dei professionisti sul Tour punta a quella distanza ma per voi potrebbe essere leggermente diverso, quindi cercate una soluzione personalizzata o parlatene col vostro maestro, perché lui più di tutti è in grado di aiutarvi nel migliore dei modi.

3) Tutto sta nell’ampiezza

Fino a non molto tempo fa, la vera e propria parola d’ordine per essere potenti era il ‘ritardo’. Ricordo che quando iniziai a giocare a golf ero sempre molto in ‘ritardo’.

Per farlo bene ed eseguire correttamente lo swing, bisognava essere molto bravi con le mani.

Oggigiorno non ci si concentra più sul ‘ritardo’ ma sull’ampiezza dello swing, che è quasi l’opposto. Si deve lavorare per mantenere il movimento ampio, perché è da lì che viene la vera potenza.

Naturalmente, quando ci si concentra sull’ampiezza dello swing, il pericolo può essere che ci si sposti troppo dalla palla nel backswing, cosa che a volte io ho avuto la tendenza a fare.

Proprio per questo, ora lavoro molto intensamente con il mio allenatore in piedi di fronte a me, con un bastone per l’allineamento sulla mia testa, per controllare ed evitare quello spostamento dalla palla.

Se non avete un allenatore o un amico che possa aiutarvi così, praticate davanti a uno specchio, in campo pratica o anche a casa senza bastone, perché troppo spostamento toglierà potenza.

4) Il Timing

Il timing e la sequenza corretta sono assolutamente fondamentali per generare energia.

Quasi tutti i giocatori hanno memoria di quella volta in cui hanno avuto un ottimo ritmo e quanta differenza ha fatto sulla distanza della palla.

Il problema è che quando cercano di colpire forte la palla, questa tende ad andare ovunque perché si perde il timing, non facendo funzionare correttamente la sequenza nel downswing.

La tendenza è uno swing corto e veloce, piuttosto che largo e con il ritmo corretto.

Accade anche ai professionisti: cercano di colpire la palla più forte, ma appena rimbalza sul terreno, va meno lunga e più storta.

Un esercizio che a volte faccio è quello di arrivare in cima e poi concentrarmi bene su muovere ginocchia, gambe e fianchi per primi, con i fianchi che ruotano.

La parte alta del corpo poi segue, con le braccia che scendono naturalmente.

La sequenza errata e più comune è quella in cui le spalle si muovono prima, perdendo completamente la potenza.

Dovete pensare a tenere il bastone indietro per immagazzinare potenza e poi scaricarla sulla palla.

5) Rinforzate i muscoli

È un gioco di potenza e temo che non ci si alternativa al fatto che, se davvero volete essere più potenti, dovete fare un po’ di lavoro fuori dal campo.

Un esercizio su cui lavoro molto con Rob Hobkinson, il mio preparatore atletico, è una pressa Palloff modificata, che potete vedere nella foto a sinistra.

Fondamentalmente sto mantenendo la posizione in cui sarei in cima al backswing contrastando la forza di una banda elastica: rinforza i muscoli del tronco e quelli della metà superiore del corpo che uso per colpire la palla.

In genere i dilettanti usano eccessivamente la parte superiore del corpo, trascinando poi le braccia.

Quello che si vuole davvero è forza senza sforzo e non sforzo senza forza. In questo esercizio, Rob cerca di tirarmi da una parte e io contrasto dall’altra, quindi anche se non c’è movimento, la resistenza sta rafforzando i muscoli del tronco.

Certo, c’è molta rotazione nello swing, ma la velocità a cui decelerate anche busto e bacino nell’entrare all’impatto è quella che permette alle braccia il contatto ad alta velocità.

Se guardate lanciare una palla, le gambe iniziano a rallentare e poi ci sarà una catena di eventi in cui il tronco prenderà il sopravvento, rallentando poi e facendo attraversare le braccia.

Non potete generare forza senza usare le gambe e quindi passare attraverso i piedi per creare la rotazione.

Per sviluppare forza negli arti inferiori io mi alleno facendo anche stacchi da terra, affondi o squat.