PGA Tour: al Palmer super McIlroy, Woods 5°

Di ufficio Stampa FIG

A Orlando, sul Bay Hill, con un giro strepitoso
il fuoriclasse nordirlandese vince per distacco.
Benissimo Tiger fino alla 15, preceduto da DeChambeau,
Rose e Stenson. Francesco Molinari 26°

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QUARTO GIRO – Splendido finale per l’Arnold Palmer Invitational 2018 (PGA Tour) che si è concluso sul percorso del Bay Hill Club & Lodge (par 72), a Orlando in Florida. Trionfo di uno strepitoso Rory McIlroy (-18, 60 70 67 64), che sulle ultime 18 buche sciorina un gioco perfetto, con un putt caldissimo. Per lui, dopo i tre birdie fra la 6 e la 9, finale da incorniciare con cinque buche su sei sotto par, dalla 13 in poi.

Vista l’eccezionale performance di Rory, davvero non ci sarebbe stato niente da fare per nessuno dei suoi avversari, che alla fine hanno composto una delle classifiche più interessanti e “titolate” dell’ultimo periodo. Un bell’applauso per Bryson DeChambeau, che sta finalmente mettendo in mostra in pieno i numeri del suoi golf, particolare ma sempre redditizio, sostenuto da una determinazione che ha pochi eguali. Per lui -15 finale e secondo posto, a tre colpi da McIlroy, e davanti a Justin Rose (-14) e Henrik Stenson (-13), che compongono con McIlroy una graduatoria con vertici molto europei. Una bella notizia in prospettiva Ryder Cup.

Recupera cinque posizioni e chiude al quinto posto Woods (-10, 68 72 69 69), che fino alla buca 15 aveva un piede sul gradino del podio. Eccellente giro il suo, fino a quel punto illuminato da ben sei birdie e un solo bogey. Gioco spumeggiante e ricco, come al solito, di colpi da circolino rosso, hanno confermato il definitivo ritorno di Tiger ai massimi livelli. Peccato per l’errore sulla buca più facile del campo, la 16, par 5 da circa 460 metri, dove Woods è finito fuori limite a sinistra per un pull fuori misura con il driver, fin lì usato con grande parsimonia. Ma il desiderio di tentare un eagle è forse stato più forte di lui, con il risultato di incappare in un sudato bogey, duplicato per un po’ di nervosismo sulla buca successiva. Nonostante questo finale negativo, entusiasmo alle stelle per lui, anche grazie a un putt tutt’altro che facile alla 18 per evitare il terzo bogey consecutivo. Bilancio finale comunque più che positivo, per un nuovo risultato di prestigio dopo il secondo posto della scorsa settimana al Valspar. E a questo punto, la sua classifica mondiale è a un passo (105° posto) dal rientro nella élite dei 100 migliori. A quota -10, insieme a Tiger, anche Ryan Moore.

Ha chiuso recuperando ancora due posizioni Francesco Molinari (-4, 72 71 69 72), che chiude la sua gara in 26.a posizione. Per lui senz’altro un buon torneo, anche se segnato da qualche errore di troppo (vedi drive in acqua per il doppio bogey alla 11). Al momento comunque Francesco non sembra ancora tornato nella splendida forma dello scorso anno, che speriamo arrivi presto, magari in coincidenza con l’ormai prossimo Masters.

Il montepremi era di 8.900.000 dollari, di cui 1.602.000 sono finiti sul conto di Rory McIlroy.

Prossimo appuntamento con il secondo WGC della stagione, il Dell Technologies Match Play, in programma da mercoledì ad Austin, in Texas.

TERZO GIRO – Francesco Molinari, da 38° a 28° con 212 (72 71 69, -4), e Tiger Woods, da 17° a 10° con 209 (68 72 69, -7), sono risaliti in classifica nell’Arnold Palmer Invitational (PGA Tour) che si conclude sul percorso del Bay Hill Club & Lodge (par 72), a Orlando in Florida. Lo svedese Henrik Stenson (204 – 64 69 71, -12) ha distaccato di un colpo Bryson DeChambeau (205, -11), rimanendo solitario in vetta, mentre si è portato al terzo posto e in piena corsa per il titolo il nordirlandese Rory McIlroy (206, -10). Hanno possibilità anche Ryan Moore e l’inglese Justin Rose, quarti con 207 (-9), Rickie Fowler, Charley Hoffman, Talor Gooch e il coreano Byeong Hun An, sesti con 208 (-8), e non è tagliato fuori nemmeno Woods, anche se superare nove concorrenti avanti non è facile pure per uno con la sua classe. In tardiva rimonta l’australiano Jason Day, da 53° a 18° con 211 (-5), e prestazione anonima del giapponese Hideki Matsuyama e dell’australiano Marc Leishman, campione uscente, 35.i con 213 (-3), e dell’altro australiano Adam Scott, 51” con 215 (-1).

Henrik Stenson, con quattro birdie e tre bogey, ha segnato il suo score più alto sui tre giri (71, -1), mentre Francesco Molinari con il parziale di 69 (-3) il suo più basso. Il torinese ha iniziato con un bogey alla terza buca, ma ha subito preso il ritmo giusto con due birdie nelle successive tre e ha fissato il punteggio con altri due nel rientro senza ulteriori sbavature.

SECONDO GIRO – Tiger Woods è sceso dal settimo al 17° posto con 140 (68 72, -4) colpi e Francesco Molinari è salito dal 48° al 38° con 143 (72 71, -1) nel secondo giro dell’Arnold Palmer Invitational (PGA Tour) che si sta svolgendo sul percorso del Bay Hill Club & Lodge (par 72), a Orlando, in Florida.

Bryson DeChambeau (133 – 67 66, -11), autore con 66 (-6) del miglior score di giornata, ha raggiunto in vetta alla graduatoria lo svedese Henrik Stenson (133 – 64 69) e i due precedono Talor Gooch (135, -9), il coreano Byeong Hun An (136, -8) e Charley Hoffman (137, -7). In sesta posizione con 138 (-6) Rickie Fowler e Patrick Reed, in 11ª con 139 (-5) il nordirlandese Rory McIlroy e affiancano Woods l’inglese Justin Rose, l’australiano Marc Leishman, campione uscente, Zach Johnson e Bubba Watson. In risalita il giapponese Hideki Matsuyama, 31° con 142 (-2), e l’australiano Adam Scott, stesso punteggio di Molinari, e bassa classifica per l’altro australiano Jason Day, 53° con 144 (par).

Henrik Stenson ha rallentato con tre birdie senza bogey per il parziale di 69 (-3) e Bryson DeChambeau lo ha agganciato con un eagle sei bridie e due bogey.

Francesco Molinari ha nuovamente tenuto un’andatura altalenante. Ha iniziato dalla buca 10 con un bogey e ha recuperato con due birdie prima del giro di boa. Nel rientro ancora due bogey, quindi la decisa reazione con tre birdie in quattro buche e un bogey a chiudere per il 71 (-1).

Tiger Woods ha girato in 72 con due bogey sulle prime nove e due birdie sulle seconde. Qualche errore e alcune prodezze in un turno in cui il putting lo ha sorretto al punto che sui green con 27 putt ha fatto meglio di DeChambeau (28 putt) e di Stenson (29). Con il 72 ha interrotto la serie di nove giri di fila sotto par nel torneo, ma può ancora far appello a una statistica che gli è favorevole anche se lontano dalla vetta: infatti ha iniziato la gara con uno score sotto par e nelle altre tredici volte in cui ha aperto così l’Arnold Palmer ha vinto in sette occasioni. Nelle 17 presenze da professionista non ha mai mancato il taglio che ha fallito solo nell’unica da dilettante (1994). Il montepremi è di 8.900.000 dollari.

Diretta su Sky – L’Arnold Palmer Invitational viene teletrasmesso in diretta da Sky. Terza giornata: sabato 17 marzo, dalle ore 20,30 alle ore 23 (Sky Sport 3 HD).

PRIMO GIRO – Spettacolari 18 buche per Henrik Stenson al Bay Hill di Orlando (Florida), per l’Arnold Palmer Invitational. Il fuoriclasse svedese, non brillantissimo nell’ultimo periodo (è 15° nella classifica mondiale avendo iniziato il 2018 al 9° posto), tira fuori dal cilindro un magnifico -8, frutto di nove birdie, di cui cinque consecutivi dalla 9 alla 13, e un solo bogey (14). Al secondo posto (-7) due americani ancora poco noti: il 21enne Aaron Wise, nato però a Città del Capo, in Sudafrica, e il 26enne dell’Oklahoma Talor Gooch. A -5 incontriamo invece tre giocatori senz’altro più conosciuti, come Jimmy Walker, Rickie Fowler e Bryson DeChambeau.

È settimo dopo il primo giro Tiger Woods, osservato speciale numero uno dopo l’ottima prestazione della scorsa settimana al Valspar Championship. L’ex numero uno del mondo ha confermato ancora il suo progressivo recupero di forma, con un bel giro segnato da sei birdie e con l’unica macchia del doppio bogey alla buca 3, per lui la 12.a del primo giorno. Un forte slice lo ha costretto a un lay up per riuscire a ritrovare almeno il rough, da dove ha raggiunto comunque il green del par 4 con il terzo colpo. Ma non è stato impeccabile nemmeno nei pressi della bandiera, perché gli sono stati necessari tre putt per chiudere la buca. Per il resto invece, una prestazione eccellente nella quale si è preso anche qualche brivido per migliorare lo score, come alla 13 dove ha rischiato di finire in acqua, ma mettendo la palla a meno di cinque metri dalla bandiera, per un bel birdie.

In recupero anche McIlroy (-3), che ha purtroppo sprecato in parte il suo giro con un doppio bogey alla 18, 13° come Justin Rose. Al 22° posto Bubba Watson e il rientrante Matsuyama (-2).

Francesco Molinari sembrava condannato a un’altra giornata no, visto il +3 che lo appesantiva alla 15.a buca e lo piazzava oltre il 100° posto. Ma un bellissimo eagle alla 16, con due colpi perfetti sul par 5 da 511 yards e un putt vincente da quasi dieci metri, e il birdie alla 18 lo hanno per fortuna fatto rientrare ben sotto quella che sarà la presumibile linea di taglio. Per lui un giro in par, da 48° posto (come il quasi dimenticato Danny Willett, Masters Champion 2016, ma ora solo 245° nel mondo). Per Chicco un eagle e tre birdie, annullati specularmente da un doppio bogey e tre bogey.

Il montepremi dell’Arnold Palmer Invitational è di 8.900.000 dollari.

PROLOGO – C’è grande attesa per la prestazione che offrirà Tiger Woods nell’Arnold Palmer Invitational (15-18 marzo), sul percorso del Bay Hill Club & Lodge, a Orlando in Florida, dove sarà in gara anche Francesco Molinari. Il suo secondo posto nel Valspar Championship, parecchi brani di gioco dei tempi migliori e qualche colpo che solo lui può fare hanno trascinato all’entusiasmo gli spettatori sul campo, ma hanno anche suscitato l’attenzione in tutto il mondo di quanti attendevano da tempo la sua rinascita dopo gli interventi alla schiena. È rimasta la sensazione che la vittoria, sfuggita per solo un colpo, sia stata solo rinviata e che il record assoluto di titoli di Sam Snead sul PGA Tour (82) ha poche probabilità di resistere con questo Tiger (79).

Entusiasmo sopra le righe – Questo dato è forse un dettaglio, perché la verità è che esistono due tipi di golf: quello con Woods e quello senza. Il primo è una sorta di fenomeno sociale, capace di smuovere entusiasmi sopra le righe, promuovere il golf in varie forme, dal semplice aspetto dell’emulazione e del richiamo ai giovani all’interesse degli sponsor e della TV, dove gli indici d’ascolto con Tiger in campo sono altra cosa.

Che sia il pubblico a credere in un successo di Woods a Orlando è fisiologico, ma se si associa anche una buona parte degli addetti ai lavori la cosa assume aspetto diverso, anche se poi ci saranno 72 buche di mezzo. Nel Valspar Tiger ha avuto un rendimento di livello in ogni parte del percorso, è stato continuo, dopo cinque anni ha realizzato tutti e quattro gli score sotto par e non è andato a segno solo perché nella giornata finale il gioco di ferri è stato meno brillante e questo lo ha costretto più volte a lunghi putt con un rendimento inferiore sui green. In sostanza una questione di ritocchi da campo pratica.

Woods con i piedi in terra – Di fronte a tanto entusiasmo Woods, però, sta con i piedi in terra. “Vincere qui? Averlo già fatto otto volte non significa che domenica arriverò a nove. Devo continuare a fare ancora molto lavoro. Nel Valspar ero a un passo dal titolo, ma nel giro finale non ‘sentivo’ i ferri ed è stato determinante. La mia prestazione ha evidenziato che continuo a migliorare, che ho sempre maggiore padronanza del mio fisico, che comprendo ancor di più come muovermi nella maniera giusta. I miei problemi passati si evidenziavano in particolare nel gioco corto. Mi era difficile chinarmi e avevo alla schiena dolori  lancinanti. Sono entusiasta soprattutto nel vedere come procede bene il lavoro fatto. Questa è la cosa importante. Mi godo il momento, mi diverto e non faccio programmi. Mi alleno in maniera diversa, tenendo conto che l’età aumenta. Mi preoccupo soprattutto di star bene anche il giorno dopo, e ora sto operando perché l’orizzonte, in tal senso, si allarghi a una settimana, a un mese e a una stagione”. E infine: “Un evento in cui vorrei tornare a vincere? Sicuramente al Masters. Per me ha un fascino particolare insieme a ricordi indelebili”.

I numeri – Tiger ha disputato l’Arnold Palmer 17 volte, come detto con otto vittorie, quattro consecutive dal 2000 al 2003, poi due doppiette 2008-2009 e 2012-2013. È uscito al taglio una sola volta, da dilettante (1994), ha realizzato quale miglior punteggio un 269 (-19) nel 2003, ha quali score più bassi tre 64 (-7) e come peggiore  un 77 (+5, 1998).  E’ il 40” anno consecutivo che il torneo si disputa al Bay Hill C&L e dal 2007 è stato dedicato ad Arnold Palmer, che ha disegnato il percorso di Orlando dove era di casa. Difende il titolo l’australiano Marc Leishman.

Molinari cerca la miglior forma – “Spero in una settimana di progressi” ha scritto in un tweet Francesco Molinari, che lo scorso anno si è classificato settimo. È stato piuttosto alterno in questa prima parte di stagione con un taglio subito e tre piazzamenti tra il 25° e il 45° posto in quattro gare. Obiettivo arrivare nelle migliori condizioni possibili al Masters (5-8 aprile, Augusta).

© RIPRODUZIONE RISERVATA 19 marzo 2018
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