Molinari: felice
di essere qui

Di Ufficio Stampa Fig

Il numero uno azzurro e cinque del mondo
alla vigilia della sua terza Ryder Cup:
“È il team più forte in cui abbia mai giocato”

Francesco Molinari è stato uno dei primi giocatori europei a parlare nella sala conferenze de Le Golf National, il club parigino dove si disputerà la 42esima Ryder Cup dal 28 al 30 settembre.

“È bello essere tornato alla Ryder Cup” ha detto l’azzurro. “Ho lavorato duramente per ritrovare questi momenti. Io sono migliorato molto dall’ultima mia partecipazione in Ryder Cup nel 2012, e spero di dimostrarlo in questa settimana che sarà sicuramente eccezionale, sia per la gara stessa che per i tantissimi spettatori previsti. Naturalmente non conta quello che ho fatto fino ad ora, ma solo ciò che sarò capace di produrre in quei tre giorni di gara”.

“In una Ryder Cup – ha continuato – non bisogna farsi condizionare troppo dal contorno, ma giocare punto per punto e pensare al proprio rendimento. Sicuramente il fatto di avere il pubblico di casa dalla nostra parte può essere un aiuto, ma quando si sta sul percorso si pensa solo a dare il massimo”.

– Che cosa è accaduto dopo il tuo successo nell’Open Championship?

“La mia vita  a livello personale non è cambiata, mentre da un punto di vista professionale ora la gente lungo il percorso si congratula con me e questo mi fa capire sempre più il valore di quel titolo”.

– Aver vinto un major ti offre qualche vantaggio in seno alla squadra?

“No. Uno dei punti di forza del team europeo penso sia stato sempre quello di farci sentire tutti uguali. Iniziamo tutti da zero punti e ognuno di noi deve conquistarne il più possibile. Qui non conta aver vinto un major o più di uno. Nella squadra ci sono 12 giocatori in grado di esprimere un grande golf. Probabilmente è il miglior team Europe in cui abbia mai giocato”.

– Come hai trovato il campo?

“Questo è uno dei miei percorsi preferiti sull’European Tour, dove ho ottenuto in passato buoni risultati. E’ senza segreti e senza trappole, ma non consente la minima sbavatura nel gioco. Occorre inoltre prestare attenzione, perché a causa del vento possono cambiare di molto le condizioni. Bisognerà valutare bene come troveremo il tracciato rispetto ai giri di pratica e forse per noi europei sarà più facile adeguarci, perché ci giochiamo da anni, mentre i nostri avversari avranno poco tempo per conoscerlo”.

– Vi sono differenze tra disputare un major e una Ryder Cup?

“Non mi sento di poter descrivere quali differenze ci siano perché da una parte giochi per te stesso e dall’altra per una squadra. C’è sempre da gestire la pressione e l’adrenalina in questo tipo di manifestazioni, ma nella Ryder Cup è certamente superiore come in nessun altro evento”.

– Cosa è cambiato in te alla luce delle ultime tue vittorie?

“Sicuramente mi hanno dato maggior confidenza, sicurezza e consapevolezza dei miei mezzi. Mi hanno permesso di analizzare attentamente che cosa ho fatto e che cosa sarò ancora in grado di fare”.

– Saresti contento di giocare nuovamente contro Woods, come accadde al Medinah nel 2012?

“È sicuramente bello essere in campo con lui, ma è piuttosto difficile affermare che mi piacerebbe affrontarlo nuovamente in quelle condizioni, ripensando alla pressione che avevo addosso. Sono però contento che sia tornato a vincere dopo tutto quello che ha passato”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA 25 settembre 2018
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