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Passiria e Lana Profondo verde

Di Fulvio Golob

Puntata dei nostri viaggi fra i golf italiani dedicata a due percorsi dell’Alto Adige – Südtirol, immersi nella natura a pochi chilometri dalla bella Merano. Una magnifica esperienza che conferma la proverbiale ospitalità della provincia di Bolzano, dove il turismo da sempre è una vera arte. Ad accompagnarci il nuovo gioiello di casa Subaru, la ipertecnologica e ultraconfortevole Outback

Rotta verso nord per questo nostro itinerario. In compagnia dell’ultima nata in casa Subaru, la splendida Outback, lasciamo Milano verso Brescia. La nostra meta sono due campi di golf in Alto Adige e più precisamente il 18 buche di Passiria e il 9 di Lana, entrambi poco distanti da Merano. Sfruttando prima la tranquillità della nuova autostrada lombarda “BreBeMi”e quindi il tracciato della “Serenissima”, arriviamo all’uscita di Sirmione, per una veloce digressione allo Chervò San Vigilio, dove dieci importanti circoli italiani che ruotano attorno al lago di Garda presentano in anteprima assoluta la loro “card” (ne parliamo in questo numero nelle pagine di “Notizie dal fairway”). Risaliti sulla nostra Subaru Outback, dopo un breve tratto in autostrada usciamo a Peschiera, per inserirci sulla bretella per Affi. Da qui, eccoci sull’Autobrennero, che percorriamo fino a Bolzano.

La natura è splendida lungo tutta la strada, con il Trentino e poi l’Alto Adige gratificati dalle favorevoli temperature di un maggio che fa esplodere il verde dovunque, in moltissime sfumature. Dal capoluogo bilingue del Südtirol puntiamo in direzione di Merano, raggiunta in meno di mezz’ora grazie a una superstrada a quattro corsie. Famosa per le sue Terme nate nel periodo asburgico (fra i più noti frequentatori l’imperatrice Sissi e lo scrittore Franz Kafka), Merano è uno dei centri più interessanti della regione. Ben conosciuto e frequentato il suo Winefestival di novembre e imperdibili i mercatini di Natale, organizzati sulla Passeggiata Lungo Passirio distesa accanto all’impetuoso fiume omonimo. Prima di gettarsi nell’Adige, il Passirio attraversa tutta la cittadina, terza per popolazione nella regione (quasi 40mila abitanti) dopo Trento e Bolzano.

Andreus e le 18 buche del Passiria  

Sempre in direzione nord, superiamo Merano e ci infiliamo in Val Passiria, sullaa piacevole strada che la Subaru Outback, nata per farsi apprezzare sui percorsi più ondulati grazie alla sua proverbiale trazione integrale, dimostra di gradire in modo particolare. In una ventina di minuti raggiungiamo San Leonardo e, sulla sinistra della valle, il nostro obiettivo a cinque stelle. Stiamo parlando dello spettacolare Hotel Andreus, meraviglioso albergo che sorge sopra le 18 buche del Golf Club Passiria, di proprietà dell’imprenditore meranese Karl Pichler.

Inserito in maniera perfetta sul fianco della montagna come un grande châlet in legno scuro, l’Andreus è stato aperto nel 2008. Caratterizzato da uno stile personalissimo, non lascia dubbi sul livello dei suoi servizi fin dal primo impatto nella hall, che si trova a un piano superiore rispetto a gran parte della struttura. Accanto al concierge, le ampie zone dedicate a bar e ristorante, con sale, salette e una bella terrazza che domina le numerose piscine dell’albergo, le zone relax all’aperto e tutta la valle. Per le camere, l’enorme zona spa/wellness/fitness e i parcheggi si scende di uno o più piani. Se si scelgono le scale si incontra una lunga serie di quadri dedicati ai giocatori della Nazionale di calcio di Germania. L’anno scorso, prima dei mondiali, il team tedesco si allenò qui per due settimane, una scelta legata anche al campo di golf visto che molti calciatori della squadra, da Schwensteiger a Podolsky, amano rilassarsi con sacca, bastoni e palline. E, alla luce dei risultati ottenuti (oltre alla vittoria finale con l’Argentina, l’indimenticabile 7-1 al Brasile) la preparazione messa a punto durante il periodo all’Andreus ha perlomeno portato fortuna alla Nazionale guidata da Joachim Löw.

Le 73 suites dell’hotel, arredate in legno, pietra naturale e materiali tipici dell’Alto Adige, sono impreziosite da numerosi dettagli scelti con gusto e grande stile. Secondo le tradizioni locali il legno (primo fra tutti il pregiato cirmolo, o pino cembro) garantisce un effetto benefico sull’organismo umano, diminuendo per esempio la frequenza cardiaca e attenuando la sensibilità ai cambiamenti di tempo.

Per entrare in club house, con il suo bar ristorante “19a buca”, si possono scegliere due strade. La prima passa dalla terrazza dell’Andreus, la seconda – se avete la sacca in auto – parte al piano terra, dove si trova il garage. Da qui, per presentarsi a ritirare lo score, a disposizione un mezzo di trasporto davvero insolito e che incontriamo per la prima volta in un golf italiano: una larga piattaforma che permette a quattro giocatori con relativi carrelli di risalire, tramite una cremagliera, fino all’ingresso della club house, ammirando nel frattempo il panorama della Val Passiria.

Sbrigate le piccole formalità in segreteria e ammirato ancora una volta il perfetto ordine che regna in ogni angolo del golf hotel, siamo pronti per scendere verso il tee della 1.

Il campo a 18 buche del Passiria è stato realizzato dall’architetto Wilfried Moroder, che ha il suo studio a Bolzano e ha firmato anche i bellissimi percorsi di Castelfalfi, nel cuore della Toscana. La posizione sul lato sud della valle garantisce un campo agibile e in perfette condizioni per gran parte dell’anno, da marzo a novembre, anche in considerazione del fatto che ci troviamo solo a 600 metri di altitudine. Circa 60 gli ettari su cui Moroder ha disegnato il percorso, che comprende sette laghetti. I fairway sono abbastanza larghi, i green di dimensioni generose e le pendenze, con un paio di eccezioni, non troppo impegnative.

Par 71 di quasi 5.700 metri dal tee degli uomini, offre scorci di grande bellezza e consente l’utilizzo di tutti i bastoni nella sacca. Non sempre, considerata la lunghezza delle buche, è indispensabile usare il driver, ma piuttosto è meglio puntare su tattiche di gioco attente che possono far guadagnare colpi preziosi. La  buca più lunga è la 12 (par 5 da quasi 490 metri), la più spettacolare la 9 (bel par 3 in caduta di oltre 150 metri), la più difficile la 3 (par 4 di 364 metri). L’andamento del percorso propone varie terrazze parallele fra loro, in un morbido saliscendi che non affatica troppo, ma che comunque per molti può suggerire l’utilizzo dei recentissimi golf car a disposizione (36 euro per 18 buche).

E dopo il piacere di un bel giro in campo, l’indispensabile trasferimento nella favolosa area spa e wellness, distribuita su ben 7.000 metri quadrati: una dimensione da record. A disposizione c’è davvero tutto (quattro saune, uno spettacolare bagno turco, sale relax) e anche di più. Ad esempio, la stanza per inalazioni saline con una parete di mattoni di sale del Mar Morto, la vasca di reazione all’esterno per il dopo-sauna, le sale con letti di fieno e acqua, il tunnel sensoriale a raggi infrarossi, le gettate di vapore… A questo proposito, all’Andreus lavorano Helli e Tanja, i campioni mondiale di “aufguss”, particolare modo di vivere la sauna, tipico dei paesi germanici, con un vorticoso roteare di teli spugna che crea un intenso vortice bollente. Se amate la sauna, da provare senz’altro.

La piscina coperta e la piscina all’aperto sono collegate tra loro e l’acqua viene mantenuta tutto l’anno a una gradevole temperatura di 34 gradi. In aggiunta, all’esterno si può nuotare nello splendido lago balneabile naturale o nella piscina olimpionica da 33 metri. Un mondo davvero speciale dedicato al benessere, cui si affianca la possibilità di praticare qualunque sport, dal tennis con i campi in terra rossa alla pallavolo, dal basket all’equitazione, in un attrezzato maneggio.

Fairway fra vigne e Meli

Con un certo dispiacere salutiamo Richard e Helga Fink, squisiti padroni di casa all’Andreus. Purtroppo ci siamo potuti fermare una sola notte nel loro paradiso, ma ce ne andiamo fortemente motivati a ritornare con qualche giorno a disposizione. La nostra Subaru Outback ci riporta verso Merano e quindi ancora leggermente a sud, a Lana, dove si trova il secondo campo del nostro itinerario. Passiamo la seconda notte in mezza collina, nell’Hotel Marlena, proprietà della famiglia di Hans Inderst che gestisce anche le nove buche del Golf Club Lana “Gutshof Brandis”. Ampia e rilassante la vista dall’albergo, che domina la piana di Merano e in particolare si affaccia proprio davanti al vastissimo ippodromo di Maia, fra i più belli d’Europa per le corse al galoppo e ad ostacoli. Momento clou della stagione quello legato al Gran Premio Merano, celebre steeplechase sulla distanza di cinque chilometri di cui domenica 29 settembre andrà in scena l’edizione numero 76 (la prima ebbe luogo nel 1935).

Il campo di Lana si trova a fondovalle, su una larga fascia di terra che appartiene ai conti Brandis, il cui antico castello (in rovina dal 1807) domina da sopra il golf tutto il corso dell’Adige. Essendo a 300 metri di altitudine e ben esposto al sole, è il campo con la stagione più lunga fra quelli in provincia di Bolzano, aperto da metà febbraio a metà dicembre. La zona in cui si sviluppa è interamente dedicata alla coltivazione di frutta, con le viti e i meli assoluti protagonisti. In particolare, il Sudtirolo produce quasi la metà delle mele italiane (poco meno di dieci milioni di quintali), suddivise in ben 11 varietà tutte con “indicazione geografica protetta” (IGP).

E gli ostacoli naturali sul percorso sono in primo luogo proprio i lunghi filari di viti e i piccoli alberi di melo, che si insinuano fra alcune buche del percorso. Completamente pianeggiante, il tracciato del Golf Club Lana “Gutshof Brandis” è senz’altro l’ideale per una bella giocata  rilassante, che consente di divertirsi davvero senza l’ansia che alcuni percorsi, magari bellissimi ma impegnativi, trasmettono ai giocatori con minor bagaglio tecnico.

Par 35 sulle nove buche, il campo di Lana sfiora i 5.600 metri sul doppio giro e comprende un paio di laghi che vanno a sommarsi come difficoltà a bunker e zone coltivate. Il percorso, disegnato dall’inglese Michael Pinner, allievo di Jack Nicklaus, si apre con un bel par 4, ampio e in leggera discesa, che comunque si difende con i suoi 360 metri. Tre i par 3, con il primo (la 2) corto ma delicato e gli altri (6 e 8) attorno ai 180 metri. La buca più impegnativa viene considerata la  7, che con i suoi 374 metri rappresenta un par 4 capace di mettere alla prova anche gli handicap bassi. Molto piacevole il par 5 della 9, che rientra alla base sfiorando a sinistra la collina e a destra i frutteti.

La club house è fra le più accoglienti che ricordiamo. Ricavata nell’antico Maso Brandis, ha proprio tutto quello che serve prima e dopo un giro di golf. Con un plauso al bar, alla sua bellissima terrazza e alle due sale ristorante, fra cui quella al primo piano ideale per organizzare serate speciali. Da ricordare ancora il campo pratica, ben attrezzato. A chiudere l’itinerario, bicchiere della staffa in club house con un fruttato Lagrein rosé, per dimenticare anche i colpi di golf meno nobili. Prosit!

© RIPRODUZIONE RISERVATA 11 settembre 2015
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