-->

Passaggio a nord-ovest

Di Fulvio Golob

Itinerario a spasso fra Lombardia e Piemonte, verso i golf di Vigevano e Margara. Ad accompagnarci la nuova Kia Sorento, spazioso SUV capace di combinare alla perfezione tecnologia d’avanguardia e comfort di viaggio a cinque stelle

L’itinerario

Il sito del Golf Club Vigevano

Il sito del Golf Club Margara

Da Milano al Monferrato, attraverso la Lomellina. Questa la sintesi del nostro itinerario di maggio, un passaggio nel nord-ovest d’Italia che ci porterà ad attraversare due zone belle e interessanti della Pianura Padana. In compagnia della nuova ammiraglia di casa Kia, la spaziosissima e ultratecnologica Sorento, abbiamo lasciato la metropoli lombarda – ormai in odore di Expo – nella sua zona sud occidentale. Dalla Tangenziale milanese bisogna prendere l’uscita 5 oppure, dal centro, via Lorenteggio. Poi sempre dritti, in direzione di Gaggiano e quindi di Abbiategrasso. La Statale corre a lungo al fianco del Naviglio Grande, prima opera del genere realizzata in Europa fra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo. La nostra meta iniziale è Vigevano, che può vantare il primo percorso di golf della provincia di Pavia.

Dal salotto al giardino 

di Vigevano

Fondato nel 1973, il Golf Vigevano è un’accogliente struttura con piacevolissimo campo a 18 buche, a pochi minuti dal centro cittadino che ospita uno dei gioielli del Bel Paese. Stiamo parlando di Piazza Ducale, splendido salotto in stile rinascimentale voluto da Ludovico il Moro e portato a termine nel 1494. Anticamera del Castello, la cui torre domina la parte meridionale, la piazza è circondata su tre lati da eleganti portici, mentre la Cattedrale di Sant’Ambrogio ne occupa il quarto. A un paio di chilometri di distanza, da ricordare anche la Sforzesca, frazione di Vigevano in cui sorge la storica cascina fortificata che sempre Ludovico Maria Sforza fece edificare nel 1486 e dove anche Leonardo da Vinci trascorse qualche mese, ideando progetti idraulici per l’irrigazione dei campi.

Dopo aver immortalato la nostra Kia Sorento al cospetto di Piazza Ducale, lasciamo il centro di Vigevano e raggiungiamo il golf, un giardino con buche immerso nel verde del Parco del Ticino. La gradevole club house in mattoni raccoglie i servizi del circolo, con spazi ben calibrati e proporzionati fra loro, nel solco delle tipiche e ospitali cascine lombarde. A breve distanza dal corpo principale si trova il locale custodia sacche e la zona di ricarica dei golf car, mentre accanto alla club house, in una vasta area alberata, si apre la piscina.

Il circolo dal 2015 è sotto una nuova gestione, affidata a Lorenzo Greselin. Un calendario interessante e una eccellente ristorazione sono state fra le prime scelte del nuovo corso. Responsabile della manutenzione è Nicola Zeduri, uno dei massimi esperti di tappeti erbosi in Italia nonché collaboratore fisso dell’altra nostra testata dedicata agli addetti ai lavori, Professione Golf Club. E la mano di Nicola si vede subito sul campo, che colpisce favorevolmente per il suo livello di manutenzione.

L’ultima visita al percorso di Vigevano risaliva ormai a qualche anno fa ed eravamo perciò curiosi di verificare cosa fosse cambiato in questo lasso di tempo. Diciamo subito che l’impatto è stato molto positivo e l’impressione generale riportata senz’altro superiore ai nostri ricordi.

Quello di Vigevano è un campo vario, con il giusto intervento di ostacoli d’acqua che s’incontrano su circa un terzo delle buche. L’andamento è molto lineare e anche la lunghezza, che sfiora i 5.900 metri dai tee gialli, è di quelle che non spaventano ma che rappresentano comunque un ottimo test.

Par 71 per la presenza di tre par 3 sulle prime nove, è dovunque pianeggiante, con l’eccezione della buca iniziale, della 9 (l’unica con un tratto in salita, sul secondo colpo del par 4) e la 10. A mettere qualche pizzico di sale in più ci pensano alcuni fuori limite e le frondose piante che svettano un po’ dovunque sul campo. Senz’altro un’esperienza di golf da ricordare.

Nel ristorante gestito con mano sicura dallo chef lomellino Angelo Autelli, che sa far convivere bene il pranzo veloce dopo una giocata e un menù di grande gusto per le occasioni speciali, concludiamo con una parentesi di relax la nostra visita.

In viaggio fra Lomellina e Monferrato

Dopo aver ringraziato Nicola Zeduri per la sua assistenza, risaliamo sulla Kia Sorento, prendendo la SS 494 in direzione di Mortara e poi, dopo Casale Monferrato, la 457 verso Asti. La pianura lascia ora spazio alle colline della provincia di Alessandria, dove incrociamo prima Fubine e poi, sulla destra, la strada che in un paio di chilometri porta al Golf Club Margara. Noi abbiamo scelto la rotta più diretta, anche per divertirci un po’ alla guida del nostro maneggevolissimo SUV, ma se preferite c’è un’alternativa quasi interamente in autostrada, con tempo di percorrenza simile (circa un’ora e un quarto) e una trentina di chilometri in più. Da Vigevano, direzione Garlasco e quindi Autostrada Milano-Genova. Dopo Tortona, deviazione in direzione di Alessandria e Torino, fino all’uscita di Felizzano. Da qui, meno di un quarto d’ora per il circolo.

Il celebre club di Fubine è nato dalla passione per il golf dell’armatore Glauco Lolli-Ghetti (scomparso nel 2006), che negli anni ’60 acquistò in Monferrato la Cascina Margara. Dapprima solo due buche e un campo pratica, poi via via altre sette e poi le seconde nove del percorso Rosso, concluso nel 1974. Il progetto che Lolli-Ghetti aveva in mente era però più ampio e prevedeva un secondo campo, che prese forma all’inizio del Duemila con le 18  buche del Giallo, diverso dal suo gemello ma altrettanto interessante.

Il sogno del fondatore di Margara riuscì così a concretizzarsi e oggi la figlia Maria Amelia, attuale presidente del circolo, gestisce l’importante struttura di questo vero e proprio country club di alto livello. Nel ristrettissimo novero di impianti che in Italia possono vantare 36 buche da campionato, Margara ha solo cinque colleghi e cioè Bogogno, Royal Park, Torino (anche questi in Piemonte), Monticello (Lombardia) e Verdura (Sicilia).

La statua di una donna con una grande palla da golf impreziosisce la rotonda che immette nel viale di accesso del club, fiancheggiato da parcheggio e campo pratica, abbastanza lungo da permettere due battitori alle estremità. La club house, fra le più estese ed articolate che d’Italia, è circondata da numerose ville sparse nei vasti spazi attorno ai due percorsi. Sulla destra la segreteria e gli uffici, di fronte l’enorme terrazzo dove si svolgono spesso le premiazioni e a sinistra tutti i servizi. Al primo piano, la grande sala per assemblee, riunioni e spettacoli, a un livello inferiore invece gli spogliatoi.

A darci il benvenuto a Margara il nuovo direttore, Massimo Casartelli, con importanti esperienze in quel di Villa d’Este seguite da 22 anni trascorsi a Lugano, e Gian Marco Griffi, segretario sportivo oltre che figlio del mitico Giulio, simbolo stesso del circolo fino a poco tempo fa.

Due percorsi e 36 buche di grande respiro

Appena dietro la club house, il percorso Rosso prende il via fra campo pratica e l’area del caddie master. Circondato da imponenti alberi d’alto fusto, si fa subito notare per l’ampiezza e la maestosità del suo tracciato. Dopo un avvio con tre par 4 in piano, si sale con il successivo par 3 a un livello più elevato. Un solo ostacolo d’acqua sulle prime nove (buca 5) e numerose, pronunciate onde naturali del terreno, che dopo l’impegnativa 8 (hcp 1) riportano in club house con un piacevole par 5. Ancora più variate le seconde nove, che esibiscono alla 11 il green a isola diventato famoso fra i frequentatori di Margara. Il finale può essere considerato l’Amen Corner del percorso Rosso, anche se ci troviamo di fronte – su 16 (signature hole del campo), 17 e 18 – ad altrettanti par 4, impegnativi ma molto gratificanti se gli score sono favorevoli. Querce, salici ed aceri, fairway spettacolari, belle colline che annunciano i primi rilievi del Monferrato fanno di questo tracciato un vero must per giocatori di ogni livello.

Taglio più moderno e profilo da links per il percorso Giallo. Gli alberi in gioco sono in numero inferiore, ma a rendere interessante la sfida restano i saliscendi e tre ostacoli d’acqua che non si possono aggirare. Il primo è sul par 5 della 7, gli altri al termine dei due circuiti di nove buche. Sia la 9 che la 18 sono par 3 in cui infatti si deve volare un lago, con colpo sempre delicato prima della pausa di metà strada o della chiusura del giro. Un campo all’altezza del Rosso, di grande respiro, intrigante, ben ritmato e che consigliamo senz’altro. Se ad esempio non volete giocare una gara durante il weekend, il percorso Giallo è un’eccellente soluzione anche per una trasferta fra amici.

Gli altri servizi che rendono sempre piacevole un viaggio a Margara sono la piscina, la foresteria, con camere e appartamenti a disposizione, e il ristorante, gestito dalla famiglia Palmieri, con attraenti piatti del territorio. E dopo pranzo, caccia aperta alle cantine “giuste” del Monferrato, per una Barbera, un Grignolino o un Nebbiolo che meritino di essere infilati nel bagagliaio dell’auto, accanto alla nostra fedele sacca. Sulla Kia Sorento nessun problema. C’è spazio per un’intera enoteca…

© RIPRODUZIONE RISERVATA 05 giugno 2015
Tags
Ultimi articoli